Sergio Fumich è nato a Trieste nel 1947. Ha svolto attività pubblicistica dal 1978 al 1995 come collaboratore del quotidiano di Lodi Il Cittadino. È stato direttore responsabile di alcuni fogli locali e della rivista di poesia Keraunia. Ha pubblicato libri di poesia e di racconti, libri di fotografia e grafica, libri ed opuscoli divulgativi.

Identificativo SBN: IT\ICCU\CFIV\106311
ISNI: 0000 0000 3584 7165



POESIA - TESTI ONLINE


La felicità non è fare tutto ciò che si vuole, ma volere tutto ciò che si fa.

(Friedrich Nietzsche)


VIDEO POESIA IN EVIDENZA

:: SOGNO DI MEZZA ESTATE

"Sogno di mezza estate" è un video realizzato da Claudio Benedetti e Andrea Pellizzer per conto del Centro Servizi Enaip Lombardia di Milano, pensato come un momento di riflessione sulla condizione dei malati mentali nella nostra società. Il sonoro è costituito da parte della ballata di Sergio Fumich Il sole della gente del mio tempo che riprende dagli scritti di Franco Basaglia molte parole e temi cercando di riproporli in una forma rispondente a canoni della comunicazione poetica.

:: NOI

Poema visuale del 2002 di Sergio Fumich, pubblicato in cartella da Keraunia. Una copia della cartella è disponibile su Archive.org per la lettura o il download.


TESTI IN FORMATO PDF

:: PAROLE ALLINEATE ED ALTRE POESIE SPARSE

Keraunia / Notebooks
Keraunia Rivista di Poesia, Brembio (Lo) 1993.

:: IL BISCIONE È QUELLA COSA
Maltusiani della Seconda Repubblica alla Moda di Petrolini

Keraunia / Notebooks
Keraunia Rivista di Poesia, Brembio (Lo) 1994.

:: IL BISCIONE 2
Nuovi Maltusiani e Rime Varie della Seconda Repubblica

Keraunia / Notebooks
Keraunia Rivista di Poesia, Brembio (Lo) 1994.

:: FEBBRAIO 1994

in: "Noi bulgari/Febbraio 1994", Disco Rosso/Vento di Fronda, 1995.

:: CARTE ASSORBENTI (2005)

Disco Rosso, 2005.

:: CARTA DA MACERO (2004)

Keraunia, 2004.

ALTRI TESTI ONLINE

:: 1969

Poema visuale (2002).

:: NOI

Poema visuale (2002) - Versione Web originale.

:: GENTE (2003)

Pagina di poesia interattiva.

:: MINI KIT PER POESIA HAIKU (2004)

Pagina di poesia interattiva.

:: HAIKU VIRTUAL MACHINE

Poesia interattiva.

:: MURALES (2003)

:: STOP IRAQI WAR! (2004)

:: NUOVE E VECCHIE OSTERIE

Estate 1995 - Dicembre 2003 - Gennaio 2004

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Sergio Fumich
IMITANDO WORDSWORTH
Inedito


Frequentava sentieri solitari
lungo l'argine del fiume, una donna
che nessuno lodava e pochi amavano.

Violetta tra 'l musco d'un sasso, mezza
nascosta agli occhi, bella come stella
quando una sola brilla nella sera.

Viveva sconosciuta e pochi seppero
quando morì: sull'argine del fiume
sta sepolta, e per me che differenza...


Sergio Fumich
L'ISOLA DEI MORTI
Inedito


Cipressi d'ombre
nel silenzio delle onde,
l'ultimo approdo



Sergio Fumich
TRUCIOLI E SBAVATURE
Frammenti di-versi


Nota - Perché conservare schegge e frammenti o singoli versi generati nel lavoro faticoso della creazione poetica, tracce di una primigenia scintilla poi sottoposta ad evoluzione quando non a totale trasformazione (come i versi di "Domani salirò l'ultimo passo..." divenuti prima "La parabola del vecchio viandante" di "Strafanici" e poi il racconto "Domani" di "L'orologio del vel vecchio mercante") oppure semplicemente reietti? Da un punto di vista "utilitaristico" non ha alcun senso, concordo: non aggiungono nulla, non contribuiscono ad arricchire il giudizio sull'opera complessiva. Mi sono chiesto molte volte perché Ungaretti in tarda età avesse voluto pubblicare tutte le varianti che avevano portato alla creazione di piccoli capolavori come "Balaustrata di brezza / per appoggiare stasera / la mia malinconia", la "Stasera" di "L'allegria". Le molte possibili risposte avanzate anche da autorevoli critici, non mi hanno mai soddisfatto pienamente. Perché togliersi l'aureola del genio a favore di una patente di bravo artigiano? Forse la spiegazione è più banale di ciò che la critica può arzigogolare: semplicemente la volontà di mostrare come il mestiere di scrivere non sia sic et simpliciter un "dono divino", ma un mestiere difficile e faticoso (e non è un caso, credo, che Cesare Pavese intitoli la sua prima raccolta di poesie "Lavorare stanca"). Il tutto ovviamente condito con un amore "materno" per la propria opera che nega comunque la distruzione di ciò che è malriuscito.
Qui non si troveranno capolavori, solo versi, qualcuno pure zoppicante, salvati all'oblio delle molte agende che costituiscono il banco di lavoro della mia officina poetica, perché cari in quanto fossili-guida delle stagioni della mia creatività. Mi si perdoni, null'altro.


**

Da questa roccia silente vagando
alla marina, l'occhio disperato
del ricordo tra i sassi degradanti
di petraie come rivi sulle coste,
infiammate d'autunno, fruga vano,
orme d'altra stagione dilavate
ricercando


**

Oggi, forse più di ieri, quel pensiero taciuto
come un tarlo mi rode dentro. Lasciare un segno,
qualunque, una parola, come un solco profondo
scavato nella pietra


**

Carso!
Ho riposato la mia carne stanca
tra questi sassi scavati da antiche
stirpi di acque.
L'acqua delle montagne slave, lacrima
di nazioni umiliate da millenni.
L'acqua che sorge dalla zolla istriana,
sudore acre di corpi affranti. L'acqua
del Carso, limpida goccia di pino
scaturita dalla pietra.
L'acqua della mia gente, partorita
da mani avvezze alla fatica
da una terra avara, dove la vanga
affonda tra il sasso


(variante)

Carso!
Ho riposato la mia carne stanca
tra questi sassi scavati nei secoli
da antiche stirpi di acque.

L'acqua delle montagne slave, lacrima
di nazioni umiliate per millenni.

L'acqua che sorge dalla zolla istriana,
sudore acre di corpi affranti.

                                                  L'acqua
del Carso, limpida goccia di pino
scaturita dalla pietra.

L'acqua senza nome
della mia gente, amara, partorita
da mani avvezze alla fatica,
rubata al sasso d'una terra avara.


**

Ricordo ogni sasso del vecchio cortile
ed ogni finestra con la sua storia


**

Domani salirò l'ultimo passo.
Finalmente le torri scintillanti
d'oro, fondate su solido sasso,
all'orizzonte lontani giganti
appariranno, inutile miraggio,
a questi occhi ormai deboli e tremanti.
Un altro giorno, soltanto, di viaggio
è quanto mi separa dalle mura
di granito, possenti, che, al passaggio
barriera impenetrabile e sicura
difesa per l'antica città, come
diga incrollabile sulla pianura
s'alzano


**

sulla carta sul muro
-- senza interruzioni senza dubbi --
una sottile ragnatela di rimandi letterari


**

Le pozze scavate nel sasso
vicino alla porta di casa
dove s'abbeverano le galline


**

un pino
tenero frutto di aridi sassi

i rami grigi fantasmi al vento della notte

sussurri

placido scorre il rivo di metallo
lisciando la pietra
tra le radici venate di muschio

un pino
monumento di pallide visioni


**

sento che pur devo qualcosa a queste
case di Brembio ed a questa campagna
lombarda


**

quel sasso posato di fronte alla casa
dove sedeva a mangiare col cane
che cercava l'avanzo


**

zingara mora che riempi i miei sogni


**

una barca mi porta nel suo fragile
ventre sfida l'onda sicura


**

Scoprire in un angolo fuori mano
i colori del bosco nell'autunno
di questa pazza                     Milano


**

talvolta, in sogno, ritorna un sapore
di donna, delicato, tenerezza
a cui non so dare un nome né un volto


**

salendo per Val Costeana
nell'azzurro dei giorni d'inverno


**

tu dolce amica, tu cara sorella


**

i passeri volano basso
sfidando le automobili

la strada è una vena azzurrina s'un corpo


**

Soffro nel fumo della mia pipa
visioni di lucido ricordo.

Lontani eroi nell'ombra delle case.

**

m'hai detto: voglio fuggire morire

-- piange la procellaria su uno scoglio --

dove regna abitudine la casa
la vita brucian le gemme del mandorlo

ti dissi: fuggi -- volgesti le spalle

-- sono ossa sparse sulla sabbia invano --


**

gli abeti acquattati nell'ombra
del sole che cala verso Alleghe
minacciosi guerrieri


**

come una gatta che attende per fare
le fusa la mano dell'uomo
e poi non smette


**

ciò che uno sente è la terra che ha dentro


**

di Garibaldi non si poteva dir male
il Che fu ucciso ed entrò nella leggenda
del resto per mancanza di coraggio
è rimasto il nulla
- naturalmente c'è chi si tuffa si genuflette


**

loda rimbrotta enumera i passati successi
tutto è bene quel che finisce
- l'età è quella che uno si sente addosso


**

veder sgusciare con turbanti e scimitarre
i fantasmi dell'epopea salgariana


**

quando ti chiamano artista perché non sanno
come definire un mucchio di carbone


**

best-seller thriller videogame
e l'essere padre a week-end alterni


**

tatuato sul braccio un numero
di matricola
di prigioniero di Buchenwald

due fogli scritti a mano
calligrafia minuta
solo 60 righe


**

fotogramma dopo fotogramma
fuochi come pappagalli
duettare con i paesaggi desolati e onirici
i personaggi grotteschi
un significato a conoscenza del custode


**

quella che calpestiamo è crosta terrestre
bella e buona uscendo dal buio delle sale
tirando un sospiro di sollievo

un finale scontato e troppo spiegato
di chi trovava moralmente edificante
che la storia del fascismo fosse antifascista


**

un'ottima occasione per sollevare un dubbio
quando le poche donne della storia sono
                                                               tutte puttane


**

quasi mai si scambiano una parola
il fiato così prezioso solo i più bizzosi
lo sprecano talvolta raccontando
storielle che costringono a nervose
brevi risatine i taciturni


**

chiunque ha manifestato
                     - anche per un solo giorno
non sarà più l'individuo di prima
la lotta di oggi cancella le colpe
                                                          di ieri


Sergio Fumich
IVAN
Frammento


Accanto a questo fuoco, che nella sacra notte
del solstizio divampa con fiamma alta e sicura,
portando verso il cielo stellato il forte aroma
dell'assenzio, propizio per le messi e la vigna
che la dolce delizia d'uve moscate dona
copiosa in questa terra lavorata a fatica
dove il sasso concede, riuniamoci nel cerchio
incantato di gente che onora il santo vincolo
dell'amicizia, come vuole l'antico rito
tramandato dai padri, perché mai in alcun luogo
si dica che la nostra generazione venne
meno al solenne e giusto giuramento che lega
la stirpe generosa, signora delle contrade
dalla grande montagna, madre di tutte le acque,
all'abisso profondo, dove il sole tramonta.
Coraggiosi guerrieri di nobile progenie,
levando al cielo ferma la spada, inesorabile
per le nemiche genti, rinnoviamo l'antico
patto di fratellanza, che le tante famiglie
di questa terra riarsa riunì, come un sol braccio
possente, contro l'Unno, che venne da invasore
per le nostre campagne con mille cavalieri
e, come onda terribile di piena, la rovina
e lutti inconsolabili portò a città e villaggi.
Mirate! Già di cento fuochi arde la pianura
e le convalli e, ripida, la costa della grande
montagna; in cento e cento luoghi il popolo guarda
a questa altura dove dagli intrepidi cuori
dei suoi figli migliori s'innalza ardita fiamma.
Percotiamo gli scudi con le spade affilate!
Che il fragore assordante del metallo temprato
si spanda nella valle, come un tuono improvviso
nella notte, e portato dal vento oltre i confini,
rassicurante monito di volontà guerriera
echeggi per chi mire nell'animo suo nutre
su questa terra libera da servitù straniera.



Sergio Fumich
UNA VECCHIA STORIELLA
Inedito

Esopo raccontò, Fedro riprese.

Da una pelle di leone un asinello
si ricavò il vestito ed indossatolo
girava la contrada, spaventando
uomini e bestie. Ma il caso beffardo
volle che, nel bel mentre il poverino
si sforzava coi balzi d'imitare
il re della foresta, fuori dalla
mascheratura le sue lunghe orecchie
facessero improvviso capolino.
Così fu per somaro conosciuto,
e subito condotto nel mulino
dove a suon di fatica e di nerbate
la sua arroganza scontò amaramente.
Anche oggi di somari mascherati
da padroni è ben piena ogni contrada,
e la gente ravvisa orecchie e coda,
ma differente fine ha la storiella.


Sergio Fumich
DADA... UMPA
Un esperimento di poesia neodadaista


Nell'ambito della programmazione didattica del corso professionale post-diploma per "Animatori Sociali" dell'En.A.I.P. di Codogno (LO), nell'anno formativo 1996/97, si è svolto da parte degli allievi, durante un breve seminario sulla poesia tenuto da Sergio Fumich, un esperimento di composizione di gruppo di poesie con tecniche dadaiste. Le composizioni che qui vengono presentate, sono state costruite dai diversi allievi del corso con il personale contributo di un verso in sequenza conoscendo soltanto il verso precedente. Il risultato in taluni casi non può che stupire.
Hanno partecipato gli allievi: Elena Azzini, Premila Bonazzoli, Laura Bonizzoni, Francesca Chizzoli, Giusi Dossena, Maria Garripoli, Leda Geroni, Francesca Giordanini, Paolo Novelli, Italo Patela, Giandomenico Pietta, Marcella Ravara, Maria Grazia Serina, Monica Sisti, Joe Zucchi.



I

Il tuo viso mi ispira una poesia
versi dolci e amari
della mia vita dissoluta
e triste senza di te
Mi manchi tanto, perché mi hai lasciato?
Eri sbagliata,
puttana: il tuo dolore
la mia rabbia. Solo fine.
Presi un coltello e le aprii la carotide poi
le succhiai il sangue
e con le dita scavai nei suoi occhi
e nel suo cuore
la voglia di trombare



II

Come un cane bastonato, bavoso di rabbia,
percorrevo la via solitaria
e mi trovai all'incrocio con la statale
e mi ritrovai in una selva oscura
ma non poteva essere solo un'avventura
non può essere soltanto una primavera questo amore
tu sei mia, tu sei mia, fino a quando gli occhi miei avran
luce per guardare gli occhi tuoi
Scusa ma ieri l'oculista mi ha vista, e io non l'ho visto
era cieco e odioso
come un pozzo nero di solitudine
dove giace ogni speranza di salvezza
l'uomo si riposa
e riposando sogna.


III

Il vento s'infrange sulla dura roccia
si sfracela il mio cuore... sola.
Contro un muro di solitudine
picchiai il mio cranio ed uscì il sangue
... e così venni circondata da creature meravigliose
Mi sconvolgono
più di quanto tu non possa immaginare
e nemmeno vedere
ma solo toccare
e non baciare
quei seni sodi, solo morte la Medusa ti porterà!
E giacqui bagnata ed ignuda tra i miei pensieri...
e vissero tutti felici e contenti!



IV

L'amore è poesia
e non sempre allegria
l'allegria è euforia.
Basta la gioia per gridare!
Basta l'amarezza per deglutire...
un acido sentimento
che brucia... e buca...
e spinge
una forza dirompente
esplode nell'universo
Ragazzi! sto esplodendo
Cerca di non fare molti danni
fa in modo che nessuno si affanni



V

Amore, parola dolce,
dolce è amore,
mentre l'energia sale dal mondo e
ripiomba in un oscuro angolo di terra la
creatura del fuoco tu incendi le mie mani
e il mio cuore con un fuoco
brucia e poi non batte più
Vai dove ti porta il cuore
non capire più cosa sia vero e cosa falso
fuggire dalla verità
non serve a nulla



VI

Faccio collezione di attimi
che durano un secondo
troppo poco per me
ma tanto per gli altri
Poco per me
è l'ambizione, vana promessa di merde vestite.
Ma cosa significa navigare in mare aperto?
Non so rispondere ma solo volare
se volo non mi fermare
lasciami divagare con i miei pensieri
le mie paure, i miei sogni, non è utopia
i miei desideri, i miei sogni non sono mica
roba da buttare!



VII

Un soffio di vita mi accarezzò
ma la sfiga subito dopo...
Madonna! che cosa mi tocca leggere
mi fa diventare rosse le gote
per l'emozione colta sul tuo volto
e raggiante per la felicità
per chi tromba ad ogni età
viva la virilità
già...
la tradizione muore: il nuovo maschio avanza
Io sono il tuo maschio!
essere presuntuoso, fottiti



VIII

Esistere è vita,
l'armonia scoppia nella morte.
E tutti morirono di armonia
in allegria
E morire insieme e rinascere abbracciati
pensando ad un'altra vita
Non capisco più dove comincia la mia
ora non capisco più che cosa devo fare
mi guardo in giro e tutto mi sembra strano
Avvolto nella nebbia, vedo il mio passato
che non ricordo più
perché mi scappa la pupù
non ce la faccio più



IX

Muoviti per vivere e pensa per agire
caspiterina... che parolona
tutto mi sembra incomprensibile
i miei occhi non reggono gli orrori
e le sofferenze di questa inutile vita
che per colpa di troppo cibo non la si riconosce
è diventata manesca
la violenza delle tue mani riempie vuoti animali
... come animale è la mia voglia di sesso
Siamo tutti animali
ma solo in alcuni momenti ne siam coscienti
di questa nostra vita



X

Per smontare la camera d'aria di una bicicletta
occorre fare una bella puzzetta
e annusar profondamente e sentire
la voce del mio cuore.
Ogni tanto accelera perché ho un dolore.
Ora mi metto a correre perché ne ho voglia
ma il fiatone mi impedisce di urlarti: «Vai!»
Cogli un breve istante, che ricorderai in eterno
nella tua vita
ho visto Cita, ma Tarzan dov'è?
È nella foresta a fare la festa
al leone, che non è vero che è il re.



XI

Nel cuore tempeste di vita
nell'ombelico il vortice
dell'abisso
e il vortice, e il fuoco e il
turbinio di mille luci
e colori
vivaci di lotta
Ho voglia di pensare...
ma la lampadina si è spenta
Riaccendete la luce!
che c'è buio
e ho perso la pila.



XII

Il vento scompiglia i tuoi capelli color del grano...
e rinfresca il tuo dolce viso
riportando un bel sorriso
Vedrò il paradiso
negli occhi castani, scostando le morbide fronde
dei tuoi capelli:
"Guarda la tua fronte... quanti foruncoli!"
Ha mangiato troppo salame
e ora le sue budella
sono viscide nelle mie mani
le anguille che ho pescato
Voglio andare al mare
per parlare con i pesci



Sergio Fumich
LIMERICKS O QUASI
Inediti da cestinare



IL PROFESSORE DI LECCO

Un professore emerito di Lecco
divorò avidamente un fico secco
un giorno di gran fame
un gelato al salame
senza scartare lo spago lo stecco.



LO SCRITTORE DI LODI

Uno scrittore - dicono - di Lodi,
cercando plausi immeritate lodi,
scrisse sui muri un verso
martelliano; un perverso
pugno chiosò: "Proprio roba da chiodi!"



IL FRATE DI TORINO

Un frate francescano di Torino
spirito pratico cervello fino,
ben conoscendo il mondo
sciocco e beone, giocondo
se la spassava al costo d'un santino.



IL FERROVIERE DI MILANO

Un ferroviere biondo di Milano,
occhiali cappellone tipo strano,
per noia o per diletto
forava ogni biglietto
adoperando un trapanino a mano.



IL MARINAIO DI NOVI LIGURE

Un marinaio ligure di Novi
una mandria pacifica di bovi
scambiò per cavalloni.
"Stanotte lampi e tuoni"
gridava per i vicoli di Novi.



LA VECCHINA DI CASERTA

Una vecchina dolce di Caserta
lasciava la sua porta sempre aperta;
sorda tanto com'era,
temeva che la nera
morte pensasse la casa deserta.



LA RAGAZZA DI TREVIGLIO (1)

Una ragazza magra di Treviglio
si nutriva con acqua e pan di miglio
non volendo ingrassare.
Un dì riuscì a volare
avendo messo ali becco ed artiglio.



LA RAGAZZA DI TREVIGLIO (2)

La solita ragazza di Treviglio
pura come acqua immacolato giglio,
a battere sull'aia
il grano lieve e gaia
sudava in pellicciotto di coniglio.



LA MOGLIE DI BRESSO

La moglie d'un ferroviere di Bresso
si lamentava del marito spesso:
"Ho forte da ridire
perché tarda a venire
come il suo treno ancor non sia soppresso!"



LA VECCHINA DI LEGNANO

Una vecchina cieca di Legnano
per poche lire leggeva la mano:
sì tanto ella, che niente
vedeva, era veggente
da legger tra le righe il fato arcano.



LA MULA DE GUARDIELA (dialetto triestino)

Una mula sfasada de Guardiela
forsi no tropo giusta ma 'sai bela
pe' i clanz la spassegiava
coi tranvieri in otava
e drio el moroso a tegnir la candela.



IL CANTASTORIE DI BARI

Un cantastorie stonato di Bari
con le sue storie strazianti denari
non ne cavava tanti;
incolpevoli i canti
d'esser piangeva in un mondo d'avari.



Sergio Fumich
IL CRISTO DI RU
Keraunia - Rivista di Poesia
Anno VI, numero 27 - 1996



Nel tepore materno d'un larice antico
quando il sole splendente della tarda mattina
d'agosto tutt'intorno sulla costa rincuora
l'indaffarato canto delle cicale ascose,
lontano da echi crudi, dai rumori di guerra
dei giornali, respiro la brezza fresca e lieve
che sale la montagna portando i mille aromi
segreti del suo bosco fino a questo riparo
romito, custodito dal Cristo crocifisso.
Le cime, in lontananza, del Civetta superbe,
dove la neve dura nei crepacci ombrosi,
scherzano con le nubi che s'inventano forme
per un bambino in qualche luogo intento a guardarle.
Oltre quegli alti pini che ricamano il cielo
c'è il mio tempo che fugge con passo che già striscia,
e la calda pianura, le strade di Milano
dove rari tramonti non bastano a una vita.
Con la penna che scorre veloce sulla carta
fisso attimi d'un sogno come rondine garrula
d'una sola stagione che rinsaldi il suo nido
anche se primavera non vedrà il suo ritorno.
Terra nera di secoli di foglie e aghi di pino,
cementata alla roccia come muscoli e carne
sotto la pelle d'erba dalle nevi d'inverno,
frugo con le mie dita la tua zolla feconda
brulicante di vita, nutrimento di fiori
meravigliose gemme generate dal sasso,
inseguendo pensieri volubili farfalle.
D'altro tempo il bambino d'altra terra ritrovo
inatteso ed i suoni, le parole d'allora,
i sorrisi felici d'ogni nuova scoperta,
e mio padre e le storie vecchie d'una campagna
tanto simile a questa per sudore e fatica,
dove streghe lunari nella notte che viene
incantano il viandante sperduto tra le vigne
trascinandolo in ridde fino al primo sentore
dell'alba ad oriente oltre la montagna sassosa
che a quella terra riarsa cela il sogno del mare.
L'occhio volto a trovare la fortuna nel prato,
i fiori zuccherini suggendo del trifoglio
come viatico dolce per il viaggio mentale
nel pianeta remoto dell'infanzia felice,
nella penombra tenue dal larice abbozzata
appena come velo di polvere s'un vetro
mi vedo alla finestra con le persiane a libro
intento forse a scrivere versi dimenticati
in un cassetto pigro con le illusioni di ieri.
Ho ubriacato la carta dopo di nero inchiostro
nell'affanno di lasciare qualche segno che conti
domani: di quest'oggi prezzolati successi
non curo e scrivo affatto soltanto per me stesso,
perché‚ come l'aroma resinoso di questo
larice antico, amico segno d'ora serena
fisso nella memoria, da scoprire per caso
piacevole ricordo qualche giorno, rimanga
nel greto della storia, che questo fine secolo
come un torrente in piena sconvolto ha impetuoso,
un verso, una parola che dica il mio passaggio
su questo solitario granulo d'esistenza
ai margini cresciuto dell'universo mondo.
Lontano nella valle rintocca un campanile
l'ora piena, tra poco la strada del ritorno
mi riporterà orma su orme d'ogni giorno.
Ma Tu resti il problema, Tu fermato nel legno
dall'artigiano ignoto nel momento supremo
dell'agonia quando s'oscurò quel lontano
giorno il cielo ed il velo del tempo si squarciò,
la terra tremò tutta, franarono le rocce
e tombe scoperchiate restituirono i morti.





Sergio Fumich
TRITTICO FERROVIARIO
Edite da Il cittadino, quotidiano di Lodi, nel supplemento "El Paginon"


1.
VITA DA PENDOLARE

Stazione di Lambrate, le ore tredici
minuti venti. Fa voce cortese
una donna, pensando al fidanzato,
nel vecchio altoparlante rugginoso.

Annuncia (il solito) ritardo. Il treno
locale per Piacenza, marciapiede
sei, arriverà tra quindici minuti.
Qualcuno brontola rassegnazione.

Conviene far silenzio - l'impressione, -
nascostamente vivere l'attesa.
Quel poco che ti dona una vita

da pendolare ti può venir tolto
sotto una pensilina, quel locale
lasciandoti aspettar quanto ti resta.


2.
RELATIVITÀ

L'altoparlante annuncia, una decina
di minuti il ritardo del locale.
Qualcuno grida, dà dell'animale,
gestacci fa sotto la pensilina.

Mi perdo a rimirare la vicina,
un passatempo innocente e banale
che l'occhio appaga, al cuore non fa male:
è dolce bionda giovane carina.

Intanto il tempo gioca con le sfere
dell'orologio, dieci, venti, trenta...
Einstein era di certo un ferroviere.

All'improvviso, un fischio che spaventa,
il pendolino piomba da sparviere
- l'efficienza fascista si rinventa.


3.
F.S.

Ferrovie dello Stato, disamore,
Fuori Servizio quasi permanente,
Fanno Soffrire quotidianamente
nell'attesa del treno il viaggiatore.

La tartaruga sul locomotore,
Freudiano Sbaglio, simbolo dell'Ente
per l'ironia di qualche dirigente,
ci garantisce ritardi d'autore.

Ferme Spesso per scioperi selvaggi,
Fanno Scandalo pure, chiacchierati
appalti di politico colore.

Fantasie e Sogni, progetti sballati...
Effe esse effe esse effe esse effe esse... viaggi
ancora come al tempo del vapore.


