Sergio Fumich è nato a Trieste nel 1947. Ha svolto attività pubblicistica dal 1978 al 1995 come collaboratore del quotidiano di Lodi Il Cittadino. È stato direttore responsabile di alcuni fogli locali e della rivista di poesia Keraunia. Ha pubblicato libri di poesia e di racconti, libri di fotografia e grafica, libri ed opuscoli divulgativi.

Identificativo SBN: IT\ICCU\CFIV\106311
ISNI: 0000 0000 3584 7165



RITAGLI E LETTERE



ALEPH-ZERO. La Biblioteca di Babele esiste
di Sergio Fumich

Recensione di Alberto Raimondi
Il Salotto Letterario - Echi di vita letteraria
Anno XVII, Numero 109, Settembre-Ottobre 2018

Va detto subito che a prima vista il libro è di non facile lettura, ma che nello stesso tempo ti prende e ti invoglia a cercarvi il significato e il messaggio più profondo. Il limite discriminante può essere rappresentato dalla conoscenza del linguaggio informatico, che può lasciare il lettore meno dotato quasi fermo sulla riga di partenza, mentre può aprire orizzonti suggestivi e persino inattesi per chi si destreggia meglio nel mondo affascinante e potenzialmente sconfinato dei computer. L'aspetto più abbordabile, invece, riguarda l'approccio alla pub­bli­ca­zio­ne di nuovi libri e alla loro distribuzione e in sostanza anche la tracciabilità nel tempo (o l'inevitabile oblio) che ne determina il destino. Il diritto d'autore, nato forse a garanzia dell'autenticità dell'opera e della sua longevità, nelle considerazioni di Fumich, "mostrerà, infatti, la sua propria inconsistenza, svelandosi per quello che è ...: una mera speculazione di potentati economici che operano nell'ambito culturale, un volgare business che ... rap­pre­sen­ta esso stesso per trenta denari ... un fondamentale danno al progresso ed alla libera crescita culturale dell'uomo, limitando la conoscenza e l'attività educativa." Una voce libera che si oppone alla "Babele" editoriale e delle pubbliche biblioteche assurta a sistema, pre­di­spo­nen­do le basi per necessari approfondimenti e possibili cambiamenti su temi che coinvolgono a fondo chi legge e chi scrive.

Lettere
FULVIO TOMIZZA
4 aprile 1996

Trieste, 4 aprile 1996

Caro Fumich,

ho letto i suoi due volumetti di poesie e di una canzone serrata e ininterrotta. Credo di avervi trovato un uomo, un poeta, senza compromessi e dunque in pieno diritto di dire il suo amaro e di proclamare il suo sovversivismo radicale a questa società. Lei offre una garanzia di leale sincerità, dalla quale si potrà costruire qualcosa. È un punto di riferimento sicuro per quanti si sentono soli e sconsolati.

La ringrazio per essermisi rivelato e la saluto con sincera solidarietà.

Suo

Fulvio Tomizza



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Lettere
CLAUDIO MAGRIS
18 gennaio 1996

Trieste, 18 gennaio 1996

Caro Fumich,

grazie per i suoi manoscritti in bottiglia, uno dei pochi mezzi dignitosi di comunicazione della poesia.

Tanti auguri, per tutto

Claudio Magris








Lettere
OTTO LEZUO
9 marzo 1990

Colle S. Lucia, 9 marzo 1990

Ho letto nella Biblioteca di Colle il suo opuscoletto.
Complimenti; e se passa dalle nostre parti, c'è sempre pane secco, speck e vin.

