Politica
POSSIBILI RIVOLUZIONI LOCALI
in "Il Cittadino" del 30 agosto 2007
• Meditavo da qualche tempo di annotare qualche pensiero sul travaglio, così come si va configu-rando, del Partito democratico – ne ho ben donde in fin dei conti, essendo uno di quei venticinquemila che hanno aiutato Prodi nel sorpasso alle ultime politiche – soprattutto dopo l'intervento su queste pagine del capogruppo Ds al Comune di Lodi Mauro Paganini il 2 agosto scorso.
Tralascio l'ambito na-zionale dove, invece di Letta e Bersani che qual-cosa di nuovo hanno (o avrebbero) da dire, sem-bra che si preferisca puntare sul buonismo stra-cotto di Veltroni o, seguendo la falsariga delle pri-marie "giocate" col dualismo Prodi Bertinotti, sulla stagionata pulzella d'Orleans Rosy Bindi. Gli out-sider? Non li dimentico: un tocco di folclore non guasta mai.
Ma con queste righe intendo fissare l'attenzione sul locale. Ho apprezzato l'onesta lettera di Paganini che rafforza mie considerazioni fatte da osserva-tore esterno. Dicendo del comitato promotore evi-denzia: "Alla fine, 4/5 persone provenienti dalla società civile su circa 50 componenti sono un po’ pochine. Di fatto il Comitato sembra la sommatoria di gruppi dirigenti di quanto c’è di già organizzato. Certo, è positivo che due ulteriori formazioni si siano aggiunte (...) ma si tratta sempre di persone quasi tutte impegnate già da anni nel mondo politico, istituzionale e associativo del lodigiano. Le vere novità sono poche". E anticipo al "vedremo se prevarranno le vecchie liturgie della politica italiana o se invece saremo in grado di proporre reali novità" di Paganini, il mio scetticismo.
Le prime cronache parlavano di Brembio come cul-la del Pd lodigiano, "È Brembio la «capitale» del Partito democratico", titolava addirittura un articolo su questo quotidiano. Ed il vanto stava nella "pre-adesione informale di più di 50 persone avvenuta in un’ora l’ultimo sabato mattina di giugno in uno stand allestito per l’occasione in piazza Matteotti". Senza nulla togliere ai pochi che con convinzione avranno apposto la loro firma, c'è da osservare, cinicamente, che stante la struttura "a clan" dei no-stri paesi, bastano meno di dieci famiglie per fare il totale. Non ho visto quelle firme, posso essere smentito, m'insulto da solo, se volete, ribadendo che il mio è puro cinismo. Ma vado oltre.
Sono ancora palpabili in paese i dissapori genera-tisi a suo tempo con la rottura interna al Pci, o svolta se più piace, e la nascita dei due nuovi soggetti Pds e Rifondazione. Mi chiedo cosa succe-derà ad ottobre quando i vecchi compagni saranno chiamati ad allearsi con i vecchi nemici d'un tempo, i democristiani – dico così perché le due categorie nei nostri paesi permangono ancora. Potrebbero essere scene impagabili nelle Feste dell'Unità, se si faranno ancora, vedere i nemici di sempre presta-re assieme il loro servizio militante. Se si legge iro-nia, dimenticatela, perché ciò significherebbe dav-vero la fine di un periodo da guerra fredda che ha congelato dagli anni Settanta a Brembio come in altri paesi la guida amministrativa del Comune. Perché ciò che offre la nascita del Pd, è realmente una possibilità di cambiamento nell'ambito locale. Di sicuro non sarà un rafforzamento dal momento che non vi è legame con la politica nazionale. I Ds cioè, tramutati in Pd, non porteranno a casa più voti. I nuovi presumibili aderenti, a Brembio, già votano ora, come dicono i numeri, per l'ammini-strazione a guida diessina. Il nuovo potrebbe veni-re da un ribaltamento dei rapporti di forza interni alla maggioranza. Rifondazione, cioè, potrebbe ac-quisire un peso maggiore con nuovi apporti di "fuo-riusciti" e l'equilibrio spostarsi più in alto e questo, sempre a Brembio, potrebbe voler dire un muta-mento, magari un cambio del manovratore, la vera novità, un sindaco di Rifondazione. O le carte po-trebbero essere rimescolate talmente, cosa che reputo più utopia dell'altra, da squassare del tutto l'attuale assetto. E allora ben venga il Partito de-mocratico.
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