Sergio Fumich
OFFICINA POETICA
Keraunia, 2005



I

mi porto dentro un sogno come un cilizio ruvido
legato intorno in giorni dell'infanzia lontana
- una distanza infinita interiore
come muro di silenzio e di timore

non guardo né avanti né indietro
alla ricerca d'inquietanti analogie
guardo solo i miei piedi
- la vittoria arriverà più tardi ammesso
che sia veramente indispensabile


II

ho visto signori loquaci
bene inseriti nelle professioni borghesi
collegare concetti e citazioni
come asole e bottoni d'una tonaca
come i grani del rosario

e tutti a cantare "Bella Ciao"
e le canzoni della mala milanese
con l'occhio del padrone furbo
che tiene la corda lunga l'aria
di chi la sa lunga e ti fa sentire fesso


III
ma perché continuare a bofonchiare
spandendo nell'aria il proprio
alito nauseabondo
perché non scendere sul sentiero di guerra
con archi frecce piume e tamburi
- quando era ormai allo stremo delle forze
il Che portava ancora dei libri sulle spalle


IV

e andiamo tutti al Mulino Bianco
noi pellegrini dell'era dei media
c'è Sgarbi che predica i congiuntivi
preservativi della bella lingua
di don Lisandro sbronzatosi d'Arno

e scriviamo qualche fax al Corriere
per disputare se Togliatti era sincero
se "Mani pulite" ha menti legate
- o menti pulite e mani legate -
in questo bel paese di santi razzolanti
dove chi canta Viva l'Italia
per non sganciare una lira di tasse
s'è da tempo fatto residente a Montecarlo

e seguitiamo a dir balle ai nostri figli
che dare costa meno che non dare
che poco importa dove ci sorprenderà la morte
purché il nostro grido di guerra sia ascoltato


V

il mito americano è duro a morire
nelle province dell'impero
dove un benessere angoscioso ti circonda
e una solitudine innominabile

gente che si arrangia a Napoli come in Nordest
indispensabile per vendere Nutella o detersivi
- poveri idioti manipolati e un po' fascisti -
ma la lotta di oggi cancella le colpe di ieri
e chi ha manifestato anche per un solo
giorno non sarà più lo stesso individuo
di prima


VI

vuoi mettere
l'importanza del gesto d'ogni gesto
la perfezione di un uovo poggiato contro
una lastra di ferro sullo sfondo
miniere e stazioni deserte i paesi fantasma
muri di pietre di legni di libri di sacchi
segni di un'immagine costruita su un rapporto
e stretta impervia contorta sghimbescia
una gradinata scolpita a capriccio
nella roccia

la realtà che non è visibile è apocrifa




Sergio Fumich
IL SOLE DELLA GENTE DEL MIO TEMPO
Keraunia - Rivista di poesia
n.30, 1996.


I

chi è il sole della gente del mio tempo
il nucleo centrale saldo e potente
che decide l'ineluttabile storia
di questo universo postmoderno
dove l'uomo e la sua speranza
vagano indifesi corpuscoli sospinti
ai margini freddi e desolati
dell'indifferenza e dell'oblio
chi è il sole della gente del mio tempo
che guida lo sviluppo l'alternarsi
delle stagioni di guerra e di pace
di questa che con altisonante parola
chiamiamo civiltà postindustriale
dove il dio capitale ha finalmente
trionfato nel suo fatuo splendore
signore di una terra senza più confini
- il sole dei tecnocrati ha sostituito
ogni altro sole di questo vago universo
che chiamiamo umanità
il sole chiamato governo industria finanza
scienza e ingegneria esercito e istruzione
il sole attorno cui ruotano instancabili
pianeti di consumatori di beni e servizi

ma noi dove siamo in questo universo
del mio tempo che non so più riconoscere
come mio come nostro noi studenti hippies
malati e inabili sociali vecchi e bambini
noi marginali e devianti noi che non vogliamo
inserirci o che non possiamo inserirci
noi disadattati a cui l'abito sociale
va troppo stretto un abito non nostro
confezionato per altri una misura
decisa non so da chi non so dove
perché troppo limitata è la mia
la nostra conoscenza del potere
un abito che deve adattarsi a tutti
o a cui tutti devono adattarsi
- così mani spariscono vergognose
in maniche abbondanti
passi incerti trovano impaccio
in calzoni troppo lunghi
polsi robusti prorompono
da maniche troppo corte
che impediscono ogni movimento
e guai a reclamare che c'è il rischio
di restare senza vestito


II

salute e malattia norma e devianza
dentro e fuori più o meno prima e dopo
sono poli contrari e insieme equivalenti
di una realtà unica percentuali della stessa
unità che variano quantitativamente
a seconda del ruolo prevalente
giocato dall'uno o dall'altro
nel processo complessivo in cui l'uomo
diventa oggetto del ciclo produttivo
ma nella nostra società ci sono mezzi
per identificare il più e il meno
e chi indossa il vestito fatto per altri
non se ne accorge più
come il malato mentale delle istituzioni
pubbliche non sa cosa sia
indossare un vestito su misura

Freud ha scoperto che la nostra
società ci fa paura anche in sogno
la nevrosi diceva è ora quello
che una volta era il rifugiarsi in un convento
ma io che mi sento impotente di fronte
al mio quotidiano che mi altero leggendo
un giornale guardando un programma in tv
che critico ad alta voce nei bar le autorità
il governo questo mondo che mi soffoca
che soffoca la mia libertà il mio essere uomo
il mio universo di sogni io che diffido
del mio vicino io che vivo solitario che odio
le divise militari la droga l’inquinamento
lo spreco la mala sanità i furti dei politici io
fino a quando non vedrò quel dito che mi indica
quell’enorme dito fatto di cento facce che mi guardano
con curiosità compassione disprezzo odio pietà
che mi gridano dietro il loro silenzio
strano malato seminfermo di mente matto pazzo


III

schizofrenia viene dal greco vuol dire
dissociazione fu uno svizzero ad inventarla
- ah l’amore per la perfezione degli orologi -
nella schizofrenia è possibile tutto
tutto e nulla a seconda
dei pregiudizi di chi formula
la diagnosi e c’era chi diceva lo schizofrenico
è capace di tutto di tutto perfino
di comportarsi bene oggi c’è chi dice
che chi è matto è matto da sempre
segnato indelebilmente già dalla nascita
e se oggi non c’è difetto fisico
è perché non lo si vede ma domani
la scienza la tecnologia perfezionando
i suoi strumenti di ricerca ci mostrerà
ogni difetto basterà cercarlo
ma il problema è un altro
in chi dobbiamo cercare questo difetto
negli omosessuali negli anarchici
nelle prostitute nei dissidenti
nei disoccupati nei giovani che si drogano
oppure negli operai che non sopportano
la fabbrica nei pensionati che non ce la fanno
a vivere nei bambini che non vanno bene a scuola

nessun uomo è un'isola racchiusa in sé
ogni uomo è un pezzo del continente
una parte dell'oceano - sta scritto
in un vecchio libro polveroso -
e come non chiamerai continente la terra
che perde anche un solo granello
della sua sabbia e oceano la distesa
d’acque che dimentica una sua goccia
così per l’uomo che non è sabbia né goccia
ma un irripetibile universo d’inestimabile
valore come potresti dunque chiamare umanità
la gente del mio tempo che non soffre
se un altro soffre che non si dispera
per la disperazione altrui

ho sognato campi di grano e papaveri rossi
in meriggi di sole e grida festose di bimbi
e vecchi sereni sonnecchianti sull’uscio di casa
e voli di rondini negli azzurri cieli delle città
dove la gente per strada aveva solo sorrisi
e saluti per tutti dove nessuno soffriva
per l’incompetenza la negligenza
la cattiva volontà di altri uomini
dove nessuno era diverso
perché papavero o grano
ho sognato solidarietà e tolleranza
e fratelli che aiutavano fratelli
li aiutavano a ritrovarsi e crescere
a non disperdere la grande ricchezza
d’essere uomo ho sognato
campi di grano e papaveri rossi
sotto il sole caldo di maggio



NOTA DELL'AUTORE - Il sole della gente del mio tempo è il testo integrale di una ballata ideata e scritta da Sergio Fumich come sonoro del video "Sogno di mezza estate" realizzato da Claudio Benedetti e Andrea Pellizzer per conto del Centro Servizi Enaip Lombardia di Milano, e pensato come un momento di riflessione sulla condizione dei malati mentali nella nostra società. La ballata riprende dagli scritti di Franco Basaglia molte parole e temi cercando di riproporli in una forma rispondente a canoni della comunicazione poetica.

Sergio Fumich
CARTA DA MACERO
Keraunia, 2004



I

i rumori di casa
i profumi della cucina
dedicare il fine settimana
al libro scelto nell'aria
una canzone un po' ruffiana
uno sgabello su cui sedersi
- più importante del benessere -

e compleanno dopo compleanno
accorgersi all'improvviso
d'avere cinquant'anni
in prima pagina
su tutti i giornali

sembra un dettaglio
- ma non lo è -
c'è la polvere sul palco

senza troppe regole
molto diventa facile
camminare e volare
la vita che ritorna
è un bambino che cammina



II

forse esposti i fatti
è il caso di gettare il seme
del dubbio nello spazio
dedicato alle indiscrezioni

la vita è troppo cambiata
in troppo poco tempo
per raccontare una storia
d'amore e di dolore
con i tempi lenti
d'una passeggiata in bicicletta

troppo pensiero debole
troppi amanti dei salotti
chiacchiere che non conoscono
orologi e la bottiglia di vino
sempre in fresco
e dire che a volte
basta un attimo per capire
le mosse dell'avversario



III

i funerali si somigliano tutti
- e ancora tuona il cannone
e ancora si fa di tutto
per insabbiare scandali e stragi

non si tradisce cambiando
ma non riuscendo a cambiare
a seppellire le vecchie illusioni
cambiare aria cambiare abitudini
stile atteggiamento aprire
alla freschezza

non c'è più spazio per la lotta
- la paura del buio del vuoto
la solitudine resta il gusto
un po' amaro di occasioni sprecate



IV

ci sono mete che hanno
il fascino dell'incontro
tra le pareti convenzionali
del politically correct
- nessun maxischermo
nessun effetto speciale
magico determinante
un oroscopo
per tutti i giorni dell'anno

in fin dei conti il mondo
non casca per un bacio
- c'è chi lo fa per beneficenza
chi per ecologia -
ma dodici colpi di pistola sono
una sveglia allucinata quando
la tua personalità
è un dettaglio



V

fra bancarelle di stoffe e verdure
e CD-Rom perfettamente
contraffatti il deserto
d'un'umanità senza scopi
senz'anima

con lunare ironia mi regalo
un sogno senza vestiti
d'appendere in camera



VI

pub music bar discoteche affollate
il deserto a due passi
dove leggere Platone
Sant'Agostino o il Bhaghavad Gita

una foto sgualcita
d'una figura di uccello
disegnata su un masso
pudore ed essenzialità
d'una solitudine di millenni



VII

sogni ancora sogni un temporale
disegnato goccia per goccia
- qualcuno ha investito una donna
anziana una bambola di stracci
forse ferita forse morta

luride schiere di vagoni
convogli di Mercedes a luci blu
e vetri affumicati singulti
di sirene
            (esterno giorno
            carrello flashback)
                                    una cascina
sul Naviglio e il vecchio ponte
un piccolo paese chiuso
tra le vette
- le esitazioni i silenzi
le sfumature
battute inserite a fatica
la ricerca forzata
d'un sorriso
in una baracca di legno

a volte un bazar una piazza
una biblioteca
un salotto un tepee d'una
riserva Sioux un coniglio
bianco il mondo - leggere
attentamente il foglio
illustrativo



VIII

immagini di terre lontane
avventura e scoperta
romantiche passeggiate
a Central Park e perché no
un'asta per raccogliere fondi
a favore del popolo afghano
e tutti i gadget del caso

crisi viene dal greco
vuol dire scegliere giudicare
la decisione il salto verso
la paura di volare superata
di slancio - c'è sempre un'età
in cui un uomo deve andare dove
non sa andare



IX

programmare il tempo organizzare
ricordare tra le macerie
dell'ultimo confine

- la solita cravatta
il solito maglione -

difficile dire chi abbia ragione
tra le maglie del dialogo
una lingua non è una materia
serve per fare
prima che per pensare

non ripetersi non fotocopiarsi
- lettere telefonate confessioni -
discrezione e un po' d'incoscienza
voglio vedere il mare
non un nuovo videogame




Sergio Fumich
QUADRI CON DONNE
(Per l'Otto Marzo) - Inediti



*

bionda evanescente magra
senza luci particolari
quasi più bella in bianco e nero
nervosa come un'adolescente
- no il rossetto non me lo tolgo -
e via con le foto moda
cinema pubblicità d'autore
lo spot d'un gelato elegante
e raffinata la mortale noia
dell'immortalità
magari la felicità fosse
contagiosa come l'influenza

i maschi che mascalzoni
egoisti insicuri anche
ciechi talvolta
vorrei innamorarmi
un uomo focoso naturale
indispensabile e appassionato
un uomo che paghi
le bollette



*

gentile disponibile serena
il foulard in testa un paio
di pantalonacci un giubotto
un corpo corporate gadget
nel Seicento l'avrebbero bruciata
come strega - del resto
le foto parlano da sole -
con eleganza ed ironia
- un tocco di classe -
sotto il vestito un'anima
manipolata tradita
non rispettata
dalle nuove tendenze della
comunicazione trasgressiva

all'inizio è stato un caso
di coscienza
quel numero di Playboy
- due anni fa non avrei posato
undressed senza vestiti -
foto rubate film
di cassetta per bocche buone
chi sogna uno sguardo
languido chi un appuntamento
chi uno spogliarello
chi una notte
- io sogno un appartamento
da arredare tutto in bianco
trecentoventi metri quadri



*

non voglio diventare
un personaggio di moda
una Claudia Schiffer
non voglio essere
violentata
dai media la sera
vado a letto sempre
in compagnia di un libro

e (spirituale) facilmente riesco
a capire chi soffre
e (intellettuale) non mangio
carne non metto mai
pellicce sono sempre stata
di sinistra
e (astratta) mi piace fare
bambini in fondo sono
pur sempre una cittadina
che paga le tasse



Sergio Fumich
DONNE
Keraunia Rivista di Poesia
Brembio (Lo), 1993

UN PATCHWORK PER L'OTTO MARZO

L'arte del patchwork è arte antica, ricorre in tutte le splendide forme della tessitura indiana, messicana, greca, nelle coperte che rallegravano le case dei coloni americani, si ritrova nelle forme avanzate dell'arte pittorica contemporanea e nell'esasperazione fotografica dell'elaborazione dei "texture", ma anche nella pop art e nelle arti figurative sperimentali, dove vengono assemblati, mescolati in forme "azzardate" colori e materiali per creazioni che diano forma, voce, urlo all'angoscia, siano specchio al disagio, alla confusione esistenziale.
Nell'antichità - o ancor oggi, chissà dove - mani abilissime di donne hanno intrecciato forme e colori che riproducevano il mondo delle foreste e dei villaggi, gli orizzonti e il moto dell'acqua dei fiumi e quella dei laghi; intarsio e movimento di foglie, di piume e di squame che abbellivano tappeti, tuniche, arazzi.
Celebrazione del tempo gratuito perché la bellezza fiorisse e raccontasse storie di uomini e di donne.
Anche le parole intessono pensieri, intrecciano emozioni, riproducono intensità e sfumature del sogno.
Celebrare le donne con un paesaggio verbale ad intarsio è lasciare intravedere, sospirare, indicare senza mai dire, così come le donne sono e vivono e pensano. Grandi, imprevedibili, complesse, seduttrici custodi della memoria e pure vilipese, scadute ad oggetto di puro consumo, confuse con le cose: così Sergio Fumich le traccia, tracciando il patchwork per l'otto marzo, arazzo di nullità e splendori, inganni e amori struggenti.
Il discorso poetico si frammenta, si fa lucida impuntura di blocchi di immagini-linguaggio, e non dà requie, il ritmo, impone di leggere tutto d'un fiato.
I pensieri sono rigorosamente tratti da «Sette» del «Corriere della Sera» e l'effetto è decisamente sconvolgente: mai ritratto di donne è risultato più inquietante, più evocativo della loro solitudine.
Donne, sperdute, per dirla con Marc Augè, nei "nonluoghi" dell'oggi: "spazi dell'aninimato ogni giorno più numerosi e frequentati da individui simili ma soli... Sono non-luoghi i supermercati e le grandi catene alberghiere con le loro camere intercambiabili, ma anche i campi profughi dove sono parcheggiati a tempo indeterminato i rifugiati da guerre e miserie. Il non-luogo è il contrario di una dimora, di una residenza, di un luogo nel senso comune del termine. E al suo anonimato, paradossalmente, si accede solo fornendo una prova della propria identità: passaporto, carta di credito..." (Elèuthea, Nonluoghi, 1993).
Il patchwork poetico come celebrazione di un mondo "muto", promesso alla celebrazione dell'individualità, all'effimero, all'appiattimento al presente che è subito consumato, dimenticato.
Ne emerge, a ben guardare, a ben sentire, il ritratto disincantato della nostalgia, di un "responso" sulle donne che è, appunto, responsabilità ritrovata.

Silvana Migliorati


DONNE

Mary, darling, come here, please!
lo spezzatino era gustoso ma
ancor più buona l'insalata con
quella salsa densa color lilla
sono trascorsi più di trent'anni ma
                                                   non ho
dimenticato i suoi occhi
                                   spesso un dettaglio
esagerato è una citazione
un omaggio a una fonte di ispirazione
un occhio
                   onnipresente e insaziabile
che rifiuta la realtà al mondo esterno
le donne sono la sua ossessione
cosa sono le donne sono come
i bambini come gli uomini come gli animali
come una luce che a un tratto ti ferisce
ti pone imbarazzante una domanda
più vicina di quanto immagini
più raffinata di quanto immagini
accendi il televisore e spegni
                                           la mente
i rotoli di carta igienica scendono
sulle spalle in morbidi
                                   drappeggi
le bottigliette di liquori si aprono
a raggiera attorno al capo
beute e alambicchi si intrecciano in vitree
volute fascino del macabro amore
per l'horror allo stato puro
                                           e nel film come
nella vita tutto si stempera in un racconto
rassegnato ma quieto in cui le ferite
rimarginano le amarezze si attenuano
e la speranza sfuma e trasfigura
ogni cosa
                   ci sono donne che
la sanno lunga e quello che sanno
all'evidenza non invita
                                   alla certezza
a guardarle ti comunicano un brivido
di follia e ti fanno sospettare altre
verità un mondo di sogno un mondo
di favola in cui la fantasia
                                   diventa
realtà
              zap e cambia canale
zap e ricambia immobile nella stanza
semibuia liberi perché padroni
                                    del telecomando
sa mia moglie viene da Lotta Comunista
era femminista con forte desiderio
politico
            di parità per quanto
fosse ampio il suo repertorio
non poté mai diventare un reporter
                                                    di guerra
o un cronista dall'espressione divertita
e ammiccanti occhi d'ambra
                                            una
prostituta nera autenticamente
muta che si innamora di un dottore
                                                    bianco
vivere così col pube al vento e felice canto
lavorare fare shopping quattro
pasti al giorno sedersi la sera davanti
al televisore
                    è anzitutto
il pericoloso esercizio che consiste
nel voler imporre un ordine al caos
una forma classica a immagini
                                            inconcepibili
è un terribile circolo vizioso che
può essere rotto proprio
                                    dal sesso
allora spiccate il balzo perché più cartoline
spedite più probabilità avrete
                                            di vincere
una donna di carta una donna
di celluloide una donna senz'anima
un trastullo per i voyeurs una
bella bestia che porta a spasso
                                    un vestito
nel quartiere dei macelli di New York dove
i bidoni di benzina bruciano come
i calderoni
                    delle streghe stiracchiandosi
tra i denti qualcosa che in una sequenza
è chiaramente un chewing-gum ma che
                                                            in un'altra
sembra molto più un preservativo
romanticismo dall'apparenza non convenzionale
romanticismo dell'arte per l'arte
desiderio di sfidare i limiti del possibile
di esplorare l'interessante
                                            una volta
per fare certi mestieri bastava
essere brave un fiore vissuto attraverso
anni di fioritura
                            viviamo in un mondo
dove tutto è visivo e ben poco è lasciato
alla fantasia e tutto per un business
ormai
            impazzito sibila il vento
del nord e l'orecchio avvertito riconosce
solo il bianco il nero e tutte
le sfumature del grigio
                                    non la verità
su qualcosa ma la versione più
convincente di quella cosa
                                            in mezzo alla
vegetazione selvatica ecco
l'ultima rosa stoica ed eretta
la funzione del coro come in ogni
tragedia che si rispetti è
                                    affidata ai
poliziotti finiti nell'occhio del ciclone
di un'America oggi più che mai moralmente
schizofrenica allegramente promiscua
potentemente orgasmica
                                    così fanatica
da credere a un complotto mondiale
delle varie Revlon e Rubinstein
o della lobby dei chirurghi
                                            plastici
sì mi rendo conto che il mio atteggiamento
è fortemente letterario ma
ne ho bisogno per mettere in ordine
il mondo francobolli monete farfalle scatole
di fiammiferi droga corruzione
mafia delinquenza neopovertà una
storia inedita e alcune foto
                                            mai viste
risorsa che ti consente di camminare verso
il domani di pensare la tua vita
in termini di libera
                            scelta attraverso
una mutanda accortamente sollevata
da una mano malandrina quella rosa
capace di vedere salutò la vita
per trovarsi davanti a un nero senza
limiti come uno che sta godendo
di un grandissimo privilegio immerso
in una vita parallela
                                    finalmente
consapevole della propria inconsistenza
Mary, darling, come here, please!
un giorno qualcuno si sveglierà e
il mio posto sarà preso da un altro
sogno
            un sogno non è mai solo
un sogno un mondo smaterializzato
una realtà che può esser adattata
ai nostri sensi l'incarnazione
di tutte le contraddizioni del mondo
                                                    interiore
così io mi inventavo un mondo fantastico
scrivevo le storie e le interpretavo
mi travestivo staccavo le tende
per trasformarle in abiti
                                    principeschi
il tutto con risultati desolanti
di film di effetti speciali
                                    noiosi
un successo di vendita e di consensi
liquidazioni mentali sempre più vantaggiose
rispetto alla concorrenza
                                    una lavatrice
con l'oblò tondo che lascia intravedere
i panni fustigati dalla centrifuga
in una concitazione di lingue
                                            e di sgroppate
in mezzo a un armamentario di strumenti
sadomaso l'oro di un certo sassofono
un firmamento di stelle azzurre
la testa di un tulipano con le sue aste
dritte che si schiude come un calice
ricolmo di sangue nuova composizione
niente fosfati niente cloro sono
trascorsi più di trent'anni ma
non ho ancora dimenticato i suoi occhi
occhi sospettosi di giudice occhi
freddi di arrampicatore che nella
                                                    fretta
fulminavano un passante innocente
nella cavità vermiglia
                                    di un sottoscala
Anything to drink? gradisce qualcosa
da bere qualcuno ha detto che se il suo
naso fosse stato storto
                                    il corso
della storia sarebbe cambiato è
inutile rimuovere la tv spegnendola
le svolte autoritarie ledono sempre
qualche diritto anche
                                    la chirurgia
estetica può servire purché non si rincorra
il miracolo foto che raccontino
qualcosa che parlino da sole
l'ineludibile potere della cosa
in un capolavoro di consapevolezza
siglata da uno sguardo
                                    in una
penombra complice malandrina
                                            affascinante
viaggio attraverso i labirinti
dell'antica sapienza vedica per uscire
dallo spazio che su di noi hanno incurvato
secoli e secoli il giudizio
                                    universale
non sarà che un gioioso appuntamento
due dozzine di rose scarlatte dal gambo
lungo come i marines di Iwo Jima
non saremmo mai riusciti a rivenderle
tanto più che erano in edizione
                                            tedesca poi
nel secondo tempo diventa una specie
di storia alla Bernadette con Madonne
e resurrezioni attraverso una
mutanda accortamente sollevata
da una mano malandrina in una di quelle
fantasticherie profonde a cui
                                            nessuno
sfugge nemmeno il frivolo in seno alle
feste tumultuose
                            e qui comincia il giallo
in un futuro che vuole essere lo specchio
dei nostri incubi
                            più segreti un desiderio
che insegue e uno che fugge lasciando
la bruma autunnale a dilagare
                                                 ma
un'altra sparatoria chi l'avrebbe
immaginata con un verme che nuota
nel limo di una palude voce
spietatamente critica dell'inautenticità
e della superficialità della cultura
e della civiltà
                    moderne ultima
sopravvissuta di quella feconda
epoca in cui il mondo degli specchi e il
mondo degli uomini non erano come
adesso incomunicanti l'ombra malinconica
di un'orchidea la frivolezza del papavero
che Baudelaire portava dietro l'orecchio
con lo sguardo leggermente estasiato
tipico
            degli artisti i libri specie
se vecchi richiedono fantasia piuttosto
che intelligenza il libero gioco
del telecomando costantemente
a vostra disposizione per rendere tutto
più semplice in un mondo che cambia
ogni giorno
                    l'esaltazione dell'impotenza
la seduzione della morte il fantasma
della
            crocifissione allo sguardo
di desiderio posso rispondere
con un altro sguardo di
                                    desiderio
facendo filtrare all'esterno l'essenza
misteriosa di ognuno i fumi il profumo
della vittima mentre l'officiante
mangia la carne umana al posto del dio
può appagare tutti i deliri di onnipotenza
in cui tutti lottano spietatamente
per mantenere il diritto di accedere
ai dati
            del resto gli uomini hanno sempre
avuto bisogno di classificare
di catalogare ogni cosa per
                                            poter
tenere sotto controllo la vita
pure la bellezza seppure offensiva
ha uno strano potere il desiderio
di smuovere qualcosa
                                    la vidi che
deponeva gli occhiali che si apriva
la scollatura quasi fosse insofferente
del vestito un sondaggio dice che
vengo usata troppo poco come dire
accendi il televisore e spegni
                                            la mente
un nero che solo chi ha intravisto
i confini della luce può dominare
il sapore amaro della finitezza
                                            umana
sotto forma di ombre geometriche
molta intelligenza ma poca
                                            fantasia
la vidi che scioglieva lo chignon
e che apriva la scollatura quasi fosse stata
accaldata fatica
                            è la prima parola
che le è venuta
                            alla mente quando
le ho chiesto di pensare
                                    alla sua vita
immedesimandosi nel Rimbaud dei bagni
pubblici in un mondo di top model
reali o immaginarie alte altissime
                                                    e magre
donne che hanno su di sé lo splendore
intenso della carne sperdute e sole
nei cieli
            ma lei non ha una voce qualunque
né una capigliatura qualunque
                                                    né
un profilo qualunque docile agli ordini
del suo infatuato maestro ha fatto
posare una venditrice ambulante come
se fosse stata Paolina Borghese
all'inizio con una Polaroid
                                            poi
con una Hasselblad aumentando
i tempi di esposizione per penetrare
maggiormente il soggetto i fantasmi
non generano solo
                            paure si scoprì ancora
di più e a me sembrò bellissima
l'ultimo compagno di una notte
fu un tubetto di sonniferi
                                            lascia
che la mia bocca vada dovunque
vuole

1992



Sergio Fumich

IL NOME DEL GAROFANO
Keraunia / Zanzibar
Keraunia Rivista di Poesia, Brembio (Lo) 1995.
Published by Keraunia Rivista di Poesia, Brembio (Lo) 1995.