Cordialità

Otto Lezuo










Hanno scritto
FRANCO AUTELLI
Recensione de "L'orologio del vecchio mercante"
in: Nuovi Progetti, aprile 1990

Curiosa impressione, l'aprire senza preparazione alcuna ("Legga e recensisca, per favore") un libro pubblicato da queste parti, attendendosi i tipi e le atmosfere dei racconti di Maietti, tanto per dire, e trovarsi in una Mitteleuropa di Kafka e Buzzati, con gente e luoghi che rimandano la mente più all'"Ernesto" di Saba o a certe pagine di Tomizza, che alle antiche strade di Lodi, o ai saggi contadini della Bassa.
Il piglio è comunque quello di un narratore genuino, che, se non ha un grosso retroterra di pubblicazioni, ne ha almeno uno solido di letture: la cadenza dei racconti è sciolta, puntigliosa, dettagliata, tanto da ricordare un po' lo stile dell'"école du regard"; ma curiosamente gli esiti sono opposti, perché là si volevano evitare quegli effetti psicologici che qui sono fortemente voluti; perché l'Autore, nel bel mezzo di questo placido fluire di non-eventi, insinua pian piano, abilmente, l'elemento perturbatore che indurrà nel personaggio un crescendo di inquietudine, di preoccupazione ed infine d'angoscia per quella situazione paradossale che va a frantumare la normalità così ben costruita; ed è l'orologio che prende a crescere come se fosse una cipolla; l'ombra che si staglia sempre più nettamente sul muro, senza un oggetto opaco che la crei; gli inquilini che spariscono ingoiati dall'edificio in cui abitano; la porta che prima non vuol chiudersi e poi non vuole restare aperta.
Direi che questi sono i due lati più affascinanti dello scrittore: da una parte delle finezze rappresentative che avvincono il lettore, perché lo portano a sospettare che tanta quiete presagisca un elemento perturbante e non vuole lasciarsi sorprendere dal fatto; dall'altra la capacità di insinuare quest'inquietudine che ha apparizioni di studiata finezza.
Fumich è un autore interessante che potrebbe allungare il respiro: si tratta di vedere se, attingendo ancora a fonti surrealistiche, abbia la capacità di tenere sempre il racconto in tensione su quel filo d'equilibrio che deve spezzarsi solo alla fine, all'impatto con una trovata non banale; e così rendere l'idea che è sottesa alla sua pagina, quella di un memento mori che sovrasta la nostra pigra tranquillità, più o meno minaccioso, a seconda di come siamo preparati a riceverlo.
Compito non facilissimo rispetto ad altri tipi tradizionali di racconto e che difatti, anche in un buon libro come questo, lascia intravedere qualche incrinatura: ho l'impressione che almeno in due racconti (L'orologio e L'ombra), la tensione cada un po' prima del finale che così arriva leggermente con il fiato corto.
Personalmente poi lascerei da parte le allegorie troppo marcate di "Domani" che mi hanno ricordato le antiche letture di "L'ebreo errante" di Sue; sia cosciente l'Autore di avere tra le mani una grazia narrativa che sola merita di essere curata per giungere ad un successo che il collega tecnico con il comune amore per le lettere gli augura con tutta simpatia.



Lettere
GILBERTO COLETTO
11 ottobre 1990

Carugate 11 - 10 - 1990

Caro Fumich,

ti invio queste poche righe per ringraziarti della raccolta di racconti che ho letto con molta curiosità e piacere. Denoto nella prosa, a mio avviso, il maggior risultato espressivo della tua personalità rispetto alla poesia. Mi ha colpito la meticolosità e la lucidità della tua scrittura.
Il racconto che mi ha pił emozionato è stato "La pallottola", anche se la maggior suggestione l'ho provata nell'"Ombra".
Parte dalla tua origine giuliana, credo, questa tendenza alla fantasia "allucinante" che invade il quotidiano e il domestico. Un'angoscia che si mescola alle cose di tutti i giorni fino ad essere accettata e a dimenticare parte del nostro "organismo" umano.
Vi trovo un po' Kafka e un po' Buzzati e il più moderno assurdo sudamericano alla Cartazar.
Ti allego un mio libretto dal quale ti possa fare un'idea del genere letterario che io perseguivo (il poetico).

Arrivederci

Gilberto Coletto





Hanno scritto
DALLA STAMPA LODIGIANA
Articoli apparsi su diverse testate lodigiane

Anni 1989 e 1990

Hanno scritto
DALLA STAMPA LODIGIANA
Articoli apparsi su diverse testate lodigiane

Anno 1991 e successivi



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