Da un mio vecchio compagno ed amico
che aveva visto nella sua vita
i drammi delle democrazie io
                            ho imparato
ad avere orrore del vuoto politico
nel vuoto tutto si logora si disgrega
                                     si decompone
ho sempre pensato e penso che
                             un minuto prima
che una situazione degeneri bisogna
saper prendere una decisione assumere
una responsabilità correre
                          un rischio
non facciamo tutta cerimonia prende
48 ore e richiede
                 sacrificio umano
facciamo versione di due ore
senza (sigh!) sacrificio umano
                              solo
selvaggio urlante farebbe pasto
senza fare danza
di gratitudine di due ore
grande mela
           è antica danza indiana
piedi impazzano ma faccia è
                           di bronzo
penso che in un momento così teso
e così difficile siano più che mai
                                  necessarie
una grande consapevolezza ed una
grande responsabilità democratica
diversamente
            si produrrebbe una
frattura di portata storica
nelle linee di fondo del nostro
                               progresso
voglio ritirarmi
                'pena che faccio un milion
ricco o povero che sei è bene aver
                                  soldi
un barbiere non può diventar ricco
solo tagliando i capelli
                        sono i piccoli
incerti che vi danno l'agiatezza
non credo che ci sia nessuno
                            in quest'aula
responsabile politico di organizzazioni
importanti che possa alzarsi
                            e pronunciare
un giuramento in senso contrario
a quanto affermo il buono è meglio
                                  del cattivo
perché è più meglio
                   i partiti specie
quelli che contano su
apparati grandi medi o piccoli
                              giornali
attività propagandistiche promozionali
e associative
             e con essi molte e varie
strutture politiche operative
hanno ricorso e
               ricorrono all'uso di risorse
aggiuntive
          in forma irregolare od illegale
dacci dentro bimbo tanto
il prosciutto di Dogpatch riciccia
                                  sempre
e te devi lavorar far il meglio
per la tua famigliola sono
                          proprio
convinto che il medesimo sentimento
ha provato la grande maggioranza
                                del Paese
non so cosa si propongano oggi
tutti coloro che mirano al peggio
che alimentano ogni forma di
                            qualunquismo
che utilizzano la politica l'informazione
lo spettacolo come mezzi puramente
distruttivi
           mi consenta mi consenta senta
visto il carattere di necessità e urgenza
mai aglio o cipolla meglio evitare il pesce
al massimo qualche mollusco qualche crostaceo
meglio esser prudenti con la carne
passi vitello e manzo ma si eviti
frattaglie selvaggina ovini pollame
                                   visto
il carattere di necessità e urgenza benissimo
le quaglie con polenta
                      e salsa di funghi
mi consenta mi permetta senta
                             non sbaglierà mai
preparando un risotto facendolo seguire
da verdure fresche
           - Ah Silvio e sempre co' 'sto risotto -
mi consenta mi consenta senta
visto il carattere di necessità e urgenza
la tavola dev'essere apparecchiata
con tovaglie
            bianche piatti bianchi
Antica Doccia Richard-Ginori sottopiatti
d'argento a centro tavola sempre
                                fiori
freschi rose o in caso di colazione
di gusto
        campagnolo tulipani e margherite anche
le opposizioni sono
                   d'accordo mi consenta
visto il carattere di necessità e urgenza
non far mancare l'acqua minerale Lario,
il Riesling bianco della riserva Valliana
poderi
      tra Toscana ed Emilia il casareccio
del vecchio forno del Ghetto di Roma
mi consenta senta stiamo
                        studiando
un decreto legge che eviti i grissini
                                     i cracker
c'è più grasso lì che nel pane
                              nell'immediato
non verranno intaccati i diritti maturati
mi consenta mi permetta
                       il popolo
è sovrano ma è il governo che governa
la maggioranza è maggioranza dunque
ha sempre ragione mi consenta senta
riposo tre ore e mezzo
                      per notte meno
di Benito e Napoleone quando non si dorme
abbastanza si è più intelligenti diceva
Kafka si vincono perfino scudetti
fatemi almeno un divano comodo
se no come faccio a ricevere
                            i capi di stato
in queste condizioni già mi son portato
da casa dieci tovaglie merletti e lino
l'argenteria una scrivania dell'Ottocento
due metri e quaranta boia chi molla
mi consenta mi permetta mi consenta senta
i francesi non dicono scendere in piazza
ma nella rue
   e anche gl'inglesi take to the streets
prendono le strade non la piazza ci vediamo
in piazza si dice da noi le belle piazze
della Roma eterna donnine che girano
tra i tavolini uomini in cilindro sparati bianchi
magistrati professori militari con le sciarpe
tese sul petto sul ventre ermellini
toghe nastri massonici tutti
a mangiar granite a bere cappuccini
Italia Italia Italia viva Berlusconi
se vedo una sola tuta da operaio m'incazzo
e me ne vado
            col Magnum novanta all'ora
in quindici minuti si è sulle Bocche di
                                     Bonifacio
ci chiaman canaglia ci chiamano fanatici
perché noi diam battaglia ai falsi democratici
in camera da letto ho rimosso
la moquette grigio fumo stava
lì da un'eternità il colore non era più
                                identificabile
senta sotto la sporcizia ho trovato
                                   un pavimento
splendido in marmo rosso
                        italiano
ho tolto anche l'armadio a muro
tagliava
        in due la stanza fatto installare
dalla signora Fanfani sacrificando
anche il lampadario ho sostituito
il vecchio damasco grigio pieno
                               di macchie
e rappezzi la mia casa in via dell'Anima
una stradicciola angusta mette
a disagio la scorta l'espone a pericoli
ho voluto mettermi la coscienza
                               in pace
e poi non faccio mistero
di voler governare a lungo
mi consenta
           mi consenta 
                       mi consenta


Arriva al Quirinale per dimettersi
alle 13.30
          comunisti
                   dopo una notte in bianco
comunisti mi consenta
                     comunisti
e l'ultimo consiglio dei ministri
comunisti comunisti comunisti
che ha sancito comunisti l'inopportunità
di una conta parlamentare
sulle mozioni
             di sfiducia comunisti
- mi sono finalmente tolto un peso -
                                    comunisti
l'espressione del volto
                       sovraeccitato comunisti
non vinto
         - boia chi molla -
                           comunisti
dopo sette mesi buio fitto
                          alle 13.30
Berlusconi adieu sui giornali
                             e in tv
comunisti mi consenta comunisti
- lo dico a quelli che mi mandano i fax
dicendomi di tener duro - comunisti
- comunque abbiamo lavorato bene
un barattolo di miele otto grappe
quattro aranciate un succo
                          di frutta
due acque minerali
                  una porzione di alici salate
tre caffè tre chinotti un cappuccino
una pensione
            del ministro Dini
sette milioni settecento ventotto
mila duecento quindici lire 
nette mensili comunisti quindici
anni di versamenti contributivi
                               comunisti
e dimenticavo uno stipendio
                           da ministro
quattro milioni al mese -
                         mi consenta
comunisti comunisti mi consenta senta
mille cinquecento dodici proposte
                                 di legge
la regolamentazione della produzione
del salame di Fabriano un marchio doc
per le anguille
               di Comacchio regole
sull'allevamento e la commestibilità
degli struzzi l'istituzione
                           dell'albo
dei cavatori di pietre delle estetiste
delle guide ambientali dei tributaristi
dei dottori naturalisti dei bibliotecari
degli archivisti dei gestori
                            di locali
per flipper e videogiochi regole
regole regole comunisti regole
per la conservazione la raccolta
                                del tartufo
comunisti federalisti autonomisti
leghisti azzurri secessionisti comunisti
e l'estero vuol mettere
                       siamo un popolo
sfortunato ma anche noi potremmo
                                risollevarci
se avessimo
           un nostro Forza Italia
un Forza Albania in lingua madre
                                Forca Shqiperi
comunisti certamente è anomalo
che in uno stato democratico esista
un pubblico servizio che va contro
la maggioranza che ha espresso
                              il governo
del paese non fosse per Berlusconi
                                  sempre in tv
sempre con il sorriso che dà fiducia
ma chi sareste mai voi italiani?
                                comunisti
comunisti mi consenta comunisti
Silvio è mio padre mia madre
                            mio fratello
mentre la nave affonda l'orchestrina
suona
     imperturbabile alle 13.30
al Quirinale dopo una notte in bianco
la foto di Veronica incoronata
da una cornice dorata
                     come l'icona
d'una Madonna i suoi tre bambini
là
  sotto vetro
             dopo una notte insonne
il più ultra anticomunista dei politici
verso un qualche futuro
                       sulle ali del suo passato
al Quirinale dopo una notte in bianco
dopo una notte in bianco
dopo una notte
dopo una
dopo


Sua Emittenza
             dimissioni
Sua Presidenza
              dimissioni
Sua Prepotenza
              dimissioni
Sua Astinenza
             dimissioni
Sua Intromettenza
                 dimissioni
Sua Interferenza
                dimissioni
Sua Invadenza
             dimissioni
Soldi-sesso-successo e strafottenza
                                   dimissioni
Sua Cazzuola piduista
                     dimissioni
Venditore di palloni qualunquista
                                 dimissioni
Palazzinaro affarista
                     dimissioni
Venditore di sogni super-piazzista
                                  dimissioni
Berluscaz
         dimissioni
Berluskaiser
            dimissioni
Berluskaiser del Tuben
                      dimissioni
Tubo vuoto
          dimissioni
Quarto potere
             dimissioni
Faccia-di-plastica
                  dimissioni
Sorriso-a-salvadanaio
                     dimissioni
Nome-d'arte-Dudi
                dimissioni
Uomo-ragno
          dimissioni
Cover-boy
         dimissioni
Grande Prosciutto
                 dimissioni
Lanciere bianco
               dimissioni
Nano pelato
           dimissioni
Zorro Mandrake 
              dimissioni
Corsaro Nero
            dimissioni
Turco di Arcore
               dimissioni
Duce nuovo duce
               dimissioni
Valeria Marini
              dimissioni
La figlia di Scalfaro
                     dimissioni
Gran Seduttore
              dimissioni
Se avesse le tette farebbe l'annunciatore
                                         dimissioni
Programma confuso
          incerto avventato insufficiente
                                         dimissioni
Ideologia norditalianreaganiana
                               dimissioni
Acqua calda però sovversivo
                           dimissioni
Peggio del vecchio
                  dimissioni
Compare di Craxi
                dimissioni
Affossatore di Mani Pulite
                          dimissioni
Orco demoniaco terrificante
                           dimissioni
Satana
      dimissioni
Satana completo di corna
                        dimissioni
Satana completo di corna
       zoccoli coda e puzza di zolfo
                                    dimissioni
Ceausescu
         dimissioni
Ceausescu buono sì buono troppo buono
                                     dimissioni
S'è portato a letto le più formose
                                  dimissioni
Napoleone di Segrate
                    dimissioni
Nato per fregarci
                 dimissioni
Refrattario al contraddittorio
                              dimissioni
Cambia idea più spesso delle mutande
                                    dimissioni
Robin Hood al contrario
                       dimissioni
Mi pare una caricatura
                      dimissioni
Colossale fregatura
                   dimissioni
Mago buono inesperto e fesso
                            dimissioni
Mulino Bianco
             dimissioni
Mister Thatcher
               dimissioni
Scioccamente rassicurante
                         dimissioni
Pallino gonfiato
                dimissioni
S'è dato alla politica
    per salvarsi dai debiti
                           dimissioni
Berluscosa
          dimissioni
Quel Berluscosa lì
                  dimissioni
Berluscon de' Berlusconi
                        dimissioni
Berluscon de' Furbacchioni
                          dimissioni
Burlesquoni
           dimissioni
Berlusconi
	  finalmente fuori dai coglioni
	  finalmente fuori
	  finalmente
	  finalmente
	  amen

(dalla premessa del libretto pubblicato...)

POTENZA DI UN PATCHWORK IN POTENZA
Due parole a mo' di premessa

Questo patchwork ha avuto inellutabilmente una costruzione travagliata. Iniziato ancora in era Craxi pre-tunisina, il Craxi tangentaro aristopartitico anti-repubblica-fondata-sul-lavoro-vero doveva esserne il bersaglio - come ben si avverte dalle prime battute che riportano brani del famoso e ormai dimenticato discorso alla Camera.
La caduta degli dei mazzettari è stata così repentina da non permettere l'effettiva realizzazione del patchwork. Per fortuna (si fa per dire), dalle ceneri del garofano è rinata la fenice nazional-craxista di Berlusconi. Il lavoro non era poi tutto da buttare, si poteva continuare. Ma, il tempo di raccogliere del materiale in una calda estate, l'abbozzare la continuazione e puf, un altro mito antipopolare antidemocratico che si sgonfia.
All'aedo che resta? Piantarla lì in qualche modo. Sono particolarmente grato a Giorgio Dell'Arti e alla sua rubrica Villaggio globale su Sette del Corriere della Sera, che, pub­bli­can­do nel numero 1-1995 di quel supplemento il lun­ghis­si­mo elenco degli epiteti regalati al Cavaliere nella sua breve parabola di governo, mi ha permesso la facile redazione della litania che conclude il tutto.


Sergio Fumich

BUCO GLOBALE
Keraunia / Samizdat
Keraunia Rivista di Poesia, Brembio (Lo) 1992.
Published by Keraunia Rivista di Poesia, Brembio (Lo) 1992.


Spazi infiniti e maestosi
cieli stellati e luminosissimi
natura primitiva e incontaminata
telex telefono e fax non funzionavano più
le notizie principali
                     Russia Jugoslavia
conferenza di pace palestinese
                              rifluivano solo
dalla Bbc che le trasmette per radio
dalle 6 fino alle 14
                    ogni ora
provo una strana gioia nel ritrovare
l'umano a migliaia e migliaia
di chilometri da casa
           	     dal luogo dove
il piacere della convivenza si stinge
e si perde nell'abitudine
                         ci sono mille modi
per testimoniare la voglia di un mondo
più pulito e rispettoso
                       della natura
oltre un centinaio d'indiani
              	            della tribù Kaiowa
hanno scelto il suicidio collettivo
come gesto di libertà
verso un mondo che li soffoca
dopo questa esperienza indimenticabile
entra nello spazio
                  "Fenêtres sur le Monde"
e goditi uno
            dei più bei film
mai realizzati sulla natura
Fidel Castro che elenca i problemi ambientali
del pianeta mentre Bush
                       lo segue
con il mento appoggiato sulla mano
e alla fine gli concede l'applauso
                                  sorridendo
le gazzelle brucano con una
curiosa indifferenza
                    proprio là dove
le carcasse di loro sfortunate compagne
testimoniano i resti del pasto
                              del leone
è Kipling che rammenta come
                           ogni mattina
la gazzella sappia
                  che se non troverà da mangiare
morirà esattamente come lo sa il leone
se non troverà la sua gazzella
quotidiana popcorn e risate
per una giornata piena di sole
basta un paio di occhiali
perché l'impossibile diventi vero
un muro di 48 schermi Philips
16 per 9.100 Hz
               convinceremo Eltsin
che non deve avere timori al riguardo
i poveri
        dovranno essere liberati
dal loro esilio di schiavitù
                            e umiliazione
bisognerà provvedere ad una più equa
distribuzione di opportunità
                            e benessere
frenare la crescita della popolazione
ma più semplicemente basterebbe
mettersi mentalmente nei loro
                             "panni"
per non fare ad essi ciò
che non vorremmo fosse fatto a noi
con 650 milioni di bambole vendute dal 1959
grattacieli e limousine frac e orchestre
ed una pista di pattinaggio
                           su ghiaccio
per ricreare l'atmosfera mondana
                                e frenetica
dell'imbattibile metropoli americana
                                    attenti
alle pistolettate
                 chi non si è adeguato
al nuovo ordine planetario viene
colpito
       duro
la Casa Bianca sta aggressivamente tentando
di garantirsi l'elettorato conservatore
all'angolo della Trentatreesima strada
                                      là
imperturbabile un vecchietto
vendeva pezze bagnate trovate
chissà dove
           contro i gas
è quanto di più significativo
si verifichi oggi
                 sulla scena artistica
l'arte ecologica nasce
dal riciclaggio dei "rifiuti"
Arman
     ha incollato alla tela
una bicicletta verde
Mimo Rotella ha dipinto
                       un arcobaleno
mentre Oldenburg lancia
                       il suo messaggio
attraverso un torsolo
                     di mela
il discorso di Bush deprime
                           il summit
dal disastroso viaggio in Giappone
con svenimento in mondovisione
alla controversa tre giorni di Panama
                                     e Rio
Bush pare avere perduto il tocco
giusto ma il presidente americano
nega che la sua performance carioca
sia stata
         meno che brillante
e si lascia
           assorbire
dalle emozioni di questo Eden 
dove il tempo sembra essersi fermato
dove i sogni diventano realtà
campo da golf con 18 buche
e tutti gli sport che potete desiderare
dalla piscina al tennis
                       al fitness
                                 alla vela
un grazioso giardino attorniato da villette
con stucchi e balconi
una piazza piena di gente
con bandierine a stelle e strisce
e manifesti "Viva il presidente"
e i fucili puntati
alla pancia di chi passa sospetto
una sfida ispirata al rischio
                             e al disagio
se credete di essere immortali
avete tutta la nostra
                     simpatia
Coca-Cola dà il benvenuto
                         in Europa
è il primo codice di condotta
                             etico-ambientale
è il primo "master plan" dell'ambiente globale
in pratica la fine della Guerra Fredda
si cena di fronte ad un falò
i giapponesi mangiano riso
gli italiani minestrone
svizzeri e americani omelette e hamburger
i russi e i polacchi
                    hanno portato con sé la vodka
gli obiettivi diventano subito chiari
sorrisi reciproci scambio di doni
magliette e medicinali scatolette
                                 di carne
e buste liofilizzate di pollo e riso
poi un gruppo di donne
                      e bambini
si fa fotografare
una notte di festa
                  per tutti
io avevo bevuto
               mia moglie aveva bevuto
la ragazza che si chiama Leticia aveva bevuto
tutti quelli che erano con noi
                              avevano bevuto
già bruciavano bandiere americane
                                 e copertoni
di gomma quando l'esercito ha cominciato
a sparare a casaccio
                    dozzine di candelotti
"No a los emperialismo yanqui" qualche
bastone è volato
                qualche bottiglia e sassi
polizia e militari da ogni parte
fili spinati
            come avverte un cartello
diffuso è proibito il turpiloquio


Gli alberi hanno migliaia di anni di vita
diritti con basi e radici enormi
larghi tre quattro metri
                        sono perfetti
alti
    dai cinquanta ai settanta metri
in cima un enorme tetto
                       verde
alla base la vegetazione
caduta forma un tappeto
                       filtrano
i raggi del sole sprazzi di luce
la prima cosa che noti è la perfezione
del suono
         e dell'immagine del tuo schermo
identica a quella della televisione
i motel a Rio sono lussuosi alberghi a ore
con camere fornite di specchi
su pareti e soffitti grandi letti rotondi
arredamenti suggestivi che
                          non risparmiano
neppure finte
             cascate d'acqua
le mulatte dagli alti culi di marmo
che stazionavano pigre sulle spiagge
di Copacabana in attesa
                       di innamorarsi
di un altro turista
                   sono sparite
dissennata distruzione
di un patrimonio planetario che
nessuna
       convenzione
                  internazionale
è riuscita finora a fermare
altro segno di mutamento
nelle misurazioni dell'esistenza
di quelle cinture
                 e cerniere
in cui ci ingessiamo
                    mai dormire
per terra c'è il pericolo dei
                             serpenti
lusso e distinzione per una vacanza
dal fascino discreto
                    Newport Bay Club
un'atmosfera languida e
                       raffinatissima
la perfezione dei prati all'inglese
la bellezza sublime del lago
per ritrovare un lusso
                      ed un saper vivere
ormai dimenticati
tutto il calore di un rifugio di montagna
Sequoia Lodge
             nei pressi di una pineta
ai bordi di un lago di montagna
                               accoglienti
rifugi in legno per gustare la
                              natura selvaggia
scaldarsi accanto al camino d'inverno
e trovare rifugio sotto agli alberi
                                   d'estate
si è montato anche un fondale immobile
bugiardo
        di grattacieli e spiagge bianche
seducente per chi vuole consumare
in un fotogramma senza spessore
la leggenda della città più bella
                                 del mondo
dovendo vivere chiusi in una prigione
come il greco Zenone definiva
                             l'esistenza
c'è "salvezza" per chi almeno cerca
di visitarne tutti i lati
un lungo viaggio ai confini del pianeta
l'avventura ha questo solo
                          significato
niente rambismo niente eroi emozioni
molte paure retorica ai margini
Adventure Land
              alla scoperta di terre lontane
serate esotiche in compagnia di bucanieri
gaudenti
        i vostri personaggi preferiti
il corrucciato Boutros Ghali
il pragmatico Kohl un liturgico Fidel Castro
un cereo Li Peng i giapponesi
e gli europei irritati contro gli Stati Uniti
ma diplomaticamente disposti a
                              incassare
Gamela Leitao che Bush non sa nemmeno
chi sia ma in compenso sa ben poco
del Presidente americano
                        anche lei
è una ragazza simpatica
                       che ride sempre Gamela
col buio diventa "Chupeira" e concede
a pagamento le sue raffinate arti
                                 amatorie
difficile sottrarsi alla
                        tentazione
di dimenticare la mattina l'orologio
da polso dove lo si è lasciato la sera
                                      prima
per entrare in un mondo visitato
non più dai simboli ma dal loro antico
referente di forze libere
                         in carne ed ossa
preziose opportunità di sfruttamento
intelligente della diversità
                            biologica
sono gli artisti che mettono in mostra
cosa possono fare l'arte
                        e la fantasia
il meglio delle camere e degli svaghi
in sei alberghi a tema
                      veramente unici
come diceva il Mahatma Gandhi con semplicità
il nostro mondo ha abbastanza per i bisogni
di ogni persona non per la sua
                              avidità


Veronica e l'asciugamano via
col vento
         nella nostra civiltà di vincenti
questa sì è una bella sfida
milleseicento chilometri
di solitudine di fatica di silenzi
cactus deserto solleone
                       jet-set newyorkese
strani armadilli che strisciano
su un terreno rosso come il sangue
tra moncherini d'albero
                       mille suoni
diversi
       un concerto di animali
con le prime luci dell'alba
che filtrano dalle finestre
                           aperte
sul cielo
         nel muro della foresta
sponsorizzata a suon di milioni
i coccodrilli
             sono opere d'arte
le formiche sono opere d'arte
                             come le etnie
hanno bisogno di dimostrazioni
di solidarietà
              uno spettacolo rock
avveniristico al ritmo degli anni '90
un'intervista alla televisione
brasiliana
          "Rede Globo"
in contrasto profondo con i partiti
di ispirazione socialista
                         capitalista
con i movimenti democratici e la stessa
Chiesa cattolica
                di prossima uscita
per i tipi della Mondadori
quando l'uomo
             di bambù camminerà
sull'acqua il mondo sarà
                        salvo
distruggendo
            un apparecchio per le
radiografie un vecchio trovò uno "strano"
nucleo luminoso
               che si portò a casa
era Cesio 137 che gli corrose la
                                mano
e uccise 118 persone a cominciare
da sua figlia
             noi sappiamo
come rendere felici i bambini
la camionetta del tribunale
dei minori ha spazzato via dalle strade
3600 meninos
            raccattati a forza e sbattuti
in un vecchio istituto correzionale
poveracci raccolti per strada
                             gente
dalla faccia troppo poco pulita
ragazze che sembravano allegre
                              fuori misura
leoni zebre giraffe elefanti aquile
tigri ippopotami gazzelle che altro
non sono
        nell'antico linguaggio del mito
e dell'arte se non
                  gli equivalenti
della forza della fedeltà della ferocia
del coraggio dell'eros della
gelosia del tradimento
                      un modo per
ricordare Chico Mendes il leader
                                assassinato
chi è titolare ha i suoi privilegi
un progetto
           partito cinque anni fa
che per ora coinvolge quattrocento
artisti
       di tutto il mondo che praticano
l'ecological art nella forma forse
                                  più vera
presidenti primi ministri
                         re
sultani e sceicchi Bush Major Kohl
                                  Li Peng
e Fidel Castro
              uno zuccherino ammodo
che verrebbe bene persino alle educande
del pio collegio della Vergin Maria
notte e giorno spettacoli e magia
si susseguono in un immenso parco
delle meraviglie
                gambe in alto per il Lucky
Nugget Saloon i nostri spettri
                              muoiono
dalla voglia di vedervi
noi abbiamo poi deciso che ai brasiliani
in questi giorni facciamo pagare
10 dollari a marchetta e invece agli
                                    stranieri
gliene facciamo sborsare 100
le due proposte sono strutturalmente
legate ha sottolineato De Michelis
l'una infatti
             rappresenta un obiettivo
l'altra uno strumento
                     mi sembrano
entrambe ragionevoli
                    e realistiche
per i Verdi di tutto il mondo
è peggio di una catastrofe ecologica
come sottolinea un recente
                          documento
del Wwf internazionale la vastità
del problema richiede risorse
                             nuove
aggiuntive rispetto a quelle già
erogate dai Paesi più ricchi a quelli
in via di sviluppo
                  popcorn e risate
per una giornata piena di sole
e alti culi di marmo pigri
                          sulla spiaggia
di Copacabana
             divertimento
e buon nutrimento in perfetto
                             abbinamento
dice Gamela e ride facendo ballare
la montagna del suo gran seno
                             nero
una delle maggiori attrazioni
del Forum Globale
                 sono gli occhi
che parlano non il nostro povero
                                inglese
l'occhio non va oltre i sentieri
e quando cerca l'altezza non vede
che il tetto della foresta
verde e impenetrabile 
                     dove
i sogni diventano
                 realtà
c'era una volta
               un albero
la maggior parte delle persone non sapeva
neppure esistessero
                   a ripensarci
oggi verrebbe da mangiarsi le mani
dalla rabbia
            non passa anno in cui
un grande vertice ambientale
non sia destinato alla salvezza
del patrimonio verde della Terra
la perdita del manto vegetale
                             e delle radici
espone all'erosione
                   su scala più vasta
le conseguenze investono la stabilità
socialisti e repubblicani hanno
                               rivelato
con una breve nota l'inspiegabile
e improvviso deperimento
                        del garofano
e dell'edera la quercia è
                         irrimediabilmente
scomparsa dal simbolo del Pds dove
ora è rimasta solo la bandiera
rossa con falce
               e martello
è stato un disastro
                   prima che fosse chiaro
il terribile contrappasso s'era
pensato
       alle piogge acide
al buco nell'ozono all'effetto serra
alle glaciazioni alle alghe
                           a tutto
diventa pericoloso allontanarsi
dal sentiero manca qualunque orizzonte
e punto di riferimento
                      addirittura
molti bambini non sanno più
chi produce le uova
                   il supermarket
rispondono
          un'avvincente quanto precisa
analisi storica sociale psicologica
del complesso rapporto d'interdipendenza
fra uomo e animale
                  benvenuti
nel paese degli elefanti che volano


Sergio Fumich

STOP STATE KILLING (1992)
Ballata che ricorda l'esecuzione capitale di Robert Alton Harris.
Pubblicata per la prima volta in Keraunia/Samizdat, agosto 1992.

Ballad telling the execution of Robert Alton Harris.
Published on Keraunia/Samizdat, August 1992.

Robert Alton Harris è morto
non voglio discutere
                    sì no ma
                            posso raccontare
l'orrore di San Quintino è arrivato
nelle case di milioni di americani
con le trasmissioni televisive del mattino
la mattina la televisione è familiare e
                                       bonaria
si parla di casa di cucina di notizie
compare un personaggio del cinema per dire
cose di buon senso
                  se intervistano un politico
è più per parlare di figli che di
                                 elezioni
spettacolo difficile da sopportare
sullo schermo il giovane manager della prigione
che torna a spiegare
                    "Come è morto? Tossiva un po'
respirava in fretta come le donne
quando partoriscono"
tra i sorrisi dei parenti
                         delle vittime
le luci delle telecamere di chi voleva
documentare l'orrore
                    il candore dei giornalisti
che hanno trovato la cosa
"meno peggio di quanto ci si aspettava"
il diritto di segnare il destino di un uomo
col pollice ritto o col pollice verso
l'uccisione di un uomo
come
    liturgia finale della giustizia
puoi ordinare
             tanto è l'ultima volta
tutto quello che vuoi
il tacchino consueto o la torta di mele
proprio come la fa tua madre
penso alle famiglie d'America
tante cellule attive
                    bene informate
la migliore democrazia del mondo
penso ai bambini
a quello che hanno ascoltato
                            capito
penso ai genitori che avranno
                             spiegato
sarebbe davvero il caso che qualcuno
raccontasse cosa dicono al condannato
che sta per morire
                  nella camera a gas
il mio unico urlo
                 né corda né gas
né rivoltellata né ghigliottina né sedia elettrica
né tutto ciò che la bontà umana
sa mirabilmente inventare
                         da sempre
"È una iena rabbiosa
                    deve crepare"
e noi?
      chi ci ridirà
                   oggi
la verità sull'uomo?
se l'uomo è solo un impasto di male
se la storia è la storia degli orrori
se la pietà è debolezza
se l'amore è illusione

           NOTICE
       anyone proceeding
       beyond this point
       implies their permission
       to a search of person
       property and vehicle

ronzavano i fax squillavano i telefoni
giù giù fino ai due antiquati
apparecchi in bachelite nera
                            solo da quelle
cornette poteva venire la salvezza
nella camera verde la fine
arriva con una pastiglia
negli Usa
         diceva
               se non appartieni alle classi
affluenti vieni semplicemente fatto
                                   fuori
allargando ai minori
                    e agli handicappati
la possibilità di salire sulla sedia
elettrica o di entrare nella camera
                                   a gas
la Corte suprema si era già fatta interprete
di un bisogno diffuso
                     in mezzo alla
                                  gente
la vita per la vita
occhio per occhio
dente per dente
mano per mano
piede per piede
"Capital punishment: Yes!"
hanno gridato hanno cantato
hanno acceso candeline
hanno inalberato cartelli
                         con slogan e invettive
un solo mondo un solo Occidente
un solo modello a cui tutto tende
a uniformarsi
             una idea della giustizia
che non conosce compassione
una idea per la quale il giusto coincide
con quello che è codificato dalle leggi
dove dice un'antica convinzione
di giorno si sorride
                    e di notte
                              si uccide
la morte come discarica
                       dell'uomo disumano
L'agonia poteva durare anche dieci altri inverni
dieci inutili
             primavere
qualche visita dei parenti
                          o degli avvocati
le catene ai piedi anche per muoversi nei corridoi

          CALIF PRISON
          B  6 6 8 8 3
           R A HARRIS
          SQ C 1 22 85

già nel 1990 era arrivato
a dodici ore dall'esecuzione
                            e l'aveva già vissuta
quella frenesia quell'eccesso di vita schifosa
tutta di stomaco e di testa
era nato con un calcio
                      Robert
una sera di 39 anni fa
                      il padre ottuso aveva
sferrato un calcio all'addome
                             della moglie
incinta di sette mesi
non gli quadravano i conti
sentiva puzza
             di adulterio
poi l'infanzia tra stupri e incesti
e tutta la giovinezza vissuta
                             da criminale
a 25 anni il delitto tremendo
a 39 avvelenato dai vapori
di cianuro nella camera a gas

         ABUSED AS A CHILD
         EXECUTED AS ADULT

da sotto la porta ci hanno passato un foglio
"È morto"
          così ricordano sconvolti i cronisti
a San Quintino
il modello americano è morto
                            asfissiato
dodici minuti di camera a gas promessa
                                      e rinviata
per 15 anni
           i suoi ultimi
momenti hanno seguito il rituale
scandito dalla
              "Procedura 769"
un libretto di 34 pagine
che il boia Daniel Vasquez conosce
                                  a memoria
basteranno i filosofi del diritto
a persuadere che uno Stato muore
quando prende per pilastro il boia?
                                   cancro
che lentamente corrode
il corpo
        democratico
                   dell'America
quando si accetta un sistema economico
che prevede tra i diversi
                         parametri
il genocidio per fame di intere
                               popolazioni
quando l'economia dei paesi ricchi dipende
dalla povertà assoluta della maggior parte
dei paesi del mondo
                   si può capire
come sia accettabile anche
                          una semplice
esecuzione capitale
Sono circa tremila i condannati
in attesa d'entrare
                   nella camera a gas
di venire legati alla sedia
                           elettrica
di subire un'iniezione letale
o di essere fucilati
o impiccati a seconda della
                           fantasia
dei legislatori locali e della
                              tradizione
dei singoli Stati
"Cerca di collaborare con noi
respira a fondo così
                    svieni subito"
è l'ultimo modo per raccogliere
consensi intorno a Bush e ai suoi
quel boia legalizzato ha spezzato
un'altra possibilità
                    un'altra speranza
per liberare gli Stati Uniti
dal morbo antico
                della violenza
e della
       sopraffazione dell'uomo sull'uomo
e il dottor King diceva
                       "Noi siamo l'America"
tutti insieme bianchi e neri
tutti insieme per lasciarci alle spalle
i linciaggi legalizzati
degli anni passati
                  la schiavitù
marciavamo fianco a fianco
                          uomini e donne
con Martin Luther King
per le strade di Selma in Alabama
come fossero le strade per liberare
                                   il mondo
"se prendi una vita devi pagare
                               con una vita"
sembra una frase di antica saggezza
provate a contare sette minuti
                              sull'orologio
i giornalisti
             come incantati
a prendere freneticamente appunti
e dettare impressioni al
                        registratore
come è possibile affidare i destini
della terra
           nelle mani di un gruppo
di potere che non rispetta
i più elementari diritti civili?
il primo diritto è quello alla vita
poi ad avere
            una giustizia uguale per tutti
basteranno
          i filosofi del diritto a persuadere
che uno Stato muore quando
prende per pilastro il boia?
                            o i sociologi
a chiedere perché i condannati
a morte siano così spesso i negri
i disperati i marginali
le ex vittime di una infanzia
                             torturata?
hanno chiuso
            quell'uomo
nella camera della morte
e con la violenza più lenta
                           e tremenda
gli hanno fatto vivere la sua agonia
e il padre di una delle sue
                           vittime
lo ha guardato fisso negli occhi
una signora sorrideva
                     un gran sorriso felice
"Puoi essere un re o uno spazzino
ma tutti alla fine devono
                         ballare
con la comare
             secca"
inesorabile la porta
                    della camera a gas
si è riaperta alle tre del pomeriggio
                                     ora italiana
Robert Harris detenuto da quindici
                                  anni
nel carcere californiano
di San Quintino è stato legato
sulla sedia per la quarta volta
                               in dodici ore
per essere giustiziato in nome
                              della legge
cinque minuti
             dopo è scattata la leva che ha
fatto scendere in una bacinella
il sacchetto di cianuro
dopo
    un minuto e venticinque secondi
Harris sembrava aver già perso
                              conoscenza
ma poi ha riaperto gli occhi almeno
                                   altre due volte
mentre le convulsioni lo scuotevano
e le guance si gonfiavano alla ricerca
di aria
       per due volte la sua testa
è caduta in avanti
                  e Harris l'ha rialzata
con gli occhi ormai inespressivi
e una vena sulla fronte che si ingrossava
non ha lottato contro i lacci di
                                pelle
che lo legavano alla sedia ma
è stato scosso da tremiti
                         ripetuti
sette minuti dopo aver inalato
la prima dose di gas letali
Robert Alton Harris ha smesso di
                                muoversi
alle 6,21 il medico di San Quintino
lo ha dichiarato ufficialmente
                              morto


Sergio Fumich

NOI BULGARI
Edizioni Disco Rosso, 1995

                                  ai compagni


La prego mi picchi ancora quanto è buono
                                        lei
ma una battuta è una battuta
un logo un simbolo un nuovo partito
                   un canto del cigno
la voglia di affogare dentro
la generica ricerca di un'alleanza
                                  al centro
Berlino il Libano i paesi d'Oriente
tenere pulita la casa lavare i piatti
e i cassonetti da svuotare
                          ogni mattina
meglio pensare al Papa scrittore poeta
uomo attento alla dimensione dell'eros
the global fragrance for men
                            pour les hommes
qui aiment les femmes qui aiment les hommes
il passaporto per il nuovo millennio
                                    meglio
scegliere ciò che non ha bisogno di aggettivi
la bella politica un paese normale
dicono che puzziamo buffo vero?
dicono che abbiamo l'odore dei cadaveri
eppure non credo che siamo alla fine
tra temi alti e minimalismo un gergo
destrutturato e vezzi cult il rumore
della Terra che gira sul suo asse
                                 e poi
con la barca a vela la cucina
un po' di tivù qualche sera al cinema
la possibilità di una seconda fase
della propria vita
                  ma il bello della vita
è scegliere con la morte nel cuore
ci si ubriaca del mondo ragazzo mio
tu sei qui ma puoi anche essere qui
what a wonderful world lo zucchero nel tè
un caffè fatto col caffè
                        l'orzo e il riso
otto ore di lavoro salire su un autobus
e la bolgia i cattivi odori gli aliti pesanti
e il grande condominio coi panni stesi
le voci troppo forti di chi si parla
da un balcone all'altro la faccia spaesata
di chi è abituato a farsi coraggio
occhi che rallentano sulle ragazze
come di fronte a un vassoio di cioccolatini
il guaio è che questo è un Paese
che ha l'idea del tragico e del sarcastico
ma non dell'ironia
                  noi bulgari
quando vogliamo bene a qualcuno usiamo
sempre il diminutivo però non abbiamo
saputo o voluto insegnarlo
                          ai nostri figli
prima dello stupore per i raggi laser
le danze frenetiche agli ordini
del disc jockey il profumo
di qualche spinello
                   consumazioni escluse
troppe aspettative esistenziali
e ferie d'agosto la politica
è un gioco da vecchi una baracca
di cartone un posto provvisorio
in un cantiere in un bar in un grande
magazzino una bandiera
                      della sinistra
non dite in giro tenetevi per voi
                                 il fatto
i panni sporchi si lavano in famiglia
e l'ultimo chiuda la porta
e guardate che il secondo comandamento
e il nome di Dio c'entrano poco
se la gioiosa macchina da guerra s'impantana
in un Paese di campi di calcio
                              anzi nell'erba
di uno stadio che tutti possono calpestare
e finisce per sembrare normale
che si gridi comprate Pasolini!
e che solo questo conti
                       con lo stesso spirito
le stesse ragioni per cui d'estate 
si vaga per le feste dell'Unità
pesce frittate verdure polpette
e patatine un buon fritto dorato
liberi dai miti fedeli a se stessi 
                                  perché 
non sedersi sul sedile e meditare
su amletici dilemmi in una stanza 
con la grata alla finestra
                          è tempo
di dedicarci a noi stessi circondare
il nostro corpo di attenzioni totali 
dimenticando le implicazioni sociologiche
i discorsi sulle periferie
la disgregazione urbana e sociale 
e sotto una pioggia di striscioline di carta
raccontare le battaglie di Risiko 
in un mondo senza corpo e senz'anima
e i risultati già il mattino dopo
cominci a vederli gradualmente scompaiono
i piccoli difetti che da tempo volevi 
cancellare Avanzi e Cuore Rossi e Benigni 
i cantautori le scritte sui muri 
le scarpe buttate in mezzo alla stanza 
I had a dream
             e i sogni non li sveliamo
perché si avverino perché la qualità 
dell'erba influenza quella del latte
perché non c'interessa il centro 
                          dell'inquadratura
ma i suoi bordi per non cadere schiavi
del telecomando perché il buio assoluto
stupisce più degli effetti speciali 
e c'è chi è capace di friggere l'aria 
per fare un bel viaggio sul Nilo
a vedere le Piramidi il Circolino
tre campi da bocce e qualche tavolo
per giocare a carte 
                   la politica non basta 
per cambiare del resto il Sessantotto 
                                     e dintorni
fu anche un fatto di vestiti o di look 
come si sarebbe detto più tardi 
                               l'uomo 
è passeggero soltanto di se stesso 
davanti ad uno specchio ora mi vesto
da vecchio jeans e camicie 
                          fantasia
e niente cravatta e stivaletti col tacco
non ho alcun interesse a essere 
                               come gli altri 
con la luna o con il sole tra i capelli 
quante ore avete perso in inutili attese 
oltre l'orizzonte piatto dove alcune 
grandi figure dipinte di rosso 
ci guardano dove rullano i tamburi cinesi 
senza pretese di essere un giornale
per intellettuali un numero zero 
per una clientela festosa 
                         e cosmopolita
ma pensiamo anche ai muri il tempo perduto
dove cadono ancora i calcinacci 
alle nove di sera eravamo ancora lì 
a discutere creando varianti 
                            d'atmosfera
i rossi i rosa i coralli per una scelta 
facile ed un risultato perfetto
                               Why Prague
vuoi andare oggi qualunque 
cosa vuoi fare lavoro italiano
un trionfo di tappeti argenti pezzi 
d'antiquariato ma anche il piacere 
d'un pennino in oro massiccio è sempre
una sorpresa nessuno 
                    si improvvisa 
nessuno si rivela per caso il mucchio selvaggio 
per affrontare 
              gratta e vinci
                            l'estrema resa 
dei conti sotto le macerie di tangentopoli
in una palude abitata da giganteschi 
                                    coccodrilli 
timeless like mountains of Nevada
ah l'importanza della prospettiva
per prendere coscienza di questo vuoto
narrativo di una vita disumana 
che si consuma da sempre in nome del profitto
let it be let it bleed perché la fame 
è una brutta bestia nessuno 
                           chiede 
mai al poeta di spiegare come
e perché nasce una poesia neppure 
a voler essere buoni anzi buonisti
anche se un simile stato di cose
non può continuare molto più a lungo
se la gente semplice trova che sia 
                                  impossibile 
essere obiettivi su qualsiasi cosa
sanità lavoro fisco e mezzogiorno 
crisi industriali oggi 
                      per cancellare 
qualcosa basta trascinarla nel cestino
e non occorrono i soldi 
del patron della Fininvest né il sorriso
che ammalia per chi esce dalla massa 
per chi lascia il frenetico correre 
di soliti noti da un convegno a un 
                                  dibattito
noi che temevamo il Grande Fratello
frutto macabro della tecnologia 
                               postmoderna 
e gli archivi di foto rubate 
e le piccole soddisfazioni racchiuse
in vuote parole e la paura che il sogno
americano avesse una faccia da incubo
noi uomini a piedi lungo i binari 
e la gran voglia di buttarsi oltre 
quella linea sottile noi che dovevamo 
insegnare alle masse con precisione 
ciò che avevamo ricevuto da esse 
                                con confusione 
intrinsicamente perversi a causa
della nostra filosofia implicita 
a partire dai saperi dalle pratiche 
dei movimenti tutto 
                   rigidamente 
                              all'interno 
di un medesimo linguaggio
di una medesima razionalità
il passato sembra pesare legare a ceppi
impedire la novità quotidiana 
ostacolare il cambiamento mentre 
tutto intorno a noi lo
                      esige 
bisogni veri e sogni di plastica 
e arance vendute come salute 
e automobili non tanto per dire
e profumi voglia di assoluto 
e polenta in otto minuti ottima 
e i quattro ragazzi di Liverpool
estate vacanze relax viaggi 
ma dimenticare è prima di tutto
pigrizia poi è anche impossibile 
                                forse 
si potrebbe vincere dicendo la verità 
ma nessuno più garantisce che ci sia 
abbastanza gente disposta 
                         a ribellarsi
per il semplice fatto che pochissimi 
- non conosciamo ancora i dati ufficiali -
sono in grado di riconoscere il vero 
anche se è lì nella loro vita 
soprattutto alla sera quando si alza
una nebbia che nasconde tutto quello 
che ci si è lasciato alle spalle 
                                a Neuengamme
in Germania c'è un ex lager nazista
trasformato in centro per la pace 
                                 a Barcellona 
i bambini handicappati vanno in vacanza 
al mare si incontrano gruppi e progetti 
aspiranti esperti di nonviolenza e futuri 
zootecnici tropicali sulle tracce
                                 di Gandhi 
in una sacca tutto il necessario
per sopravvivere nell'Italia dei mille
divieti due capi di vestiario uno
pulito e uno addosso e un terzo 
più decoroso per i posti di polizia
o negli uffici poiché a volte 
                             l'immagine
ha più importanza di un passaporto 
studiare il sanscrito a Londra imparare
l'inglese tradurre in francese le opere base 
del buddhismo tibetano con una veste
arancione sopra i calzoni approfondire 
il taoismo dopo Mosca e Pechino
conferenze articoli libri un racconto 
un intreccio tra una vita e tante vie 
un diario troppo lungo una fuga 
                               d'amore 
espulsi anche dalla gioventù comunista
trovarsi in nove o forse otto
a ben contare quattro cinque sbagli tre 
rifacciamo la conta per controprova 
                                   uno
Distacco ridimensionamento 
ristabilimento delle proporzioni
non Faust né Prometeo ma Francesco d'Assisi 
che steso a terra canta in punto di morte 
il trionfo di una mentalità consumista 
efficientista concorrenziale vittoriosa 
dei pochi ricchi sui molti poveri 
scendendo scendendo troveremo anche grandi 
vallate e mari di acque puzzolenti 
                                  e treni 
superveloci buio come inferno e luce 
come virtù pur senza un immediato 
riscontro terapeutico ogni mese
un passo avanti e uno a sinistra
e magari come le brave famiglie tedesche 
o americane preparare pacchi con riso 
e scatolame per aiutare la Russia
fine dell'estetica sciupona delle torte
in faccia e del demenziale spreco
                                 di panna 
montata ma fuori metafora qualche volta 
si eccede le cose spesso sono più semplici 
di quanto intellettualmente si sia portati 
                                 a pensare
gli artisti molte volte sono degli intuitivi 
che fiutano l'aria e da questa si lasciano 
attraversare intorno a noi 
c'è molto di più di quel che si vede 
hamburger patatine fritte cocacola 
e merendine al cioccolato una zattera 
su cui imbarcare quando la carne 
è debole chi vive il trauma
del passaggio agli anni novanta 
                               basti pensare 
all'involucro esterno degli insaccati 
il budello pulito a mano raschiato
disinfettato solo con sale e aceto
vanto del made in Italy esportato nel mondo
un segno che il modo di mangiare italiano 
continua nonostante tutto a trasvolare 
l'oceano con il vino di casa stretto 
                                    sotto
le gambe l'unica crisi di cui disperarsi 
cactus mesquite serpenti a sonagli 
avvoltoi roteanti su qualche carogna 
sugli scaffali della Coop o della Standa 
volenti o nolenti dobbiamo riconoscere 
che siamo ad una svolta della storia 
e ci siamo arrivati nel modo peggiore 
lasciando diventare grigie tutte le vacche 
un uomo un voto l'illusione 
della sovranità una macchietta
nelle mani delle grandi corporation 
                              pubblicitarie
piglia farina di frumento e impastala 
con la rugiada raccolta la mattina
di San Giovanni e fanne una focaccia
per la tua utopia sia essa statale
familiare etica religiosa o culturale 
                                     eppure 
gli oggetti del ricordo non è detto
che siano sempre sgradevoli 
ma quando una sola persona sogna 
rimane un sogno il vecchio Swatch 
sul comodino una foto con auguri 
Compagno contadino fratello partigiano 
teniamoci per mano in questi giorni tristi

novembre - dicembre 1995



Sergio Fumich

ANCHE LORO SONO ASSASSINI
Keraunia / Samizdat
Keraunia Rivista di Poesia, Brembio (Lo) 1992.
Published by Keraunia Rivista di Poesia, Brembio (Lo) 1992.

Non potrò più morire
se non avrò
           la mia giustizia
non è giornata per lo Stato e le sue
istituzioni non è giornata di fischi
veleni o polemiche
                  non è il giorno
delle facce famose pochi
                        pochissimi
gli uomini politici d'altronde dopo
i funerali tanti sono scappati
dalla sacrestia di San Domenico
uomini e donne
              si affacciano
appendono ai fili un lenzuolo
un drappo o una piccola tovaglia
                                bianca
una finestra due finestre tre finestre
via via il bianco riluce nel sole
spunta come per una sorta
                         di magico gioco
un gesto spontaneo di tanta gente
soprattutto di tante donne
                          e dei bambini
come la piccola Francesca
che chiede alla madre di mettere
un lenzuolo più grande
                      al balcone
sarà un'invenzione immaginate
sennò Giuliano Amato con tutte
le sue greche di Dottor Sottile appiccicate
sulla grisaglia ministeriale
che di sua volontà va a scegliersi nel mucchio
l'on. avv. Facchiano Ferdinando da Ceppaloni
per farlo ministro della
                        Repubblica
ma se ciascuno di noi diventa
un servitore
            dello Stato
allora sì che saremo tutti
                          eroi
alcuni sindacalisti
                   per cominciare
sono molto colpiti e quindi turbati
dall'aspetto estetico
                     del problema
per una forma d'imbarazzo non tutti
hanno steso il lenzuolo bianco
                              è un modo
nuovo di esprimersi col quale la gente
non ha dimestichezza le proteste
quaggiù erano con i proiettili
                              o il tritolo
o con la vernice spray
                      dove è odio
che io porti l'amore dove è disperazione
che io porti la speranza
                        un programma
per le due emergenze del momento frutto
di una stessa malattia Giuliano Amato
in 42 pagine suddivise in 7
                           capitoli
presenta la sua ricetta l'impeccabile
giacca fumo di Londra lievemente
rischiarata da una cravatta a righe
                                   regimental
i compagni responsabili della vigilanza
della festa
           lo avevano posteggiato
per le consuete ragioni di sicurezza
dentro uno stand visto che si era
in anticipo sull'orario del primo
                                 dibattito
era un vero presidio culturale con le
camionette un segno
                   per un'Italia serena
pregare non è né chiedere
                         né ricevere
è diventare ciascuno il dio al quale
crediamo
        hic et nunc
                   una malattia
la definisce il Presidente del Consiglio
entrata anche nella politica
                            quando parla
del problema della casa dei giovani
                                   dobbiamo
aiutarli a vincere la solitudine
dell'obiezione di coscienza e del servizio
militare dei bambini
                    riconoscere nel bambino
né un oggetto né un piccolo adulto
ma un soggetto di speciali diritti e di
speciali tutele
               degli anziani dell'emarginazione
e del ruolo insostituibile del volontariato
nell'offrire la solidarietà che è
                                 essenziale
per far rinascere la speranza
                             in strada
sfilavano venerdì notte cittadini
e turisti grandi e bambini
               	          il parroco in testa
e cantavano tutti assieme
                         oggi
sotto i lenzuoli bianchi passano lente
le camionette dei carabinieri
                             non si hanno
più notizie dei rapiti calabresi
Vincenzo Di Bianco Pasquale Malgeri
Vincenzo Medici e Giancarlo
                           Conocchiella
Amato si vanta già d'un primo successo
sostiene
        di aver snellito l'esecutivo
gente che va gente che viene
e gente che ritorna
                   da chissà dove
non è detto che per tutta la vita
si debbano fare le stesse cose
la folla grida applaude ammutolisce
lungo la via tra un negozio e l'altro
                                     e piange
la domenica è di sole il quartiere
velocemente si svuota resta un gruppo
di ciclisti colorati radunato dentro
un cortile cari amici mi pare
                             onestamente
che sia inutile rimanere
dicendo nulla pensando sempre a nulla
arrostiti dalla luce dei lampadari
e da quella ancora più rovente
                              delle telecamere
sono rimasti in piedi per un bel po' intenti
a baciarsi e complimentarsi
                           fra loro
poi non hanno resistito più
d'altronde dopo i funerali tanti sono
scappati dalla sacrestia di San Domenico
per chiunque sarebbe stato normale
dire che non si può vivere senza
                                giustizia
Palermo Palermo non ti fermare
con i lenzuoli ci devi salutare
tante volte è stato esposto l'arazzo
il tappeto più bello
                    e colorato
delle nostre feste
                  è una sorpresa piena
d'ironia quella che Luigi Grillo tenta
di esprimere canticchiando una
vecchia canzone di Fred Buscaglione
beh forse qualcosa
                  è cambiata davvero
nella liturgia della dc già che notte
quella notte in cui Andreotti
                             se ne è andato
e gli uomini di seconda fila della dc
non sono riusciti a tenere
                          testa
ad una decisione voluta soprattutto
da vecchi capi come Forlani
                           e De Mita
e giovani colonnelli come Tabacci
il taglio minimo
                è di cinque
milioni di lire informazioni ulteriori
possono essere chieste alla vostra
                                  banca
sul palco sale l'ex giudice Luigi Ayala
ecco il gesuita Ennio Pintacuda ecco
Leoluca Orlando il presidente
delle Acli Giovanni Bianchi esulta
ce l'abbiamo fatta queste sono
le energie sane
               alzando gli occhi verso
quel Piper ondeggiante nel cielo
                                di Palermo
con una coda di quattro parole
scritte dai compagni di volo
di Vito che amava aerei ed elicotteri
                                     la speranza
non muore
         sia come sia Amato compare
davanti ai giornalisti molto dopo
le quattordici preceduto dal rituale
annuncio del segretario generale
                                del Quirinale
Scalfaro lo accompagna al podietto
e va via dopo una
                 brevissima
stretta di mano
               Giovanni Goria in aereo
da Genova si presenta alle 18,30
a qualcuno è toccato il Lacrimosa ad altri
il Rex tremendae majestatis
                           l'applauso
esplode come una liberazione e lascia
andare l'urlo represso
                      Giovanni Giovanni
chiunque abbia conosciuto bene
Giovanni Falcone sa che non era
nella sua natura tenere un
                          diario
il resto
        per la confezione affidalo
all'alta scuola dei cuochi taorminesi
alla loro centenaria
                    esperienza
sono passati 84 giorni prima
di riuscire a mettere insieme la barca
di Amato
        non si poteva
interrompere l'ennesima replica
del film Antonio e Cleopatra
ho il cuore che mi piange fate
qualche cosa
            perché non c'è città in Europa
neppure nel mondo forse in Colombia
dove in pochi anni sono stati
assassinati tutti proprio tutti
                               gli uomini
dove siamo
          nell'Argentina di Videla
nel Cile di Pinochet prigionieri
di carcerieri senza pietà
                         il cimitero
è a nord delle case accanto
c'è la terra smossa per le ricerche
dei corpi di alcuni sequestrati
che non hanno mai fatto ritorno
                               a casa
gente che va gente che viene
e gente che ritorna da chissà dove
una devozione per Indiana Jones deve
aver spinto il Dottor Sottile
al ritrovamento di Giancarlo Tesini
un dicì di cui non si sospettava
più l'esistenza
               ed anche questo
è stato un momento di profonda
commozione superando
                    finalmente
l'angusta linea di una passata retorica
propagandistica slogan canti
ad esempio Fischia il vento Bella ciao
recuperiamoli allora questi vecchi
canti
     partigiani per quel poco o tanto
che posso fare è anche affare mio
domani anch'io metterò il lenzuolo fuori
della finestra a cosa serve
                           a questo punto
serve tutto per tentare di fermare
un paese che va allo sbando

Gli occhi socchiusi la faccia scura esce
dal portone si ferma la prima volta hanno
creato un clima infame si ferma
la seconda volta hanno creato
un clima infame neppure una parola
di più Bettino Craxi si infila
                              in macchina
dietro l'angolo non c'è l'uscita
dall'Europa ho visto pezzi di cadavere
tronconi ovunque da una parte
le braccia dall'altra le gambe stavo
per inciampare in un piede
                          uomini donne
e ragazzi che si guardavano la carne
lacerata il sangue che colava
vedete non li possono neppure raccogliere
per metterli in una cassa davanti
a questo spettacolo ditemi a che cosa
serviamo se non a morire
                        a morire
nella prossima strage
                     hanno blindato
la Cattedrale hanno impedito ai fedeli
di assistere alla messa hanno chiuso
vicoli strade piazzette e bagli
del centro storico
                  la gente è stata
tenuta alla larga strattonata
spintonata intimidita si sono visti
idranti e cani poliziotto si è vista gente
picchiata gente portata via
si è vista gente piangere gridare
non credere a ciò che vedeva
                            vedeva
uno spettacolo ripugnante
che lasciava di stucco si vedeva
finalmente uno Stato
                    il Presidente
è vicino alla porta gracchia una radio
fra i sibili fate attenzione quella
voce metallica s'è già persa nella
confusione perché dall'altro ingresso
la folla schiacciata nel cortile preme
e urla
      fuori i mafiosi dalla chiesa
e c'è chi sviene c'è chi piange
e c'è persino chi tenta di parlare
a un agente a un carabiniere
a una divisa qualsiasi in mezzo a questo
marasma senza fine
                  seduti con la gamba
destra accavallata i ministri di Giuliano
Amato aspettano da oltre mezz'ora
di giurare fedeltà
                  alla Repubblica
italiana hanno in mano il cartoncino
con la formula di rito e lo usano
per farsi
         vento mio Dio mio Dio
ma lei ha qualche notizia in più
è terribile è terribile quello
che sta succedendo è terribile il senso
di sconforto che ti prende l'avvilimento
c'è stata una strage laggiù una roba
da brivido vorrà dire che si cambia
                                   itinerario
le vacanze invece che a Cefalù le faremo
da qualche altra parte magari a Capri
un attentato
            di mafia e sembra
ci siano feriti i feriti sono molti
molti ma quanti ci sono morti
tre morti quattro morti cinque morti
tra i morti forse c'è un giudice anzi
no c'è di sicuro un giudice
                           hanno minacciato
di darsi fuoco come facevano i bonzi
sulle strade di Saigon una bottiglia
nella mano destra e l'accendino
nella sinistra urlavano la rabbia
la disperazione di chi ha fame di chi si sente
senza vie di uscita
                   e urlavano nella grande
navata mentre erano costretti a uscire
bastardi bastardi questa messa è per noi
questa è la nostra messa bastardi
i resti
       del corpo di Emanuela Loi sono stati
ritrovati tra i rami
                    di un albero
Catalano lascia tre figli Claudio Traina
aveva 27 anni Walter Cosina 30 anni
Vincenzo Li Muli era
                    il più giovane
e poi le navate l'organo le candele
gli stendardi i vescovi le parole
così confidenziali della liturgia funebre
i morti chiamati per nome come fratelli
e i visi della gente mi urlano sì mentirai
anche tu come tutti venite qui soltanto
per mentire e nessuno ci aiuta
                              siamo
andati a fare il nostro dovere
di partecipazione molto sentita
a questa grande sofferenza
                          ma a chi
gli chiede perché è successo ripete
ancora con la rabbia e la stessa
emozione
        hanno creato un clima infame
dobbiamo scappare dobbiamo scappare qui
i bambini la domenica giocano
                             per strada
è una via chiusa e noi mandiamo i figli
a giocare senza timore
                      alle 20.30 su Rai3
non c'è l'annunciato Diego Abatantuono
nel film Eccezzziunale... veramente
nessuna regola ordinaria può valere
se non è assicurato da una autorità
                                   un minimo
di ordine milioni di italiani
hanno guardato allucinati in tv
l'onda umana che premeva verso 
il gruppetto di autorità tra cui
il Presidente
             della Repubblica che
cercavano a testa bassa di sgombrarsi 
la strada per sgusciare via dalla chiesa
fuori da questa chiesa così strana
da questo tempio dove il dolore ritorna
sempre come un appuntamento tragico
                                   senza pace
chissà chi l'avrà vista quella donna
che s'è accasciata
                  ma quando finisce
questo calvario fatelo finire fatelo finire
voglio andare a casa
                    chissà chi l'avrà
vista la poliziotta ch'era costretta
a tenere fuori la folla e si voltava
per non essere vista mentre faceva scudo
col corpo e piangeva piangeva
nella vita democratica di una Nazione
non c'è nulla di peggio del vuoto politico
nel vuoto tutto si logora si disgrega
si decompone in questo senso ho sempre
pensato e penso che un minuto prima
che una situazione degeneri bisogna
saper prendere una decisione assumere
una responsabilità correre
                          un rischio
la puzza del fumo delle auto in fiamme
toglie il respiro impedisce agli occhi
di vedere per terra
                   ci sono sei cadaveri un altro
quello dell'agente di scorta Emanuela
Loi penzola come uno straccio da un albero
Scalfaro toglie dalla tasca il rosario
da cui non si separa mai
                        e prega
alzati Italia non morire così

Non capisco più se la famosa vita
che continua
            mi consola o mi spaventa
la gente che va al mare i negozi
che aprono e chiudono la televisione
che fa televisione
                  è doloroso forse
è controproducente
                  dirlo in un momento
come questo ma son convinto
                           che si può
dar loro ragione è lecito pensare
che per questo Stato non vale la pena
di
  morire sono arrivati i corsari
nessuno in Italia aveva mai osato
                                 tanto
non credo che ci sia nessuno
                            in quest'aula
responsabile politico di organizzazioni
importanti che possa alzarsi e pronunciare
un giuramento in senso contrario
a quanto affermo
                i partiti specie quelli
che contano su apparati grandi medi
o piccoli giornali attività propagandistiche
promozionali e associative e con essi
molte e varie strutture politiche
hanno ricorso
             e ricorrono all'uso
di risorse aggiuntive in forma
                              irregolare
od illegale
           partono i furgoni delle bare
con la gente appesa
                   a grappolo tutte
quelle mani quei gladioli quei berretti
sulla bara quelle lacrime
                         che scorrono
come fontane e il sudore che corre
e disidrata la corsa
                    verso l'acqua
minerale la bocca impastata la furia
di parlare di rispondere
                        di domandare
di promettere onestà di giurare
che mai mai tradiremo
                     Palermo
la Palermo di Falcone e Borsellino
la Palermo che si ribella ai signori
della mafia
           Ayala sempre più alto
come el Quichote senza Sancho Panza
che la soccorre cerca di portare
conforto ordine speranza
                        e si sente
ringhiare da ogni confessionale e ogni
navata e ogni plotone bastardi
                              figli
di puttana non credo che ci sia nessuno
in quest'aula responsabile politico
di organizzazioni importanti che possa
alzarsi e pronunciare
                     un giuramento
i corsari
         sono un'attrazione
del tutto nuova che ha richiesto
tre anni di lavorazione centinaia
di tecnici italiani e americani
ed è costata decine e decine
                            di miliardi
il rischio di diventare la Disneyland
d'Europa nessuno li ha fermati
                              e hanno
ucciso anche Borsellino sono le 16,03
quand'è arrivato lo Stato c'è un cielo
bianco là fuori che pesa
                        sulla città
si è vista gente picchiata gente portata
via si è vista gente piangere gridare
non credere a ciò che vedeva
giungle pappagalli villaggi corsari
tesori rapide coccodrilli giganti
galeoni che si spezzano cascate
fondali marini paludi di mangrovie
illuminate dalla luna caverne
di incredibile bellezza
                       diffusa
nel Paese nella vita delle istituzioni
e delle pubbliche amministrazioni
una rete di corruttele
                      grandi e piccole
non credo che ci sia nessuno
in quest'aula responsabile politico
di organizzazioni importanti che possa
alzarsi e pronunciare
                     un giuramento
mancavano cinque minuti alle 17 quando
è scoppiato l'inferno
                     ed è stata una strage
sei morti diciotto feriti palazzi
sventrati decine di auto distrutte
è la morte in diretta
                     dello Stato
i giornalisti si schierano gli opinionisti
s'interrogano alcuni si angosciano
come Sergio Zavoli che chiede tempo
per riflettere
              o come Walter Veltroni
che prepara un intervento
su l'Unità
          per i prossimi giorni
è la stessa scena
                 di tutti i giorni
ma questo è un giorno diverso
dagli altri nessuno
                   si sente colpevole
e c'è persino un premio
                       ormai consolidato
che è dedicato
              alla memoria decine di chili
di esplosivo gelatinoso
                       hanno raccolto
mani braccia e gambe dispersi per molti metri
attorno al cratere
                  ditemi a che cosa
serviamo se non a morire a morire
nella prossima strage siamo solo
carne
     da macello onorevole Presidente
del Consiglio nella vita delle Nazioni
e nella storia gli eroi e i martiri
sono sempre stati un grande esempio
ed una formidabile leva morale
                              essi
avranno in questa lotta tutto
il nostro sostegno la nostra collaborazione
la nostra solidarietà gli occhi socchiusi
la faccia scura
               esce dal portone si ferma
la prima volta hanno creato un clima infame
si ferma la seconda volta hanno creato
un clima infame neppure una parola
                                  di più
su Canale 5 come annunciato il film
I quattro dell'Ave Maria
                        chi tace chi uccide
non esiste dietrologia le cose
sono più semplici di quanto si crede
sono noti i nomi i posti le strutture
le gerarchie le abitudini si sa chi li aiuta
e chi li assolve chi gli chiede
i voti e chi li protegge
                        ma loro
declamano e stanno fermi uniti
dalla loro avidità e dalle loro paure 
dalla loro ignavia e dalla loro arroganza
hanno distrutto la vita hanno regalato
dolore hanno strangolato la democrazia
parlando in nome della democrazia
ucciso il diritto parlando in nome
del diritto anche loro sono
                           assassini


Sergio Fumich

AMERIKA (1992)
Keraunia Rivista di Poesia
n. 5, agosto 1992.

Keraunia / Notebooks
Keraunia Rivista di Poesia, Brembio (Lo) 1994.
Published by Keraunia Rivista di Poesia, Brembio (Lo) 1994.

1

Per buona parte dell'anno
da martedì
          a sabato
nel grande prato alle spalle della Casa Bianca
si forma all'alba una
                     lunga
                          fila di
                                 americani
talvolta il caldo è
                   opprimente
the summer of South senza aria
                              condizionata
talvolta diluvia
senza che ci sia la possibilità
                               di ripararsi
per
   ritoccare/reinventare
                        la propria immagine
                pubblica
spiegare alle figlie mocciose
                             in "primetime"
cosa sono le mestruazioni
e come usare i
              preservativi
	                  formula magica
                          del successo
e il rumore dei buldozer
		sovrasta quello
                               degli aerei
                                          che atterrano

Muove dal monumento a Washington
procede ordinata lungo
                   una
                   cancellata
ma nessuno abbandona
                    anche se dopo
tanta attesa la ricompensa è solo
un giro rapido di alcune sale
con mobili "early american" e
                             i ritratti
degli inquilini più famosi
l'eterna storia d'amore degli americani
che nascono proprio con
                       lo scopo
                               di lavare in pubblico
gli indumenti più intimi e
                          sudici
dei ricchi & famosi
ce n'è per tutti i gusti
dall'Aids a Amnesty International
dal nucleare alla crisi dei
                           contadini
                           americani
da John Wayne a Bon Jovi
un presidente as
                Jimmy
                     Carter

E di questa religione who
risiede alla Casa Bianca
è prima che un capo di Stato
                            & di governo
il Grande Sacerdote
                   a dicembre Dio
e a febbraio
            Abramo Lincoln
                          per lanciare
una nuova bibita in lattina
uno dei successi editoriali dell'anno
progettata & fabbricata
in modo
       totalmente nuovo
con una organizzazione del lavoro
ispirata al
           modello nipponico
the Coca-Cola
             queen of soft drinks
nel 1832
        si chiamava
                   Fort Alamo
e fu difesa fino alla morte
da un manipolo
di "eroi del West" guidati
                          da Davy Crockett


2

"Non fate attenzione a
quell'uomo
          dietro il sipario"
                            esclama il mago di Oz
chi non fa
politica è
          automaticamente
                         "out"
dal mondo fantastico di streghe ed eroi
giganti & celebrità
creati dai
          raffinatissimi
                        burattinai
che operano dietro le quinte di cinema & Tv
oggi Malcom X è di nuovo sugli scudi
e il razzismo
             nelle piazze
intanto l'industria dell'auto si è spostata
                                           altrove
intanto la Cnn
              di Ted Turner
si frega le mani
tra i militari americani
asserragliati a Dharan
                      in Arabia Saudita
tra i volontari di San Francisco
                                terremotata

Il favoloso prestigiatore
dark dressed
si rivela un
            impostore
la luce
riflessa
di una
      meravigliosa
                  illusione
l'America
non ha imparato
               ancora
                     la lezione
& as the little Dorothy
                       continua
                               a farsi
sedurre & abbindolare
dal mondo
come chiamano
la distesa
apparentemente
senza senso
di
  case
  parcheggi
  prati
  boschetti
  fabbriche
  uffici
  negozi
  stazioni di treni
                   & autobus
con le autostrade che fanno
                           da scheletro
che doveva essere abitata
                         solo dai neri
(nel 1864 venne conquistata & messa a fuoco
dalle truppe yankee
del generale
William
       Sherman)
- un po' come chi si rivede
                           lo stesso film
                                         alla tv
per un'intera stagione
da anni si riproducono
                      le "rivelazioni"
                                      sulla morte
di Marilyn Monroe (riposi in pace)
e John Kennedy
              (riposi & mediti in pace)

"Non fate attenzione a
quell'uomo
          dietro il sipario"
a century ago
spinse Henry Thoreau a vivere
nella sua capanna
nel bosco di Walden
                   in Massachusetts
ben 57 società hanno aperto
le loro sedi in mezzo ai boschi
39 acciaierie
9 fabbriche di pneumatici
7 di auto
         circondate da
250 fornitori di componenti
quando hanno smobilitato
                        il "Mustang"
il più grande casino legale
                           del Nevada
recentemente la Gap una catena
di negozi che vende
                   blue jeans Levy's
l'attrice nera
              Whoopi Goldberg quarantenne
sua madre
la figlia adolescente la nipote
                               appena nata
è il sogno del matrimonio
tra uomo & natura
da sempre inseguito
lanciando verso il cielo
torri di vetro & cemento
su ordinazione di
                 Franklin
                 Delano
                 Roosevelt
uno yankee sanguinario
                      ammazzabambini
"Era l'ombrello del nonno
l'aveva in mano quando
Roosevelt fu eletto
                   presidente
                             per la prima volta"
l'ho sentita
al giuramento
di Bush
nel 1989
        per ottenere un nuovo impiego
 
Due terzi delle strutture produttive
sono ormai
          nella dimensione
                          post-urbana
così
    mentre noi
              continuiamo
                         a scrivere
& parlare
di New York e Chicago
di Los Angeles
San Francisco
             o Miami
gli Stati Uniti hanno
                     cambiato volto
nell'America vera
in Iowa in Arkansas in Minnesota
la massaia che vi invita
nella casa di assi di legno
                           arredata col
                                       bric à brac
passato attraverso dieci traslochi
vi parlerà con orgoglio di ogni
                               soprammobile
"I want to be part of history"
chi vive qui magari
                   arrivando
da remote tribù laotiane
arcaiche comunità lituane
o postmoderne enclave berlinesi
dopo tre giorni
comincia a
          comportarsi da
                        americano
senza lavoro
vittima dei tagli di bilancio
                             decisi dallo Stato
ma c'è anche
            who as
                  Harris Wofford in Pennsylvania
riesce a
        conquistare
                   un seggio al Senato
strappandolo ai repubblicani che
lo controllavano da
                   decenni

Il profumo dei soldi
                    the smell of money
Marilyn Monroe
              (riposi in pace)
l'aveva in mano quando
                      Roosevelt
fu eletto presidente
                    per la prima volta
una pubblicità con la foto
come quando
           lavorava
                   in fabbrica
a 13 dollari l'ora
nella zona ebrea di Brighton Beach o
in fondo a Brooklyn dietro
al bancone di un Mc Donald's
                            a 4 dollari l'ora

Il "Triangolo" è
                l'archetipo della
                                 disintegrazione
non c'è più centro
                  né periferia
                  né piazza
                  né strada
Nashville non è
               più la
                     Sanremo
                            of the country rock
per battezzare
la propria bistecca di carne
                            tritata
bisogna scomodare
                 Amburgo
& la moglie che mastica
                       chewing gum
si rivede
lo stesso film
              alla tv
per un'intera stagione
la "nuova frontiera" si perde
                             nella nebbia
la corsa a Ovest muore nella grande
siccità che ha
              colpito la
                        California
Silicon Valley vive
                   con i food stamp
                                   i buoni
distribuiti dal governo agli indigenti
per acquistare cibo

I vertici sono a
Raleigh
       capitale politica
                        of North Caroline
Durham
      che deve la sua fama
                          alla famiglia Duke
& all'American Tobacco
                      company
Chapel Hill
           che vanta il più antico college
                                          pubblico
degli States
"Divorziato cerca divorziata"
l'ho sentita al giuramento di Bush
                                  quando
hanno smobilitato il "Mustang"
il più grande casino legale del Nevada
l'altro
       grande marchio
                     dell'America post-bellica
un giovane
          su quattro di sesso maschile
nella comunità nera d'America
ha problemi il nero
                   non si azzarda
                                 a entrare
nel quartiere italoamericano
                            di Brensonhurst

Sono uno yankee sanguinario
ammazzabambini
sono un americano
mi abboffo di panini
giro per Pompei
               con le camicie hawaiane
& la moglie che mastica chewing gum
non ho letto Macchiavelli
mi diverto più a
                Disneyland che alla Scala
bombardo qualche capitale
e non so arrotolare
                   gli spaghetti in senso
                                         orario
l'anno scorso l'America ha
registrato un record di
                       23
                         mila
                             200 omicidi
ben nove milioni di immigrati un giovane
su quattro di sesso
                   maschile
nella comunità nera d'America
non si pensi che
                il Kkk sia
                          un fenomeno
limitato al profondo Sud

Gli Stati Uniti d'America sono
governati dallo stesso assetto
                              politico
fin dall'indipendenza
                     nel 1776
quando hanno
            smobilitato il "Mustang"
il più grande casino
                    legale
                          del Nevada
creando una società piena
                         di contrasti
ma
vitale
eccitante
&
 sufficientemente
                 ordinata
a Detroit
         ricchi & classi medie
vivono nelle ville
                  suburbane
a New York il bianco non attraversa
il Bronx
        nemmeno in automobile
il nero non si azzarda
                      a entrare
                               nel quartiere
italoamericano di Brensonhurst
tutti continuano a bere
                       Coca-Cola
                       (o Pepsi Cola)
in un ristorante
di fast-food
non lontano
da casa
       mia


3

Gli americani non hanno casa
sono mobili
hanno il mito
             della frontiera
nel Minnesota Cathy Nelson
                          una maestra
                          37 anni
è stata nominata
                "Insegnante dell'anno"
a nord di Detroit Robin Smith è
caduto in
         povertà
                ma
non ha fatto in tempo a godersi
questo riconoscimento
certi dietologi hanno consigliato
                                 agli americani
di mangiare come i "poveri"
pomodori mozzarella olio
extravergine e basilico fresco
lingua inglese &
                legge americana

L'America
è la città dei diseredati
sporca & violenta
la grande pentola
nella quale si fondono
                      etnie
                      razze
per poi
metterle nel forno
un piatto fatto di carne
o pollo alla messicana
un'insalata
dove il condimento
     se vogliamo
     è la lingua
          inglese &
          la legge americana
zuccheroso &
            ostentatamente
                          postmoderno
è la piccola galleria degli orrori
distribuiti dal governo
                       agli indigenti
- certi dietologi hanno
consigliato agli americani di mangiare
gli ebrei in particolare
aggiungendovi
             pomodori
             mozzarella
             olio extravergine &
             basilico
                     fresco
dopo la fine della
seconda guerra mondiale
grazie alla mente di un gangster as
                                   Bugsy Siegel
& di un genio dell'entertainment as
                                   Walt Disney
grande paese
che offre una chance a tutti
che premia l'eccellenza
i gusti singoli
               della lattuga
               dei pomodori &
               dei cetrioli

Rimane il fatto che i bianchi sono
sempre di più in minoranza
                          it's clear
                                    che tutti
continuano a bere Coca-Cola
                           (o Pepsi Cola)
negli USA
New York è l'unica città-città esistente
il lavoro visionario & illuminato
dei maggiori architetti del momento
Frank Gehry Pei Antoine Predock Philip Johnson
il trasgressivo Eisenmann Elmut Jan Michael Graves
mo' sugary & ostentatamente
                           postmoderno

I coloni europei
di origine
          principally English
rubarono la terra agli indiani &
importarono
con la forza
manodopera africana
in un ristorante
                di fast-food
a ingozzarsi
di torte di mele
                per sentirsi americani
il giorno in cui le ruspe
cominciarono a squarciare
strade & case del quartiere
per costruire the Cross Bronx Expressway
il corridoio d'asfalto
che avrebbe unito
                 il New Jersey
                 to Long Island
 
Quando operi in una metropoli
                             sovraccostruita
devi farti strada
con un'accetta da macellaio
mappe & piani regolatori
non sono mai stati
                  particolarmente
                                 rilevanti
nella storia di quasi tutte
le metropoli americane del resto
non ci sono qui regge
                     o palazzi
da occupare &
riconvertire a
residenza di
            un presidente
                         repubblicano


4

Nelle nuove città
immerse nel verde
                 ma senz'anima
                              dove
le agorà le piazze del villaggio
sono state sostituite dalla fila
           delle botteghe di lusso
           degli shopping center
                                non c'è più "etnia"
che faccia da punto di riferimento
soprattutto in un paese di
                          ex immigrati
                          ex schiavi &
                          ex pellerossa
il mio benzinaio è iraniano
il mio ciabattino è armeno
 			  di origine siriana
(e ascolta sempre la radio
di lingua armena o
                  araba)
non si sentono forti a ingozzarsi
di torte di mele
                per sentirsi americani
it's practically impossible
pensare agli Stati Uniti
- diceva Truman Capote -
come strani pianeti sotto vetro
dove si compra giorno & notte
e ci si trova durante il week-end

Possiamo assaporare i gusti singoli
della lattuga
dei pomodori & dei cetrioli
mangiare come i "poveri" italiani
                                 degli anni 50
un'insalata dove il condimento
se vogliamo è
la lingua inglese & la legge americana
appoggiando lo smantellamento
della rete tranviaria urbana
un'attività che non si ferma
                            mai
il lavoro visionario
                    & illuminato
dei maggiori architetti del momento scrivendo
libri di fuoco contro i genitori

Secondo certi osservatori
la parola "recession" è un
                          eufemismo
che sostituisce la vecchia parola
                                 "depression"
secondo altri osservatori Los Angeles
sta diventando una nuova Babele
New York è l'unica città-città esistente
- diceva Truman Capote -
tra quei palazzi si immaginano strade
affollate un'attività che non si ferma
                                      mai
il grande esodo della middle class
                                  americana
lontano dalle downtown verso chilometri quadrati
di casette unifamiliari very very
                                 uguali tra loro
i Padri Fondatori due secoli fa
non potevano prevederlo
ma certo non l'avrebbero approvato
rimane il fatto che i bianchi
sono sempre di più
                  una minoranza
Frank Gehry Pei Antoine Predock Philip Johnson
il trasgressivo Eisenmann Elmut Jan Michael Graves
mo' sugary &
            ostentatamente postmoderno
quando operi in una metropoli sovraccostruita
devi farti strada con un'accetta
                                da macellaio
per ora si è trattato di pura entropia
ma era pure ciò che comunque
veniva chiesto da cittadini
che possono aver perso la fede &
cambiato coniuge un paio di volte
chi governa non ha altro potere
se non quello che il popolo è
disposto a riconoscergli
"Noi, popolo degli Stati Uniti..."
comincia il preambolo della
                           Costituzione

L'architettura da cartoon
                         of Walt Disney World
o le strip al neon della città dei casinò
non sono casuali
non hanno i marciapiedi
non hanno le piazze
                   un municipio
                   un campanile
                   un sindaco
sono i posti
            di grandi spazi & grandi cieli
dove tra parallelepipedi lucidi &
piuttosto insignificanti
si scopre spesso un uomo
in uniforme una valigetta nera
fissata al polso
                con una catenella
è lui che consola
nei momenti di dolore
                     il Grande Sacerdote
"Non fate attenzione a quell'uomo dietro
il sipario" esclama il mago
                           di Oz

Città sul bordo
avamposti dell'era postindustriale
per pionieri contemporanei un alternarsi
disordinato di prati
                    & cemento
di piste da jogging & rampe
                           per elicotteri
talvolta il caldo è opprimente
l'estate del Sud senza aria
                           condizionata
a stento sopportabile
talvolta diluvia
senza che ci sia possibilità
di ripararsi ma
               un adultero alla Casa Bianca
non sarebbe accettato
la formula magica del successo
la dispensa Ronald Reagan
nella celebre scena
del capolavoro
              by Victor Fleming
in cui il favoloso prestigiatore
                                dark dressed
si rivela un impostore
                      la luce riflessa di una
                      meravigliosa
                                  illusione


5

Grazie alla mente di un gangster as
                                   Bugsy Siegel
e di un genio dell'entertainment as
                                   Walt Disney
l'inquilino di turno della Casa Bianca
ha tramato per ostacolare
                         il corso
                                 della giustizia &
ha mentito per celare le proprie
responsabilità
e nell'anticamera dello studio
                              presidenziale
                              nell'ala occidentale
c'è sempre un uomo
                  in uniforme
                  una valigetta nera
                  fissata al polso
                  con una
                         catenella
dentro ci sono i codici
                       della guerra
                                   nucleare
creati dai
          raffinatissimi burattinai
che operano dietro le quinte
                            di cinema & Tv
sui muri d'America intanto Carol Alt
Arthur Schlesinger jr Phoebe Légére &
Tama Janowitz vendono
                     a milioni di yuppie
le virtù nascoste
dell'Amaretto di Saronno
di Dallas
Dinasty
Imelda Marcos
             Mike Milken
                        Donald Trump
e dei televangelisti ladroni
                            & tutto sesso
chi governa non ha altro potere
una valigetta nera
fissata al polso con una
                        catenella
i Padri Fondatori due secoli fa
non potevano
            prevederlo

Meryl Streep se la prende
con i pesticidi sulle mele
Mel Gibson vuole
l'abolizione dei
                pannolini non
                             biodegradabili
Madonna & Sting cantano
                       gratis
per la foresta dell'Amazzonia
durante la
          guerra del
                    Golfo
la Ibm produce qui
                  il suo personal
                                 computer PS/2
la inglese Glaxo la medicina
per l'ulcera universalmente nota
                                lo Zantac
la svedese Ericsson
                   il telefonino
                                tascabile

"Noi, popolo degli Stati Uniti..."
una valigetta nera
fissata al polso
con una catenella
la ditta che
            per due milioni di lire
                                   all'anno
in abbonamento offre numeri
di telefono
           & informazioni
sulle oltre 200 mila star
                         nel suo computer
che per 5 thousands
                   lire
                       rivela l'indirizzo
(numero d'appartamento incluso)
di 384 personalità
                  del cinema
                  della Tv
                  dello sport
                  della musica &
                  della letteratura
a dicembre Dio
a febbraio Abramo Lincoln
distesa apparentemente
                      senza
                 senso
		di
                  case
         parcheggi
prati
     boschetti
              fabbriche
                       uffici
negozi
      stazioni di treni
                      & autobus
con le autostrade che fanno
                   da
            scheletro
si prepara
ad ingoiare
           il prelibato
                       boccone


febbraio 1992



Sergio Fumich

CLASSE
Keraunia / Samizdat
Keraunia Rivista di Poesia, Brembio (Lo) 1992.
Published by Keraunia Rivista di Poesia, Brembio (Lo) 1992.


  Osservate bene queste tombe
  ce ne sono cento
                  per ora
  domani ce ne saranno mille
  dopodomani diecimila
                      forse
  nessuno potrà più dire
  che le piramidi sono state costruite
  dagli extraterrestri
  da popoli di passaggio o
                          da non si sa chi
  a dorso d'asino
                 a dorso d'uomo 
  su carri traballanti
  dalle sette del mattino alle quattordici
  prima alla spicciolata
  poi in gruppi sempre più numerosi
  si raccolgono in piazza 
                         Bottini
  davanti alla stazione di Lambrate
  lavoratrici e lavoratori
  metalmeccanici
                della zona
  in prima fila 
               naturalmente
  ci sono quelli della Maserati
  poi ci sono quelli della Faema 
                     della Dropsa
                     della Ceccato
                     della Valleri
                     della Aturia
                     della Gte di Cassina
  29 operai su 33
                 5 impiegati su 40
                 (tutti legati alla produzione)
  della Breda Danieli
                     di viale Fulvio Testi
  ex Breda Techint
  ex Breda Fucine
  i forni a calce sono lì vicino
  e la loro polvere
                   si deposita
  sulle superfici intorno
  rendendo candido
                  l'aspetto
  delle strutture della fabbrica
  anche la ragazza veste
                        di bianco
  un completo in crêpe di seta
  di Luciano Soprani
  per nove mesi
  centinaia di operai
                     scavano
  ininterrottamente
                   senza sosta
  dozzine di tombe
  ce ne sono cento per ora
  domani ce ne saranno mille
  dopodomani diecimila
                      forse
  nei comuni di Sesto Cinisello
  Bresso Cormano Cusano
  Paderno Cologno e Milano
                          zona 10
  sono ormai quasi 150 le aziende
  che stanno mettendo in discussione
  oltre 6.000
             posti di lavoro
  io
    nel mio piccolo
                   vorrei avere
  più tempo libero e più
                        sicurezza economica
  chiedo troppo? Benvenuto
  anche lei lascia il sindacato
  e va a sedere sulla poltrona
  di alto
         funzionario dello stato
  in un panorama che pare rifiutare
  la vivacità
             dei colori
  dove tutto sembra avvolto
  da una nuvola di candida polvere
  due ragazze spuntano
                      come fiori
  di una stagione dimenticata
  quasi immerse nei vapori
  che salgono alti
                  come nuvole
  e avvolgono la zona di lavorazione
  della soda
  le ragazze sembrano uscire
  da una fiaba che parla di magia
  di streghe e di fate
  la polvere è dappertutto
                          invade tutto
  anche gli apparecchi di Georges Bosio
  il nostro fotografo
                     lavoro difficile
  ma questa componente sociologica
  non travalica i limiti suoi propri
  in una città violentata da biossido
  di azoto inquinamento
  acustico aumento
  della delinquenza traffico
  impazzito viaggi in tram
  come sardine
  fra la pubblicità di un preservativo
  e quella di un assorbente
  la monaca che bacia il prete
  il soldato col mitra e l'osso del nemico
  tra le mani il malato di Aids
  che muore accanto
  al padre
          piangente
  donne nude o quasi con uomini
  attaccati al guinzaglio
  non posso pensare che l'haute couture
  possa scomparire come un'ideologia
  la moda non si dissolverà come
                                il comunismo


  C'è troppo casino confusione generale
  inaffidabilità politica
  io
    nel mio piccolo
                   vorrei avere
  più tempo libero
                  e più sicurezza economica
  per raccontare con leggerezza
                               e ironia
  sbriciolandola la realtà di questi grandi miti
  guanti Mazzoleni scarpe Pollini
  bracciali Carlo Zini
  orecchini
  Seidonna calze Veclamar
  i simboli le stranezze
  le aberrazioni dei grandi sarti
  i forni a calce sono lì vicino
  e la loro polvere
  si deposita sulle superfici intorno
  a pennellate millimetro per millimetro
  la parola
           programmazione democratica
  è scomparsa dal vocabolario
  da almeno un decennio
  il crollo del muro di Berlino
  la fine della guerra
                      in Afghanistan
  nuove libertà
  non c'è più la guerra fredda
  accanto al serbatoio di una caldaia
  della centrale termoelettrica
                               la modella posa
  con un abito lungo
                    e molto aderente
  con scollo asimmetrico
                        che lascia
  una spalla nuda
  è una sacerdotessa istruita
                             e obbediente
  la monaca che bacia il prete
  il soldato con il mitra
  e l'osso del nemico
                     tra le mani
  la polvere è dappertutto
                          invade tutto
  le mogli dei migliori operai
  erano tutte sacerdotesse di Hathor
  dea dell'amore
                e della bellezza
  10% di sconto su tutte
                        le prestazioni
  con lunghi e ampi abiti in raso
                                 di seta
  con sottili spalline di nastro
                                colorato
  e applicazioni
                optical
  sotto il vestito
                  cultura
  il cambiamento per il cambiamento
  avevano in media
  tra i trentacinque e i quarant'anni
  una colonna curva dalle vertebre
  dorsali ipertrofiche dovuta
  senza dubbio a un immenso sforzo
  ripetuto troppo spesso
  in una cavalcata infernale
  prima d'impennarsi
                    e di ricadere
  la testa
          riposa su un cuscino
  di malta
          girata verso levante
  la bocca è aperta come se avesse gridato
  come se fosse sul punto di gridare
  i forni a calce sono lì vicino
  e la loro polvere si deposita
  sulle superfici intorno
  scura come la notte là dove
  tutto è bianco come la luce
  un abito trasparente
                      in chiffon
  con la gonna ampia e leggera e il body
  attaccato
           con corte maniche
  è una donna affermano i medici dopo
  l'esame delle ossa
                    presenta delle
  malformazioni tipiche ma il corpo
  è in perfetto stato
                     la testa
  ha ancora qualche chiazza
  di fini capelli neri
  poteva essere un buffone che viveva
  con gli operai
                li distraeva
  fra la pubblicità di un preservativo
  e quella di un assorbente


  Non ho mai conosciuto di persona
  Benetton Yves Saint-Laurent Cardin
                                    o Dior
  i fantasmi sontuosi e leggeri
  stanno da sempre in prima fila
  perché servono senza saperlo
  alla messa in scena
                     di un potere
  contrariamente ad altri
  questi operai non erano schiavi
  ma artigiani esperti operai d'élite
  specialisti nella costruzione
                               nel taglio
  che hanno chiesto d'essere sepolti
  a fianco del loro capo
  dopo la morte
               naturalmente
  sono i contadini del sud che
                              ieri
  dormivano con l'asino in casa
  o nelle feste comandate
  facevano mangiate omeriche
  per cercare di riparare
  a settimane e mesi
                    di astinenza
  un amore disinteressato
                         per l'arte
  donne fasciate solo di raggi
  con foulard
             e occhiali da sole 
  attendono impazienti allargano
  l'apertura con le mani
                        nude
  le mogli dei migliori operai
  erano tutte
             sacerdotesse di Hathor
  si stanno aprendo anche
                         spazi
  per il noleggio di videocassette
  che sconvolgono l'equilibrio psicofisico
  di chiunque abbia
                   un po' di cuore
  una risposta alle tue esigenze
  qualità a prezzi
                  contenuti
  l'atmosfera è avvolgente
  le luci basse e ricche
                        di chiaroscuri
  un abito coperto da una rete
                              lungo e aderente
  in maglia di cotone con paillettes
  con un profondo spacco
                        laterale
  alcuni documenti mostrano
                           che gli operai
  si rimboccavano le maniche
                            troppo larghe
  e legavano i loro vestiti perché
  non li impicciassero nei movimenti
  in una cavalcata infernale
  prima di impennarsi e di ricadere
  in posizione fetale
                     il servizio
  offerto agli iscritti ed ai loro
                                  familiari
  anziani Cral e studenti
  pagheranno 15.000
                   lire


  Un vagone per il trasporto
                            del carbone
  necessario alle lavorazioni della fabbrica
  è in sosta sulle rotaie
                         alle modelle
  suggerisce l'idea di un passo
                               accelerato
  che crei un soffio di vento e faccia
                                      danzare
  con la leggerezza di una farfalla
  le loro gonne in chiffon
                          a strati
  con lunghe fusciacche annodate
                                sui fianchi
  nella tomba l'operaio sbarazza
  le ossa del manto di sabbia
  a pennellate
              millimetro per millimetro
  la polvere è dappertutto
                          invade tutto
  ha ucciso migliaia
                    di persone
  in aziende di piccolissime
                            dimensioni
  dove non esiste la cassa
                          integrazione
                  la disoccupazione speciale
                  l'indennità di mobilità
                  la tutela contro i
                            licenziamenti
                            sia individuali
                            sia collettivi
  dove l'attività sindacale
  non è tutelata
                da nessuna legge
  non è una scoperta recente
                            o un fatto di moda
  numerose sono state le iniziative
                                   di studio
  e di ricerca gli incontri e i convegni
  le operazioni educative e informative
  nei confronti
               dei giovani
  contrariamente ad altri questi operai
  non erano schiavi
                   i più ricchi
  vivevano in belle case
  disponevano di un mobilio in legno
                                    o in pietra
  e anche di un piccolo giardino
  sola restrizione costruire
  all'esterno del recinto sacro
  delimitato da un muro
                       oggi in rovina
  che siano operai praticanti lo stesso lavoro
  lo si vede ma ognuno presenta
  dei tratti propri e il modellato
                                  espressionistico
  è la forma che più si addice
                              ad esprimere
  l'individualità di ciascuno
  una forma con le sue spigolosità
                       escrescenze
                       rientranze
                       sottolineature
                       espressività
                                   emotive
  c'è un robusto senso del laico
  c'è l'uomo d'oggi o dell'immediato ieri
  nella sua dimensione storica
  neanche
         una catastrofe atomica
  cancellerà il peccato
                       originale
  che talvolta mi sembra simboleggiato
  da un muro
            oggi in rovina
  la polvere è dappertutto
                          invade tutto
  il cupo rimbombo dei magli
  il metallico stridere delle presse
  il fiammeggiare dei forni e l'irrespirabile
  ardore delle colate di metallo
  l'urlo agghiacciante della morte
  fra la pubblicità di un preservativo
  e quella di un assorbente
  come una sacerdotessa del culto dell'eleganza
  che si muove
              silenziosa
  tra le colonne di un antico tempio
  come una vestale che tiene acceso il fuoco
  della bellezza
                la ragazza
  posa con un abito lungo
                         interamente ricamato
  con perline e con un profondo
  spacco sulla gonna
  che lascia intravedere i pantaloni
                                    in organza
  di Giorgio Armani
                   l'atmosfera è avvolgente
  le luci basse e ricche di chiaroscuri
  ecco sotto un fine strato di sabbia
  uno scheletro
  in posizione fetale intatto
  la testa riposa su un cuscino di malta
  girata verso levante
                      la bocca è aperta
  come se avesse gridato
                        come se fosse
  sul punto di gridare
                      impressionante
  i volti nascosti dietro le imposte
                                    semichiuse
  di coloro che hanno visto tutto
                                 sanno tutto
  ma non diranno mai niente
  il guardone
             le annunciatrici della radio
  gli accademici amanti
  delle belle forme
                   lisciate e aggraziate
  quell'ancheggiare geometricamente imposto
  donne fasciate solo di raggi
                              solo
  una catastrofe ecologica
  o forse politica
                  potrebbe annullarli


  Non temete questa volta il governo
  non starà a guardare
                      anche i benestanti
  di sinistra frustrati
  perché hanno dovuto licenziare la colf
  potranno acquistare qualche metalmeccanico
  sentendosi la coscienza pulita perché
                                       così
  contribuiscono alla causa operaista
  l'Unità ne ha già ordinati 20.000
  da regalare come fermacarte
                             assieme
  all'inserto sulla storia dell'operaismo
  i forni a calce sono lì vicino
  e la loro polvere si deposita
  sulle superfici
                 intorno
  quasi immerse nei vapori
  che salgono alti come nuvole
  le ragazze sembrano uscire da una fiaba
  che parla di magia di streghe e di fate
  gli operai indietreggiano
  mormorano una formula religiosa
  per allontanare il malocchio
                              i licenziamenti
  nelle grandi aziende piovono a migliaia
  sono previsti tagli alla Autobianchi
                                      di Desio
  alla Pirelli alla Olivetti alla Maserati
  ma centinaia sono
                   le piccole aziende
  che riducono il proprio personale
  si tratta molte volte
                       di poche unità
  ma centinaia di aziende per poche unità
  fanno migliaia di lavoratori
                              disoccupati
  un futuro tutto preconfezionato
  stile Berlusconi
  dal lavoro al consumo al turismo di massa
  non torneremo mai a Eva
  sacerdotessa
              del culto dell'eleganza
  che si muove silenziosa
  tra le colonne di un antico tempio
  come una vestale che tiene
  acceso il fuoco della bellezza
  con un profondo spacco
                        nella gonna
  che lascia intravedere l'intricato
  disegno della struttura di tubi 
  serbatoi torri e depositi della fabbrica
  le mogli dei migliori operai
  erano tutte
             sacerdotesse di Hathor
  dea dell'amore e della bellezza
  bellezza della piramide
  amore della costruzione
  la costruzione della grande piramide
  è durata venti anni
  ha ucciso migliaia di persone
  la fiducia nella medicina
  e nella scienza
                 nello Stato
  dovremmo pensare a uno sfacelo improvviso
  o progressivo delle regole ereditate
  dal cristianesimo o da altre
  religioni monoteistiche
  la moda non si dissolverà come
                                il comunismo
  è come una gerarchia di segni
  che discende lungo
                    tutta la società
  osservate bene queste tombe
  ce ne sono cento
                  per ora
  domani ce ne saranno mille
  dopodomani diecimila
                      forse
  e se voi guardate attentamente
  constaterete che una dozzina di tombe
                                       modeste
  sono raggruppate
  dietro tombe più elaborate
  operai che hanno chiesto d'essere
  sepolti a fianco del loro capo
  i forni a calce sono lì vicino
  e la loro polvere si deposita
  sulle superfici
                 intorno
  rendendo candido l'aspetto
  delle strutture della fabbrica
  quasi immerse nei vapori
  che salgono alti
                  come nuvole
  sembrano uscire da una fiaba
  che parla di magia di streghe
                               e di fate
  avevano in media tra i trentacinque
  e i quarant'anni e presentavano tutti
  i medesimi difetti
                    tiravano e spingevano
  i giganteschi blocchi di pietra
  per permettere
                al faraone
  di conquistare la vita eterna
  un immenso sforzo
                   ripetuto
  troppo spesso che ha distrutto
  le cartilagini
                questi operai
  argilla viva tra magli e sbavatrici


Sergio Fumich
LA TORRE IN VITRO
Gruppo Keraunia
per la promozione della parola scritta
Brembio (Lo), 1991

Keraunia /Notebooks
Keraunia
Brembio (Lo), 1993.

SCIENZA E INCERTEZZA
Nota introduttiva di Jolanda Mantovani

Inutile cercare un filo logico nelle parole che sembrano disporsi in maniera casuale. È nei corsi e ricorsi che balugina il senso.
L'operazione, a prima vista aleatoria, si prefigge uno scopo ben preciso: far risuonare nel contesto letterario oggetti altri, quali normalmente si riscontrano nel linguaggio scientifico. "La torre in vitro", di Sergio Fumich, amplifica e condensa al tempo stesso, uno spazio entro il quale si realizza un trapianto: l'ordine etico-religioso in un organismo - quello tecnologico - che sembra non riconoscerlo. "La variabile impazzita introdotta dal virus (pausa) il marmo si sgretola, l'acciaio si corrode e si spezza...".

L'artificio letterario coincide con l'assillo dell'autore: "questa torre nata per essere percorsa, visitata, esplorata..."; enigma e metafora di un vissuto che, generalmente, viene vanificato.
La galassia, carica della sua simbologia, rappresenta il desiderio - contemporaneamente rarefatto - d'una supponibile stabilità. Rinnova un sogno relativamente giovane, seppur carico di millenni.
Lo svariare dei temi, trova un suo equilibrio nella monotona reiterazione della frase. Il tono sommesso della tradizione: "il rumore del mosto che ribolle nei tini, la calma del letargo invernale". Respiro ampio e profondamente umano. In contrasto quello mozzo del disincanto: "un'insopportabile morte da sopportare vivendo".

Inadeguato ad esprimere sentimenti (vivificanti) è il linguaggio della scienza! Puntualmente, vuole dare spiegazione ad ogni cosa separandola da ciò che tutte le contiene: uomo o natura, poco importa.

Impotenza: tale è lo stridore della ruota sull'asfalto. Una furia anacronisticamente espressionista che, grida la Vita. Distruggendola, magari, per troppa intensità.


LA TORRE IN VITRO

I

una giovane donna sterile
animata da un irrinunciabile
desiderio di maternità

trova nel seme una promessa di morte

come in un presagio
della brevità di questa stagione
il marmo si sgretola,
l'acciaio si corrode e si spezza

senza un rantolo, un sussulto

il rumore del mosto che ribolle
nei tini, la calma
del letargo invernale


II

una giovane donna sterile
si presta docilmente
a immolarsi sull'altare
della passione tecnologica

c'è un'ansia di lasciare
tracce, le più alte possibili,
di quanto hanno appreso
andando avanti, bloccando, stringendo,
arginando, soffocando,
interrompendo il flusso
tra cielo e terra, non indagando
sui misteri, scacciando le ombre con
potenti riflettori di luce bianca,
affermando le sicurezze scientifiche
senza tremore
bisogna mandare un segnale
di efficienza e di decisionismo

al riparo dagli insulti della luce
sembra ancora di ascoltare la brezza
delle notti d'autunno, prima della
vendemmia, quando i grappoli prendono
il loro tipico profumo intenso

III

più intenso di quello che può regalarci
un film, un giallo, un racconto "nero"
tutto il grande slargo è anche un coacervo
di soluzioni, di allineamenti insoliti,
finalizzati ad accrescere alcune impressioni
prospettiche assolutamente inusuali

la circonferenza della torre
è di 100 piedi esatti mentre l'altezza
è di 100 braccia altrettanto esatte
fa parte di un disegno,
forse un mistero da decifrare

al riparo dagli insulti della luce
lo spaccio dell'intimo
dove il vino, i sassi possono
testimoniarlo, è buono come mille anni fa

IV

tutto il grande slargo è anche un coacervo
di soluzioni, di allineamenti insoliti,
finalizzati ad accrescere alcune impressioni
prospettiche assolutamente inusuali
troppo compiuto è il risultato finale

come in un presagio
della brevità di questa stagione
ogni calice conserva
il gusto, gli umori, le sensazioni
di una terra ancora intatta
di una storia
destinata a non cambiare

adesso sedetevi, versate,
assaggiate con calma
le galassie, come le persone, sono
entità sociali: tendono
cioè a riunirsi in coppie, piccoli
gruppi e anche in grandi folle

V

una volta terminata la torre,
con una piccola o grande inclinazione,
che essa fosse avvenuta repentinamente
o lentamente, espressione
di una volontà, oppure fatto casuale
l'antico progettista mise lì l'anello,
come magico sigillo, perché la torre
fosse un oggetto vivo, mai fermo
che potesse durare per l'eternità
col suo sapore
di tradizioni, di luoghi
incontaminati, di gente sincera

un segreto tramandato
di generazione in generazione

al riparo dagli insulti della luce

prima che si formassero gli ammassi ricchi
nel giro di uno o due miliardi
di anni dal big bang

VI

prima decine, poi centinaia, in seguito
migliaia, infine milioni di persone
salivano e scendevano la scalinata interna
comoda e agevole del campanile,
affacciandosi ai vari livelli tra una
selva di colonne eleganti e leggiadre

un semplice cavatappi

aprite la bottiglia, e respirate
sembra ancora di ascoltare la brezza
delle notti d'autunno, prima della
vendemmia, quando i grappoli prendono
il loro tipico profumo intenso

addensamenti sferici molto compatti
formati anche da un milione di stelle
colti nell'atto di formarsi

in uno sciame approssimativamente sferico

VII

una storia destinata a non cambiare

col suo sapore
di tradizioni, di luoghi
incontaminati, di gente sincera
botti di rovere di Slavonia
in antiche cantine medioevali

le galassie restano intrappolate
in orbita stretta l'una intorno all'altra,
subiscono una seconda collisione e
poi si fondono
lo splendore del loro nucleo brillante
cancella quasi del tutto
la struttura circostante
le forze mareali strappano stelle
dal lato del disco vicino al compagno

una giovane donna

VIII

subito dopo l'uso, richiudete la bottiglia

perché il tuo stile è amare la vita
le galassie, come le persone, sono
entità sociali: tendono
cioè a riunirsi in coppie, piccoli
gruppi e anche in grandi folle

non è ancora possibile spingere lo sguardo
abbastanza lontano nello spazio e nel tempo
formando stelle
ad una velocità stupefacente
questo, giustamente, ci angoscia

all'angoscia del singolo, che il setting
psicoanalitico permette di isolare,
si somma una diffusa angoscia sociale,
che la trama simbolica della nostra
cultura non basta più a contenere

IX

diamo più spazio all'uomo (alla donna, ai
bambini, ai nonnini, alla colf, ai giochi,
alla moto, alla station wagon, a Fido, al relax...)
le galassie si trovano a grande
distanza l'una dall'altra, di norma
da 10 a 100 volte il loro diametro
si muovono a una velocità relativa
talmente elevata da non avere
nessuna possibilità di unirsi
nel giro di uno o due miliardi
di anni dal big bang

a buon mercato
il piacere d'un brivido d'angoscia
nel seme una promessa di morte
un'insostenibile morte da sopportare vivendo

X

l'assenzio, il ginepro,
la genziana e l'achillea moscata
abbondanti erbe da sempre benefiche
la galassia ellittica gigante
NGC 4697, di forma appiattita,
ruota su se stessa a una
velocità massima di appena
60 chilometri al secondo

una galassia reale non è
perfettamente unidimensionale
ogni nuovo avvolgimento
della compagna intorno alla galassia
principale produce un'altra struttura
curva e sottile di stelle
animata da un irrinunciabile
desiderio di maternità

una giovane donna sterile

XI

abbondanti erbe da sempre benefiche
le galassie, come le persone, sono
entità sociali: tendono
cioè a riunirsi in coppie, piccoli
gruppi e anche in grandi folle
gli studiosi subirono un vero trauma
quando IRAS rivelò l'esistenza
di una classe di galassie i cui membri
emettono nell'infrarosso fino
al 99 per cento della propria radiazione

un buco nero isolato non dà
alcuna indicazione visibile di sé

l'enigma dell'origine, del concepimento,
del passaggio dal non essere all'essere
conserva intatto il suo segreto
atti mancati e dimenticanze

XII

occorrono però simulazioni
ben più complesse dei primi modelli
elaborati dai fratelli Toomre
un buco nero di un milione di masse solari
il gas distribuito in tutta la Via Lattea

attori non meno che spettatori,
identificati con lo spettacolo

abbiamo espulso la nascita dalla
sua ritualità simbolica, ed essa
si vendica attraverso il suo opposto,
il reale della malattia e della morte
un'insostenibile morte da sopportare vivendo
turisti ignari, intransennati, filmeranno
con chilometri di pellicola un cimitero
in cui le ossa - finalmente - fisse
e salde sorrideranno al pubblico felice

XIII

le galassie si trovano a grande
distanza l'una dall'altra, di norma
da 10 a 100 volte il loro diametro
le galassie, come le persone, sono
entità sociali: tendono
cioè a riunirsi in coppie, piccoli
gruppi e anche in grandi folle

una tecnica attenta a ciò che tutti
sentiamo come mistero
più dell'artificio filmico e letterario,
la cronaca, lasciandoci in bilico,
tra finzione e realtà, produce uno
straordinario effetto perturbante
che la trama simbolica
della nostra cultura
non basta più a contenere

trasmessa in diretta televisiva
dopo qualche mese, evidentissima, una pianta
di fico, rigogliosa, cresceva in alto

XIV

quando un sottile disco rotante di stelle
è soggetto a maree intense causate
da un disco vicino si ha lo sviluppo
di lunghe formazioni filamentose

a buon mercato
il piacere d'un brivido d'angoscia
più intenso di quello che può regalarci
un film, un giallo, un racconto "nero"
attori non meno che spettatori,
identificati con lo spettacolo
per trecento anni gli artisti
che si susseguirono a terminare l'opera
si attennero a questo disegno,
come a una legge inderogabile

ogni tanto filtrano delle notizie
a New York i ponti che collegano Manhattan
alla terraferma rischiano di crollare
per disinteresse e cattiva manutenzione

XV

una giovane donna sterile
animata da un irrinunciabile
desiderio di maternità
un processo difficilmente arrestabile
e padroneggiabile, e
probabilmente non reversibile

misteriose muffe salgono dal basso, piante
malefiche s'insinuano tra i marmi,
gl'influssi malevoli, sempre contrastati
dalla presenza vitale dell'uomo, avviluppano
invisibili le cose, miasmi segreti
hanno il campo per manifestarsi
questa torre nata per essere percorsa,
visitata, esplorata, per essere - insomma -
vissuta, usata, adoperata, una volta chiusa,
sola, con il suo glorioso passato
che si vanifica, guscio vuoto
come una conchiglia abbandonata,
può aver deciso di morire

un bel manto di gommapiuma
verde sarà forse più gradito
al piccolo curioso giapponese
è un problema di sensibilità che dovrebbe
coinvolgere anche le agenzie di viaggi

XVI

atti mancati e dimenticanze
offrono a buon mercato
il piacere d'un brivido d'angoscia

l'architetto fece un gesto ieratico,
un cenno pronunciando le famose parole
pensò alla terra su cui avrebbe poggiato
la torre come se fosse un mare in movimento
continuo e lui ci avesse messo sopra
una grande zattera inaffondabile
un mondo in continuo
vertiginoso movimento,
immerso in un fragore perenne

un "turista" chiassoso e ubriaco
si trascina in una città che non conosce
con lo stesso spirito
con cui si fotografa un bel tramonto

XVII

la variabile impazzita introdotta dal virus
il marmo si sgretola,
l'acciaio si corrode e si spezza
a New York i ponti che collegano Manhattan
alla terraferma rischiano di crollare

si prevede la chiusura al pubblico

noi non siamo un partito politico,
non siamo ecologisti
Pompei sarebbe destinata a sparire
se le visite non fossero limitate
quanti conoscono il valore e la
fragilità di certi monumenti

XVIII

questa torre nata per essere percorsa,
visitata, esplorata, per essere - insomma -
vissuta, usata, adoperata, una volta chiusa,
sola, con il suo glorioso passato
che si vanifica, guscio vuoto
come una conchiglia abbandonata,
può aver deciso di morire
si sono costituite 16 commissioni
e si sono alternati 147 scienziati,
è stato bandito un concorso internazionale

l'architetto fece un gesto ieratico

noi non siamo un partito politico,
non siamo ecologisti
dubitiamo che le leggi economiche,
che presiedono a un'industria fiorente,
verranno sacrificate alle leggi dell'etica
i libri antichi e preziosi della Biblioteca
vaticana non sono accessibili a chiunque

questo, giustamente, ci angoscia

XIX

una malattia maledetta
che la torre potesse cadere
nessuno mai lo credette veramente

a New York i ponti
ogni tanto filtrano delle notizie
vengono fotografati spesso con lo stesso
spirito con cui si fotografa un bel tramonto
alle nuove generazioni rimarrà da visitare
una Terra-spazzatura, degradata e impoverita
è un problema di sensibilità che dovrebbe
coinvolgere anche le agenzie di viaggi

XX

tutto il grande slargo è anche un coacervo
di soluzioni, di allineamenti insoliti,
finalizzati ad accrescere alcune impressioni
prospettiche assolutamente inusuali
era stato così concepito, per essere anche
balcone, loggia, finestra, poggio, ballatoio,
per dare la facoltà ai vescovi, ai consoli,
ai notabili, ai danarosi mercanti
di assistere a quanto avveniva lì sotto

nella pendenza sta il segreto della sua magia
e non è una questione di denaro,
come si vede

un gruppo di aborigeni nudi
una concezione superata che ha prodotto
non pochi guasti
più dell'artificio filmico e letterario

XXI

contro i folli progettisti, i visionari
scatenati, la città fa muro
comincia una lunga, straordinaria storia
italiana in cui si snoda una vicenda
senza fine dove scienza, politica, storia,
uomini, fatti, intuizioni, concorsi, soluzioni,
convegni, atti, follie, verità e menzogna,
ignoranza e sapienza, tutto s'intreccia,
si srotola fino ai giorni nostri

noi non siamo un partito politico,
non siamo ecologisti
un "turista" chiassoso e ubriaco si trascina
in una città che non conosce
un altro, elegante, ricco,
superaccessoriato, scarica divertito
il rullino della macchina fotografica
su un gruppo di aborigeni nudi

una giovane donna

si presta docilmente
a immolarsi sull'altare
della passione tecnologica

XXII

quel buco, al centro di un anello
di calce solida e indistruttibile,
ha fatto sì che queste fondamenta
- tutt'uno con la struttura superiore -
ne seguissero gli spostamenti
dovuti al peso sempre crescente
via via che la costruzione saliva

sistematica e dissennata
invasione di ambienti umani
un "turista" chiassoso e ubriaco si trascina
in una città che non conosce

e non è una questione di denaro,
come si vede
a buon mercato
il piacere d'un brivido d'angoscia
animata da un irrinunciabile
desiderio di maternità
una promessa di morte

XXIII

quanti conoscono il valore
e la fragilità di certi monumenti
i libri antichi e preziosi
della Biblioteca vaticana
vengono fotografati spesso
con lo stesso spirito
con cui si fotografa un bel tramonto

una giovane donna

attenta a ciò che tutti sentiamo come mistero
animata da un irrinunciabile desiderio
di maternità
perché la torre fosse un oggetto vivo,
mai fermo che potesse durare
per l'eternità

XXIV

noi non siamo un partito politico,
non siamo ecologisti
gruppi etnici già oggi
minacciati dall'estinzione
attori non meno che spettatori,
identificati con lo spettacolo

abbiamo espulso la nascita
dalla sua ritualità simbolica,
ed essa si vendica attraverso
una giovane donna sterile
nata per essere percorsa, visitata,
esplorata, per essere - insomma -
vissuta, usata, adoperata

libera come un vessillo

XXV

dubitiamo che le leggi economiche,
che presiedono a un'industria fiorente,
verranno sacrificate alle leggi dell'etica
abbiamo espulso la nascita dalla
sua ritualità simbolica, ed essa
si vendica attraverso il suo opposto,
il reale della malattia e della morte

più dell'artificio filmico e letterario,
la cronaca, lasciandoci in bilico,
tra finzione e realtà, produce uno
straordinario effetto perturbante
e il perturbante è uno dei nomi dell'angoscia

come in un presagio
della brevità di questa stagione
c'è un'ansia di lasciare tracce,
le più alte possibili
la circonferenza della torre
è di 100 piedi esatti mentre l'altezza
è di 100 braccia altrettanto esatte

XXVI

una malattia maledetta
animata da un irrinunciabile
desiderio di maternità
conserva intatto il suo segreto
un mondo in continuo vertiginoso
movimento, immerso in un fragore perenne
con il suo glorioso passato che si vanifica,
guscio vuoto come una conchiglia abbandonata,
può aver deciso di morire

gli dei lo abbandonano

sembra ancora di ascoltare la brezza
delle notti d'autunno, prima della vendemmia

XXVII

un irrinunciabile desiderio
di maternità
un'insostenibile morte da sopportare
vivendo

senza un rantolo, un sussulto

nascosti alla vista di tutti, saranno
incastrati degli anelli di acciaio inossidabile,
per prevenire, almeno nella parte inferiore,
dei movimenti altrimenti non controllabili
in diretta televisiva

adesso sedetevi, versate,
assaggiate con calma
ogni calice conserva
il gusto, gli umori, le sensazioni
di una terra ancora intatta



 
 

Sergio Fumich
FRANTUMI
Samizdat /Omnia
Keraunia Rivista di Poesia
Brembio (Lo), 1995



« ... ventiquattro brevi componimenti poetici: "storie che non cercano eroi", come recita appunto uno di questi versi. Il libriccino lo si apre per leggervi una poesia o anche poche righe, quasi una boccata d'aria, una finestra aperta su un mondo che sta in equilibrio fra tensioni liriche ed elegiache pensosità.»

(in "Il Melegnanese",
24 febbraio 1996)


FRANTUMI

stranamente non sono che istanti
ma non mi pongo il problema adesso
o forse non è questo il momento
c'è il biondo baluginare dell'alba
che sta nascendo senza
nessuna indiscrezione sui giornali

un paio di jeans e una maglietta
dire poco perché diventa subito
come trito già detto parole
di una canzone
ripetuta alla noia




*

forse bisognerebbe bruciare
ogni calendario
una libertà provvisoria una pace
precaria

chi ha vissuto a occhi aperti gli anni
gettandosi nelle acque gelide
lecca la busta del suo testamento
politico dall'orizzonte grigio
e conformista

non siamo più abituati a raccogliere
a contemplare
a borbottare fra sé e sé

o forse tutto questo è solo un gioco
di rime intrusi che si guardano
intorno con ansia una voce
che non rientra nella busta paga




*

tutto si esaurisce o sembra esaurirsi
nell'apparire diversi omologhi solo
ai propri simili passare
il cerchio dell'assedio è come
attraversare la macchina d'ossa
dondolando da uno stivale all'altro
le lunghe distanze mentre il fotografo
ti scarica addosso qualche rullino

non ho letto i giornali negli ultimi due anni
no non mi sembra proprio di avere
nostalgie è l'unico vero modo
per sentirsi vivi e continuare esprimersi
dimostrare entusiasmo nei toni
rossi del desiderio
in un sorriso candido come l'amore

nascondo la voglia di giocare col mondo
la mia proiezione di onnipotenza infantile
non per malvagio sortilegio
fra cespugli di ginestre e di oleandri




*

rappresentavo un rischio minore
per un giubbotto o un paio di scarpe
a partire dagli anni Sessanta
una manciata di ricordi affettivi
un gioco di gesti che dura
tutta una sera

da quando il rosso è passato di moda
dopo la caduta del muro
c'è ancora un muro a dividere
e l'arbitrio generalizzante
venuto non per trauma ma per usura

pensi basta è tutto finito
la vita è finita un baratro
ah dici se l'uomo si rispecchiasse
in una pianta di fichi




*

non sembra anche a voi protesta
gridata se qualche strumento stecca
tra minacce di maledizioni
e lusinghe

val la pena di dare uno sguardo
al presente
avvoltolato nel suo sudore
stantio

ma tutti stanno facendo i bagagli
sono miei stati d'animo la mia
depressione che ora predica
la speranza




*

astrattamente medito di andarmene
nel silenzio nel chiarore dell'alba
mentre il papavero è ancora muto
in attesa di aprirsi al sole caldo

è talmente complicato incontrarsi
al giallo antico delle lampade
nelle viuzze del vecchio borgo

sperare
è come scrivere sui monumenti




*

la gente chiede
ciò che le appartiene di più
il passato glorificato
dalla luce in bianco e nero
un cercare non si sa cosa nei cassetti
una schizofrenia apparentemente
senza rimedio

è un contagioso passaparola
che assapora il tempo
denso dei ricordi
la propria biografia
seppellita con gli oggetti
della vita quotidiana

separare la vita e le opere
è difficile tu dici eppure anche
una strada vuota ha i suoi vantaggi




*

è proprio a due passi dice
il pellegrino amante di percorsi
illogici alla ricerca di ricordi
e di fantasmi dimenticando
gl'immensi spazi deserti
d'attraversare per un'altra tazza
di caffè ed una voce umana

senza un buon amuleto
sarà difficile arrivare indenni
alla notte anche se tutto
è pieno di sole e di colore
e di computer mappamondi e tante
risate e la banda del paese
passa suonando polke e marcette
portando allegria




*

è sempre difficile decidere quanto
urgente sia un problema
se ti fermi a riflettere
trovi sempre qualcuno
che rappresenta una variazione
sul tema della fuga ricca
di metafore barocche
e convenzionali
così attraversi gl'incroci senza
rispettare i semafori e vai a volte
per la lunghezza di qualche isolato
se il muro si presta




*

non so quali siano i percorsi
attraverso i quali uno
arriva a nascondersi
ma almeno sotto questa scala io
continuerò a passare
che porti male oppure no

come un soffio di vento che spezza
fili di ragno ghiacciati di brina




*

l'aria è scompaginata
dalle mille invenzioni
dei venditori di rotocalchi
tanto al chilo radio
televisioni che strepitano intorno
e quella inguaribile inclinazione
a deprimersi e se poi scoppia
la guerra e ti mettono in mano
un fucile

e sul balcone spazzato da un vento
gelido quanti suicidi da là sopra
il rumore dei vicini dei camion
che passano per strada
quel fare gli idioti dirsi buffoni
e mezzo mentecatti per paura
di uscire fuori moda intorno
soltanto le case le strade
un documentario visionario
surreale una poesia impastata
di fango e violenza protetta
da una immensa vetrina
nello spazio percettivo
del display

hanno assassinato la campagna
per un grappolo di voti
e la notte comincia
ora ai piedi di una scalinata




*

il manto oscuro della notte avvolge
ancora camion inesausti autobus
gremiti macchine disponibili
a viaggiare per giorni c'è soltanto
qualche cane che non sa dove
rifugiarsi tra i mucchi di cartacce

una piazza è uno spazio vuoto quando
si vive da ambulanti o lavavetri
ad un semaforo ogni tanto un sorso
di grappa ma sa di ginepro




*

giusto freddo
per una conversazione normale
notti nel solstizio d'estate un sonno
inquieto assediato incuriosito
delle cose così come le sto vivendo

poi comincia la storia l'occasione
per dimostrare definitivamente
di essere il colpo di pistola
udito in tutto il mondo
c'è un cimitero ebraico sulla collina
dove prima c'era l'erba
un progetto politico la velleità
di cambiare il mondo

tutto qui tutto qui
quello che doveva essere
la rivoluzionaria risposta per uscire
dall'ovvio
qualcuno l'ha già calpestata
lasciandovi le impronte delle suole




*

fragili misteriose mummie avvolte
in bianche bende un dibattito
non è mai un incontro banale
la gente pensa ancora
che non abbiamo fax o che non riceviamo
le informazioni via satellite

e cercate di ascoltare le voci
soltanto chi ci è nato sa che quelle
pietre coperte di erba selvatica
una volta erano case

ritorneremo ad essere un'isola
dimenticando alfabeti e serie
statistiche di dadi a sei facce




*

profezie che si avverano
per il solo fatto di essere
formulate ci saranno
altrove contenitori lucidi
e in perfette condizioni
per affrontare
un futuro nebuloso
c'è il bisogno di liberarsi
dalla staticità dell'azione
di non essere riguardosi
di non essere complici
condizionati dai titoli dei giornali

dire per gl'indifesi i fragili
quelli che non hanno voce
e continuano a non averne
in una condizione già grave
di rottura culturale mettere
le tende alle finestre borghesi
sulla strada di vetri e calcinacci
e anni di gavetta e fichi secchi




*

a porgere la guancia si rischia
qualche brutto ceffone
e i buoni sono sempre in minoranza
i senza casa gli sconfitti
i senza casa sono di più
uno o due di più non una folla
sono solo i neri a manifestare
per i senza casa
la capacità di sopravvivere
nelle contraddizioni più accese
i senegalesi che offrono occhialacci
e braccialetti brasiliani

suonavano in strada tre ottoni
due adulti e un bambino
per raccogliere soldi




*

ai confini della civiltà si arriva
dopo venti minuti d'auto
dal centro quartieri distanti
anonimi dove le piazze
sono parcheggi per auto
e bambini mandati a guadagnare
qualche elemosina
guai a fermarsi alle penultime
scoperte la propria privata campagna
di resistenza contro
le avversità della storia sotto
l'impietoso sole del deserto

quelli che lavorano vengono fuori
solo raramente per poter pagare
di tasca propria i pasti alla mensa
fra inattesi silenzi spopolati
spazi spionaggi d'occhi fra due
battenti e mille gambe
che s'intrecciano sotto i tavoli




*

e non cedere
alla tentazione di pagare
due lire per scavalcare una fila

c'è chi racconta che gli esseri umani
sono sempre riusciti
a realizzare i loro sogni mentre
in terra non farci caso rimangono
morti e feriti
per far perdere la pazienza per provocare
in modo da poter poi dimostrare
che sei un sovversivo




*

ma intanto è calata la sera

proprio per non dire parole
in più è come trovarsi di fronte
un grande spazio pubblicitario
fondo bianco e scritta in nero

la piazza si affaccia come un film
nello spazio degli alberi
meravigliosa e terribile ricca
di seduzioni e pericoli
l'intima nostalgia di un sogno
che forse porta nascosto ciascuno
nel suo animo profondo




*

capaci di vedere tra le nuvole
non nel chiuso dei conventi
con la maschera rugosa
della vecchiaia operare nel tempo

un orgoglio e un'angoscia

e fare i conti con il mito
d'un nero destino nel cuore
i cento segreti che concorrono
a disegnare il romanzo d'ognuno

coincide con il tramonto
l'ora della preghiera




*

pietra vulcanica dove il sole
si raggruma disvelando
contorni chiari ombre da impastare
con le mani crete argille
da modellare costole
da plasmare per trarne universi

la parola

devi palparla odorarla gustarla
proprio come si fa con una donna




*

la ragazza dell'alba
nuova non è facile sostenere
a lungo il suo sguardo
perché brucia e accarezza
inquieta e rincuora ti prende
e ti lascia due occhi
troppo azzurri troppo intensi

in essi c'è il mare e il cielo e stormi
di uccelli e un cartello dove
sta scritto con i caratteri grandi
dei pubblicitari che la vita è
soltanto un sogno




*

sono cambiati i colori notturni
tra un fotogramma e l'altro
per inventare questo percorso
di bianchi sentieri e le nuvole
nere tutte sfrangiate di sotto

mi sembra che il libro abbia in parte
mancato al suo scopo nascosto dietro
quell'aria da perdigiorno
al sole in mezzo all'asfalto deserto

e qui tutto continuerà a funzionare
anche dopo al solo fine
di realizzare se stesso




*

ora che è tornata la calma
riprendiamo a conversare
e quindi le giornate sono meno
vuote meno antipatiche

c'è un'aria viva quasi una promessa
il vocìo nelle strade è forte
popoli che tendono le braccia
verso l'azzurro del cielo una folla
di storie che non cercano eroi

alla prima luce del giorno

Sergio Fumich
LA TERRA DEL VENTO
Cultura Duemila Editrice, Ragusa, 1991









«L'insistenza sui luoghi, sui ricordi d'infanzia, la ricerca dell'attimo come cifra dell'esistenza, la concezione delle "parole, stelle d'un mondo infinito", sono tutti elementi che confermano la nostra convinzione di un Autore che propone la ricerca, anche dolorosa ed angosciante, come via della sensatezza del vivere.» (Dario Nicoli)











Carso

I

La mia terra è pietra e foglie marce.

Ci raspa il vento e l'acqua taglia solchi
inguaribili. Si graffia
le radici il ginepro cercando
umori, e s'aggomitola la vipera
nel tepore del sasso, a scaldarsi.

Il vino è denso e forte, scuro
come la zolla nella dolina,
dove spinge la vanga il contadino
ed a cavarne frutti si affatica.

La mia gente è la rosa selvatica
che sboccia nelle petraie, bella
un solo giorno, poi muore nell'ombra.


II

Sono nato acqua comune, che in mille
rivi dalle colline si sperde.

Nessuna impronta resta sull'asfalto
delle strade: l'acqua, anche se diversa,
ha solo un nome.



Il vecchio

Gli occhi del vecchio che han visto di cose,
se pure dicono solo dei campi,
e della casa, e di qualche mercato
giù in Valle oppure a Pisino, sorridono
alle capriole del bimbo nel prato,
dove la giovane moglie del figlio,
cavando il fieno dal carro, con rapidi
gesti sicuri dà forma al pagliaio.
D'intorno, la campagna lavorata
a fatica s'accende d'improvvisi
bagliori alla carezza impercettibile
della brezza leggera che si leva
dalla pianura assolata e fumigante,
dove c'è l'acqua e seminare costa
meno sudore ma l'aria è malsana.
Seduto, all'ombra dell'antico noce,
sulla panca di pietra che ora è tutto
il suo mondo, socchiude gli occhi il vecchio
ritrovando il bambino che scappava
davanti ad una vacca, e giù tirava
le mele dai rami a colpi di sasso;
e dolcemente, sereno s'appisola
nel silenzio che avvolge quella terra
istriana riarsa nei caldi meriggi.



Moja zemlja

I

Ho saputo all'odore la terra
dei padri.

Terra graffiata a fatica là dove
il sasso concede.

Rifugio di vipere, casa
di ginepri.


II

Ho mangiato il pane scuro
dell'infanzia.

Pane soffice e ruvido come
spugna marina.

Ho bevuto il vino, forte,
nero come la zolla.

Sudore e sangue della mia gente.

Ho ascoltato le storie di sempre
nel buio delle cucine.

Storie di paure lasciate dai vecchi
con la vigna e la casa.


III

Ho pestato la terra
nei caldi meriggi.

Dietro alle ruote dei carri, nel solco,
un piede dopo l'altro.

Ritrovando il bambino che seguiva
la nonna nei campi.

Ho cercato i miei morti.


IV

La luna mi ha colto
di sorpresa.

Prima languida, filtrando
nelle fessure.

Piena, poi, sole riflesso,
nell'aria dell'orto.

La luna dei padri, potente,
mana, segno di antiche certezze.

L'ho seguita fin dietro i pagliai,
dove l'ombra è più netta

e il profumo del fieno recente
ti scalda.

L'ho seguita contando i pensieri
nella mia timidezza di sempre.



La morà

La Piera dai lisci capelli
color della cenere,

Vestita di nero
strega per scelta di tutti,

Davanti alla casa di pietra
vecchia di secoli sta.

Nell'ombra della pergola, ricama
motivi appresi col latte materno.



Quattro vie di Trieste

1.

Via dei Colombi,
ad una casa tutta sta attorno,
quasi un capriccio di fantasia.


2.

Via della Cattedrale,
pietra sconnessa che ripida sale
verso San Giusto.

Là, dove s'incurva come dorso
di vecchia china sull'erbe dell'orto,
una Madonna
pietosa dà conforto
col ricordo del figlio.

Gl'ippocastani, nell'ultima erta,
il tronco come solida colonna,
compongono coi rami
agili volte d'una navata,
a cui la chiesa fatta dall'uomo
impresta il rosone.

Dalla piazzetta provengono voci
come se fosse una porta socchiusa.
Con piccoli passi
esco nel sole del pomeriggio.


3.

I

Via del Monte,
acciottolato che si fa presto
ripido al passo mio frettoloso.
Edera vecchia come la casa
l'occhio distoglie dalle colline,
dove la Trieste nuova s'espande.
Del tempo andato qui s'assapora
l'ultimo aroma, malinconia
del verso ingenuo di Umberto Saba.

II

Via del Monte,
sacro sentore da quelle pietre.

Offre alla mente l'austera scuola,
stella di David, un bimbo tra i
dottori della legge d'Israele.

Christus est vita sul muro in cima
alla salita si legge ancora,
spoglia d'altare, luogo di sosta
per il respiro d'una preghiera.

Via del Monte, chi lo direbbe...
basta lo spazio di qualche passo
per contenere tutta la storia.


4.

Via di Crosada, pianto di donna
nell'ombra fresca d'una finestra.
Passo una sera di giugno afosa.

Lo sguardo mio ruba una bimba
bionda vestita di panni smessi.
Un gatto bianco tiene nel grembo,
materna, quasi fosse un bambino.

Il gatto lascia fare, sta al gioco,
perché gli piace farsi lisciare
da quella mano che l'accarezza.

Il gatto sogna come un bambino.
La bimba canta la ninnananna
che un giorno forse cantò la mamma.
Torna il silenzio come un tramonto.
Nell'ombra fresca della finestra
gerani in fiore come un sorriso.



Molo San Carlo

Lasciato dietro le spalle il frastuono
della città frenetica, con passi
studiati calco le pietre del molo,
consumate dall'acqua dell'Adriatico.

È come se una porta mi si fosse
dischiusa e, superata quella soglia,
m'accorgessi d'un mondo differente,
ritmato dallo sciabordio delle onde.

Nel silenzio d'un volo di gabbiano
il quotidiano affanno della vita
pare cosa lontana e senza senso.

Seduto s'una bitta gusto tutta
la magia di questo lembo di terra
proiettato verso l'infinito spazio.



Rondini di marzo

Voli di rondini nere nel cielo
giallastro del tramonto, in una sera
qualunque di marzo, tracciano linee,
seguendo sconosciute geometrie.

Onde malate, sbavando tra i sassi,
muoiono a riva scherzando col piede
scalzo un'ultima volta; dal sud tira
un vento pregno d'umori salmastri.

L'occhio, spaziando sulla spiaggia gravida
di presagi, consuma nel silenzio
delle prime ombre sensazioni antiche.

Lontane, le case della città
dalle colline ritaglia sbiadite
il sole che tra cielo e mare affonda.



Monrupino

I muretti di pietra a confine
del campo, segnati dall'edera
di molte stagioni, si fanno
verso il piano orizzonte lontano.

Dove si ferma il bosco e alza la rupe,
tra robinie spinose,
sboccia dal sasso la bianca chiesetta.

Tutto intorno è un silenzio ritmato
dalla cicala e dal tonfo smorzato
d'una vanga che rompe la zolla
in qualche dolina vicina.



Verso Santa Croce

Muovendo i passi verso Santa Croce
m'avvolgono i rumori del mio Carso
squassato dalla bora sibilante
tra robinie e cespugli di ginepro.

Lungo i muretti a secco che limitano
il sentiero, s'abbarbica tenace
l'edera antica e guizza la lucertola
intimorita dalla mia presenza.

Al sole, tra i sassi della petraia,
una pallida rosa s'è dischiusa
come un sorriso s'una bocca amata.

Il raggio che filtra tra i rami l'occhio
segue nel folto, cosciente di vivere
una rivelazione inaspettata.



Risveglio

La pioggia fredda - dormivo nel vento, -
distolto ha il corpo dall'ultimo sonno.
Nel buio sprazzi di luce, suono alto
di trombe laceranti ogni silenzio.

Una pioggia insistente, torrenziale,
che batte la collina con violenza,
sferzando gli alti pinastri che svelano
i primi segni dell'alba che viene.

Pioggia lustrale recante improvvise
sensazioni d'aurore primordiali
sotto un cielo incorrotto, umore, linfa

vitale della terra adolescente.
Scenderò nelle strade appena giorno,
come acqua che scorre verso il suo mare.



Tramonto

L'alito denso della sera, fradicio,
m'intride le ossa di linfa umidiccia,
e nella luce del tramonto un grigio
pianto defluisce come pioggia stanca

dalle colline desolate, dove
forme spettrali d'alberi, spogliati
del ricordo, nel vento, di fruscii
tenui, danzano nella nebbia che alza.

La linea del buio, vaga, oltrepassa
il mio corpo, e, di là dal basso muro
che chiude al passo lo strapiombo, soffoca

il lucido riverbero dell'ultimo
raggio di sole nell'onda che avanza.
Tutto è silenzio e profumo di salso.



Foiba
(per il 25 Aprile)

Quanti il tuo sasso ha visto strazïati,
di marzo, al primo tepore che scioglie
la poca neve frammista alle foglie
tarde, agli sterpi dal vento buttati.

Di chi si seppe, i nomi riportati
son dal governo su lapidi spoglie
come petraie, lustre come soglie
di casa, nel muro che cinge i lati.

Forse fu solo questo: un segno tra i
tanti lasciati dall'acqua e dal vento
nella pietra del Carso doloroso.

Forse. Ma chi non mira al monumento,
chi aborre che il presente sia l'odioso
passato, non smette la lotta. Mai!



Ricordando Albarosa

Al cader delle foglie, in un meriggio
d'ottobre, inconsapevole t'avviasti,
sulla strada che porta a Duino tra le
pietre nude del Carso e la sterpaglia

di rovo, all'ora ultima, che sua ognuno
attende dopo aver diviso il tempo
con gli altri - sorridente, avevi detto
alla madre che andavi da un'amica.

Tenendo stretti nella mano i sogni,
Albarosa, morivi poco dopo
nell'ambulanza in corsa all'ospedale.

Pallido nella bianca bara il volto,
tra i fiori dalle molte mani amiche
portati, sostituì ogni altro ricordo.

Con te quel giorno d'ottobre moriva
la nostra giovinezza spensierata.
Non ti portai un fiore sulla tomba.



Compagni di giochi

Rivivo, quasi un sogno, dal ricordo
sbiadite, immagini d'una stagione
lontana, quando ogni cosa per l'occhio
ingenuo era piacevole scoperta.

Giochi di bimbi s'un prato là dove
via Biasoletto incurvandosi sale.
Daribor, Marco, Milly, nomi cari,
amici a cui non riesco dare un volto.

Come foglie strappate dalla bora
gelida, che sulle colline brucia
i germogli del mandorlo, l'affanno

quotidiano del vivere disperse
le speranze comuni, i nostri sogni
dimenticati per le vie del mondo.



Val Rosandra

Sulla costa petrosa erma s'aderge,
come un fiore di sasso, la chiesetta
della Rosandra; intorno vaghi arpeggi
finge la bora scorrendo la forra,
dove l'acqua scintilla tra le rocce.

Sogno puerile delle alte montagne
fuori l'uscio di casa, Val Rosandra,
tra le tue rupi bianche echi di allegre
canzoni alpine risuonano ancora
per i viottoli che portano a Botazzo.

Ritrovare i rumori della vecchia
ferrovia, per un attimo soltanto,
potessi nelle nere gallerie,
e l'odore pungente del carbone e
me bambino con la vita davanti!



Venezia

Venezia è un grande mercato.

L'intreccio di luci multicolori,
nel giallo d'una luna irreale, danza
sull'acqua sonnolenta dei canali.

Rivoli di parole
disegnano calli e campielli
verso piazza San Marco.

Là regna il silenzio infinito.

Un sentire d'immenso, in quegli spazi
all'improvviso apertisi, ti coglie
disarmato e t'incanta per sempre.



Calle del Paradiso

I canali fumavano nebbia
in faccia alle case sbiadite.
Camminavamo le calli sfuggendo
la merda dei cani, scherzando
la mano nella mano.

Sulla sedia buttati le calze
di nailon, Sartre schiuso alla pagina
qualunque, la stanza d'albergo
odorava d'amore e di Prince Albert.

"Serre-moi dans tes bras
Embrasse-moi
Embrasse-moi longtemps
Embrasse-moi
Plus tard il sera trop tard
Notre vie c'est maintenant"




Qualche attimo ancora

Restiamo così, qualche attimo ancora,
stretti l'un l'altro nel tenero abbraccio
che unisce i nostri corpi soddisfatti,
sussurrandoci frasi innamorate.

Restiamo così, qualche attimo ancora,
scambiandoci dolcissime carezze,
centellinando le residue gocce
del desiderio come ragazzini.

Restiamo così, qualche attimo ancora,
amore, nella calma che ritorna,
ascoltando il silenzio d'un respiro...

Fuori la notte batte il marciapiede
col passo strascicato d'un ubriaco
che borbottando va sconcezze al vento.



Notturno alpino

Le cime degli antichi sassi pallidi,
quando già tutto nella valle è buio,
vivono l'ultima luce del sole
che ora tramonta in contrade lontane.

Il bosco attorno alle povere case,
fatte di pietra e di legno da mani
sapienti, esperte nell'arte dei padri,
odora d'umido pino e di musco.

Tutto avvolge il silenzio della notte,
rotto per poco, tra i rami nel folto,
dallo strepito d'ali d'un uccello.

Timidamente la luna s'affaccia
tra i picchi rischiarando le alte cenge,
dove danzano, come in un sogno, ombre.



Presso la chiesa di Santa Fosca

San Cristoforo regge il suo fardello
divino, senza tradire fatica
o sconforto nel gesto così umano
di porgere soccorso a chi lo chiede.

A chi cerca la quiete nella piccola
chiesa, muto guardiano della porta,
ricorda che sulle spalle dell'uomo
da venti secoli pesa una croce.

Il Pelmo mitico, solenne trono
del creatore, muto testimone
d'eventi domina la valle e l'uomo.

Lenti rintocchi lontani di scure
segnano il tempo che soffoca piano
ogni taciuta speranza d'eterno.



Tramonto all'Aquileia

Un frinire continuo di cicale,
come un pedale, sul far della sera,
quando ogni albero mostra il suo colore,
dà voce, attorno, al prato brulicante.

L'acqua che scorre al margine del bosco,
tra pietre levigate con pazienza,
una melodia lenta intona, quasi
nenia, contrappuntata da echi arcani.

Seduto all'ombra d'un larice seguo
tra i rami la parabola del sole
verso le nevi della Marmolada.

Un suono di campana nella brezza
s'avverte, che alla pieve antica chiama,
alla messa del sabato, chi crede.



Scherzo

Come da un vecchio cofano dischiuso
appena appena, quel tanto che basta
per mutar la cianfrusaglia, rimasta
da un'altra età, in un tesoro racchiuso,

sulla pagina aperta a caso, guasta
dal tempo che va e da scolastico uso,
segno, seppure sbiadito e confuso,
dell'antica poesia l'occhio tasta.

Le parole si fanno dolce canto
di ninfe e suono di flauti amorosi
e stormire di foglie nell'incanto

di esametri latini melodiosi.
Ma presto il sortilegio viene infranto,
e l'eco dà cigolii fastidiosi.



Indolenza

Abbandonato - è di quei pomeriggi
dove un libro di pochi soldi slarga
orizzonti impensati un passo prima, -
come una scarpa vezzosa tra l'erbe

folte della moquette per indolenza,
le stauroteche aprendo del represso,
predico desideri strampalati,
frate Francesco, alle mosche indiscrete.

Con l'occhio attento al divenire torbido
d'una vetrofania di stoppose
nuvole, che vogliono per sé il cielo,

m'incanto a chiedermi se inconsistenza
è la parola, tormentato sogno,
o luce che si fa agli occhi esistenza.



I giardini di Lodi

Quei giardini, fatti per pochi,
nel chiuso dei cortili di palazzi
antichi, che mostrano di sé, come
pudiche donne, solo quanto riesce
a rubare, dal portico sbarrato
al passo, un occhio indiscreto, lasciando
sognare sereni silenzi
e lo spazio raccolto d'un chiostro,
fan voglia d'avere una casa
di quelle, dove chiudersi a godere
il romanticismo che suda dai muri
ed illudersi d'esser se stessi.

Fuori, di là dal cancello di ferro
battuto, per strada, si sa di tradire
e d'esser traditi ogni giorno
vestendo la maschera tragica,
assegnata a ciascuno dal caso.



Plenilunio

Alta la luna di maggio risplende
sulla campagna come occhio che brilla
per qualche gioia nascosta nell'intimo.
Dai fossi striati d'argento richiami
di rane rompono il silenzio della
pianura che s'apre, passate le ultime
case rigate dall'ombra dei pioppi,
caverna enorme scavata nel cielo.
L'erba che assedia, al margine, il sentiero
di ghiaia, che si perde come serpe
nella campagna, lucida d'umori
notturni gocce di luna riflette,
come scintille improvvise di brace
che s'addormenta nel letto di cenere
e sterpi d'un falò di primavera.

Di misurare coi passi non capita
spesso i propri pensieri, assaporando
con voluttà ogni attimo nei segreti
misteri d'una notte come questa,
incantata, di plenilunio, in una
stagione dell'uomo che si consuma
nella frenetica corsa al successo,
e che non sa cogliere tenerezze
di sentimenti semplici e sinceri.
Nell'aria fresca, che odora di foglie
dimenticate, lasciate a marcire
dal vento ai piedi dei pioppi, e di muschio,
come lontani ricordi, ritornano,
vivide, sensazioni originali
di riti primordiali consumati
nell'orgogliosa umana solitudine
sotto la volta di luce lunare.

Il parlottio dell'acqua che scorre
nei fossi sonnolenta, disegnando
confini invalicabili tra i campi,
si fa sommessa preghiera nel vento,
che viene dalle montagne invisibili
nell'ombra all'orizzonte, dove vaga
è la linea che separa lo spazio
infinito da questa ampia pianura
di uomini e case e terra seminata,
quando lontano un suono di campana
d'un altro giorno l'annuncio riporta
fissando l'attimo di mezzanotte.
Tornando sui miei passi, indietro, verso
le case addormentate nel silenzio,
risuonano, come echi familiari
di stagioni lontane ritrovati
all'improvviso, i segni del presente,
devastanti richiami, nella notte,
di questa nostra stirpe tecnologica
che sa solo distruggere i miracoli
d'una natura che non sa capire.



Malinconia

Rincontrare nel cielo cristallino
d'un mattino di febbraio
un sole accecante che sa
di primavera è come ritornare
a casa dopo molte
stagioni e ritrovare
un abbraccio.

Nel tenue silenzio
della campagna che si risveglia
danzano nebbie come ricordi.

L'odore di foglie, di sterpi fradici,
di muschi cresciuti sull'orlo dei fossi,
che si spande nell'aria
al primo tepore,
si fa sapore d'un'altra terra.

Posso anche sognare sentieri nel folto
tra rovi e petraie
dove muovere passi che non lasciano segni,
e muretti di sasso che nascondono il mare.



Autunno

Autunno d'erbe agonizzanti e lucide
d'umido e nebbie, stagione di foglie
pestate negli angoli delle strade
dove il vento riposa qualche istante...

Autunno di tramonti irripetibili
e d'improvvisi silenzi, stagione
d'ultimi slanci e di ripensamenti
tardi che lasciano segni indelebili...

Autunno di colori malinconici,
stagione di ricordi, come polle
d'acqua sorgiva affioranti nel sogno...

Autunno d'una vita nella fretta
bruciata di chi vuole sapere e vede
il tempo scorrere via tra le dita.



A Dino Buzzati

Nel cielo fatto di luce e d'azzurri,
sopra queste montagne bellunesi,
meravigliosa, come si conviene
a un'immagine che si fa poesia,

galleggia pigramente la balena
volante dei tuoi sogni imprigionati
tra il cemento e l'asfalto di Milano,
che l'abile magia dell'inchiostro

e dei colori non riuscì a mutare
in pietra dolomitica, rosata
e scintillante al sole del tramonto.

Neppure il duomo di ghiaccio e cristallo
t'illuse del sapore dell'infanzia,
perché uno resta il paesaggio che nasce.

Colle S. Lucia, 30 dicembre 1987



Alba padana

Nel cielo cristallino del mattino
venato di rosso, come un tramonto,
alti aeroplani luccicanti tracciano
bianche linee di ghiaccio e di veleni.

La prima nebbia si leva dai fossi,
dove scorre acqua sonnolenta e sporca,
come un sudario diafano sui campi
striati, cintati dai pioppi spogliati.

Pianura sconfinata e sempre uguale
che mi accompagna nel viaggio, ogni giorno,
verso il cemento e i fumi di Milano...

Terra lombarda generosa d'acque,
dove la vanga non urta la pietra,
che non sa illudermi del mio Carso.



Mattini d'inverno

Sui campi arati come pentagrammi
le nebbie del mattino rosa abbozzano
sinfonie di forme mai pensate
in tanti secoli d'immaginario.

Il cielo sopra Milano, lontano
dove lo sguardo si perde smarrito
nelle improvvise dissolvenze della
pianura, grava come adro sudario.

Chiaroscuri lombardi che scandiscono,
come clessidre silenziose, i battiti
del mio tempo da molte stagioni,

e, come le sirene degli antichi,
fanno poesia della decadenza
per occultare i segni dell'inganno.



Solitudine

Su la panca di pietra, nel sole
cintato dagli alti palazzi,
sta il vecchio a scaldarsi.

Il vialetto si gonfia si sgonfia
di gente nel silenzio di chi va
di fretta attento allo sterco dei cani.



Metropoli

I

La nebbia che nasce da questa pianura
lombarda, riempiendo d'ovatta impalpabile
lo spazio euclideo d'intorno al vagone
che va nella luce leggera dell'alba,
si ferma là dove le prime casupole,
ergendosi dalla campagna assonnata,
segnano il limite della metropoli.

Stridori di ruote frenate, l'odore
pungente d'attrito del treno che ferma:
si scende a Lambrate portati dall'onda
di mille persone che vanno al lavoro,
confusa fiumana che corre la piazza
pestando le foglie lasciate dal vento
tra le siringhe d'un'altra notte.

II

I viali tracciati col grigio s'allungano
nell'umido viscidi, tentacoli d'una
città affamata di periferia.
Tra gli alti filari di platani antichi,
un tram arancione sferraglia sui lucidi
binari d'acciaio che fingono false
geometrie nell'universo.

Al margine della città falansteri,
massicce muraglie di calce e cemento
che fanno orizzonte dovunque a Milano,
rifugio notturno pel sonno e l'alcova,
nascondono tra le pareti misteri
di povera vita che si riproduce
nella violenza, rabbia repressa.

È questa Milano di panni distesi,
rottami ammucchiati, che parla le lingue
di tante regioni, che tira a campare
con cento mestieri, che ruba, che stupra,
che scrive sui muri le frasi più oscene,
a reggere quinte, levar palcoscenici
dove si recita Piazza San Babila.


III

Per le strade grigie di questa Milano
dai rari tramonti non so passeggiare.
La gente lombarda malata di nebbie,
nel traffico denso formiche impazzite,
non lascia lo spazio bastante a trovare
un qualche pensiero che valga la pena
di farne un verso, di ricordare.

Un bacio scambiato da due innamorati
in piazza San Babila regala, a chi guarda
per caso, un sapore diverso dal semplice
affetto innocente di periferia.
Un bacio firmato da un grande stilista,
uscito da qualche rivista di moda,
dove l'amore c'entra, ma poco.


IV

Girando i vialetti di spogli giardini,
d'inverno e fa freddo, ritrovo il silenzio
per pochi momenti di luoghi lontani.
Rettangoli grigi di cielo tra gli alberi
e gli alti palazzi che segnano i lati,
scansando pozzanghere di fango e di foglie,
mi tiro dietro come aquiloni.

Le foglie spostate dal vento improvvisano
configurazioni per me, che le guardo
con occhi bambini qua e là volteggiare.
Risuona, portato dall'eco di qualche
cantone il rumore dei passi, improvviso
come un caro amico che si rifà vivo
dopo molti anni di lontananza.



La parabola del vecchio viandante

I

Felicità è l'orizzonte che
si dissolve lontano nella nebbio-
lina leggera che copre i misteri
del tramonto con veli di silenzio.


Come un vecchio viandante che ha percorso
tutto il cammino concesso da una vita,
salito all'ultimo passo, e di là
vede un'altra pianura stendersi e altre

cime levarsi lontane e una strada,
che non ha fine, strisciando inoltrarsi
come un serpente nella valle fino

a dissolversi nel denso grigiore
che segna all'occhio il confine del noto,
mi guardo intorno e comincio a capire.


II

Il viandante seduto su di un sasso,
nell'attesa dell'ultima ora, prossima
ormai, sentendo le forze mancare,
rivive, nel silenzio desolato

della montagna battuta dal vento
gelido d'una notte senza stelle,
le immagini di tutta un'esistenza
spesa in un viaggio di tante stagioni,

inutilmente seguendo la vaga
speranza di trovare in qualche terra
lontana quella risposta che vale

una vita; e pian piano egli s'avvede
dell'errore e d'aver cercato invano
comprende ciò che da sempre era suo.


III

Stretto nel suo mantello, accanto a un debole
fuoco fatto di pochi sterpi secchi
strappati alla montagna, ora riposa
il vecchio e sogna la neve che scende.

Quando sarà primavera inoltrata,
forse un pastore, salendo a quel passo
con la sua mandria, il corpo del viandante
ritroverà lasciato dal disgelo,

e su quel volto di morte, dai ghiacci
tormentato, il messaggio d'un sorriso.
Felicità è la povera cosa

disprezzata che ti circonda come
l'ombra di cui non t'accorgi, e che dà
senso alla vita, ogni giorno, in silenzio.




Il mio Carso

1.
Andare per il Carso, nelle rare giornate
di festa, quando mio padre non lavorava,
a Cattinara o fino a Prosecco, ch'era allora
tanta la strada, o nella Val Rosandra, giù, fino
a Botazzo, tra i sassi scavati dal torrente
che sanno di montagne lontane, con gli amici
di casa, era per noi, bambini, avvenimento
da coccolare, poi, ripensandoci, come
qualche bel sogno od una fiaba più cara di altre.

Il vociare chiassoso della sagra paesana,
come l'acqua irrequieta d'un rivo, nelle viuzze
cavate tra le case, scorreva curiosando
tra cento bancarelle di bazar orientali,
dove il denso sentore di frittelle dorate
solleticava in tutti desideri bambini.

Si sostava, indugiando talvolta fino a sera,
in qualche osteria, all'ombra leggera d'una pergola,
sulle panche di legno, godendo della brezza
che l'odore salmastro del mare mescolava
al profumo del vino nuovo e del pane fresco.

E poi le attese per la corriera nelle piazze...
Là, sui muri di calce e sasso dei municipi
nomi di morti, scritti sul marmo con i segni
d'un diverso alfabeto, dicevano di lotte
e d'orrori recenti che non conoscevamo:
"Arriva!"... "Non ancora, non è quella la nostra!"
C'era il tempo bastante per un'ultima corsa
mentre il sole lontano si scioglieva nel mare.


2.
Riandare per il Carso con quel passo dell'oggi,
già vecchio e sapiente, calpestando le foglie
di stagioni lontane, ricercando un muretto,
una pianta di rovo, quella pietra lasciata
per gioco nella zolla d'una dolina, dietro
la svolta figurandomi un grido, un gesto, una sosta,
mio padre che diceva, scherzando del paese,
degli amici d'un tempo, di storie tra le vigne
abitate da streghe nella notte lunare...

Riandare per il Carso con i propri ricordi,
come un vago cercare qualche vecchia bottiglia
nella densa penombra, che sa d'uve e salnitro,
della fresca cantina ricavata nel sasso,
per rivivere ancora sapori di vendemmie
fortunate, di balli nelle tiepide sere
dell'autunno che viene, presso falò di sterpi
che profumano l'aria d'assenzio e di ginepro...

Riandare per il Carso, come fosse ancora ieri,
tra le pietre graffiate dall'acqua e dalla bora,
è il gioco che mi resta per non dimenticarmi,
come un pacco di niente, distrattamente, in qualche
angolo d'una strada, vagando per il mondo.



A Francesca

Limpida notte d'un tacito sguardo...
niente è più dolce e vana ogni parola.
Come in un girotondo, tutt'intorno,
grigi fantasmi, nella calda luce,
danzano canti del giorno che muore,
- respiri nel lucido muschio, tra la
ramaglia, pazzo tramonto d'ottobre.
Ombre, sul viso mi leggo la morte...
Avventure di mari tropicali,
troppo lontani, si fanno i pensieri,
vaghi ricordi della primavera,
quando la vita si sfà dal contorno,
piano, come l'argento d'uno specchio.

Tenera notte d'un tacito sguardo...
il mio universo, nel nulla che resta,
si configura, ritrovando il gusto
del tempo, rinnovando il sogno, come
i pezzetti di vetro variopinti
in un caleidoscopio, alla torsione
della mano d'un bimbo, e come il bimbo,
curioso, mai stanco del gioco, ancora,
mi alzo in volo, anche s'è tardi e paziente,
come un amico indulgente, m'attende,
dietro la porta dell'ultimo giorno,
il sonno del gabbiano sulla sabbia.



Anno 1990

I

Bandiere come tramonti d'autunno
fingevano orizzonti improvvisati,
sulla folla di volti che riempiva
la piazza, mare increspato dal vento
della nuova speranza rivelata.
A gran voce parole vomitando
come un vecchio sergente, il pugno chiuso
levato in aria a far da stendardo,
da stilizzati pulpiti di tubi
Innocenti il compagno Karl Marx voli
di gabbiani guidava alla tempesta.
Erano quelli anni privi di giorni,
con tutt'intera la vita davanti.
Ci s'inventava proletari come
in un gioco dei tanti nel cortile,
tra le case sbiadite dell'infanzia.

T'accompagnavo fino a casa in quelle
sere di luna del sessantanove.
Di là dai bassi muretti di pietra
che segnavano il ciglio della strada,
danzavano ombre al respiro del vento
tra la sterpaglia di rovo, ingrigita
come i capelli d'un vecchio che dorma.
Sottobraccio, salendo l'erta lieve,
quanti vani discorsi sul domani
ai nostri passi ritmavano un'eco,
nel silenzio inquietante della calma
notte che s'addensava tutt'intorno.


II

Ho rivisto il nostro mare di sogno,
ho calpestato nel sole d'un giorno
senza storia quei ciottoli lustrati
dalla risacca che agli occhi d'un bimbo
celavano tesori di conchiglie
e fondi colorati di bottiglia.
Ho ritrovato il tuo profumo, tenue,
frammisto di salmastro e di ginestra.
Come allora, al riparo d'una roccia,
mi sono messo ad ascoltare l'onda
che chiacchierava, petulante come
una vecchia comare, tra gli scogli.

Son passati vent'anni... Sartre, ricordi,
leggevo allora nelle pause tra una
lezione e l'altra all'università.
Vent'anni sono bastati per fare
delle parole di quella stagione
felice cianfrusaglie in bella mostra
nella vetrina umida e polverosa
d'un rigattiere ebreo, in qualche viuzza
dimenticata della città vecchia,
e di quei sogni racchiusi nel pugno
alzato una manciata di niente. Oggi
ho due figlie, una moglie che amo come
la vita, ed una casa tutta mia
dove tornare, quando si fa sera
e struggente è la voglia d'un abbraccio.

Così, ogni giorno, il treno violarancio,
che corre la campagna addormentata
lucido di rugiada mattutina,
mi trascina a Milano con mille altri
visi, indistinti dietro i finestrini
come le gocce che rigano i vetri,
in rivoli guizzanti, quando piove.
Al margine aspro della massicciata,
dove le ultime pietre rugginose
si perdono nel prato e indisturbata
cresce l'ortica, a maggio sboccerà
il papavero rosso sangue come
una ferita improvvisa nel verde
e nel ricordo - un pomeriggio lungo
il fiume, poi quei passi che non tornano
indietro... a modo mio fuggivo verso
la Samarcanda dei sogni bambini.
Non chiedermi di te... non più stagione
dei se dei ma è la nostra - troppo avanti
ci siamo spinti nel guado impetuoso,
dove l'acqua è profonda e la corrente
trascina, per ritrovarsi a pensare
ad una riva lasciata alle spalle
in qualche giorno d'estate. Anni dopo
ti rividi, e fu un caso, alla fermata
di via Carducci - s'un autobus io,
tu lì paziente ad aspettare un altro
che ti portasse a casa. Abbozzai quasi
il gesto di chiamarti, ma era stupido
- tutta la sabbia delle mie parole
il tempo aveva consumato ormai
nella clessidra... Ti lasciai svanire
dietro il vetro appannato, come un viso
inventato nel sole da una nuvola.


III

Vaga stagione è questa disillusa
età dell'uomo, dove la speranza
come una foglia secca su di un ramo
cede all'autunno che viene col vento
freddo dell'est e con le prime piogge.
Il tonfo sordo di muri che cadono
riecheggia come un brontolio sommesso,
di tuono, in lontananza, oltre i filari
di pioppi, tremule larve di nebbia
svelate dalla ramaglia d'un lampo
in una notte di tristi pensieri.
E nel sonno ultimo, prima dell'alba,
pregno di sogni che restano dopo,
cresce l'angoscia d'incerti domani.

In queste prime giornate del mille
novecento novanta, riscaldate
da un sole tiepido che fa pensare
ad una repentina primavera,
mi trovo a vagheggiare, come un bimbo
che crede al sogno e sa suo il mondo dei
grandi, la terra promessa dov'essere
uomo dia senso ad una croce, dove
un padre possa guardare negli occhi
suo figlio senza tradire il disgusto
di chi sa di mentire sulla merce.

Ogni giorno percorro qualche metro
della strada che resta prima delle
grandi montagne, che celano l'ultimo
passo, tenendo ben stretta la sacca
dove ho riposto le povere cose
raccolte lungo il cammino e che all'alba
d'ogni nuovo domani danno un senso.
Ogni giorno m'interrogo sul sogno
cercandone i contorni irraggiungibili,
quasi un viaggio nel viaggio, perché grande
è la mia sete e mai l'acqua abbastanza.
Ogni giorno il gabbiano che c'è in me
s'alza in volo, sfidando il vento infido
che increspa il mare, verso il largo dove
l'acqua è più azzurra e il cielo si fa terso,
anche se le ali sempre più a fatica
reggono il peso di quel veleggiare
caparbio verso l'ignoto orizzonte.



Il flauto di Lucia

La donna in nero suona il flauto dolce,
lunghi capelli sciolti sulle spalle,
come un calamo al vento della sera,
flessibile, arrendevole, sinuosa
come una riva erbosa che s'acconcia
e cede, madre amorevole o amante,
al capriccio d'un'acqua inquieta e frivola:
s'inarca, si distende, quasi danza
alla sua melodia che s'espande
nell'aria intorno, profumo di viola
d'un ciclamino sorpreso nel musco,
in primavera, tra i rovi del bosco.

La donna in nero suona il flauto dolce
e la sua musica va con tenui ali
di farfalla va come dolce sogno
nel silenzio d'intorno, nella notte,
in questa notte tiepida d'autunno
che vive in noi in me sapori antichi.
La donna in nero suona il flauto dolce
e nelle note, timide carezze,
si sciolgono ricordi come grumi.



Quasi un addio

Le imposte della vecchia casa scuote
la bora, come un cane che sa in casa
il padrone e per farsi aprire sbuffa,
raspa l'uscio impaziente. Dopo gli anni,

tanti, di lontananza, di ritorni
brevi come attimi di sogno, Notte,
quasi fosse un addio, mi ridoni
suoni che furono la giovinezza.

Al cigolio dei platani in istrada
adegua il ritmo - il respiro del tempo -
l'antica pendola nell'altra stanza.

E mentre provo a decifrare voci
nel vento, mi rapisce - inaspettato
evento - il sonno verso un altro giorno.



Seguendo il volo d'un gabbiano

Sentirsi addosso la morte sorella
che t'accompagna silenziosa, quasi
per mano, come una madre amorevole
lungo la strada, giorno dopo giorno...

Sentirsi addosso la morte come ombra
che dà spessore al tuo essere nulla,
e guardare lontano dove questa
pianura sconfinata si dissolve
nei vapori impalpabili del primo
mattino come un sogno da un risveglio
improvviso interrotto troppo presto...

M'avvolge, come un mantello invisibile
d'infiniti silenzi, il cielo che
si accende di un intenso rosa, dove
bianco veleggia un gabbiano, gustando
uno spazio che non ha altro padrone.



Quel giorno

Quel giorno, nel silenzio del mio Carso
fatto di foglie rubate dal vento
e muretti di pietra, in quel silenzio
malinconico, che mi porto dentro
come uno scapolare, me ne andrò in
punta di piedi, senza far rumore,
come rugiada al sole del mattino.
Questa pianura che chiude da ogni lato
il mio orizzonte con l'inesorabile
immensità di terra coltivata,
dove l'occhio si perde nella nebbia
vaga che segna in lontananza il cielo,
quel giorno, come madre che da tempo
attende un figlio che deve tornare,
con il sorriso dell'ultimo sole
tra i pioppi tremuli m'accoglierà
dolce, fingendo nell'aria fragranze
d'assenzio e di ginepro e quell'odore,
tenue, di mare, portato dal vento
nella mia stanza in lontani meriggi.

Terra di bianche petraie e di rovi
spinosi dove s'annida la vipera,
terra lasciata alle spalle in un giorno
d'agosto quando ancora verdeggiava
sulle colline lucente il sommacco,
mia terra dell'infanzia, irripetibile
sogno, ti lascio le mie parole,
ammonticchiate con l'arte dei vecchi,
come sassi a segnare l'orizzonte
del ricordo, nei giorni sempre uguali
del mio girovagare per il mondo.
Volgendo l'ultimo sguardo ad oriente,
ritroverò il tuo cielo delle sere
di bora, quando le stelle scintillano,
e, solo allora lasciandomi al sonno,
m'illuderò di poterti sognare.



Sergio Fumich
STRAFANICI
Grafiche Astra
Brembio (Lo), 1990


A Francesca

Aber einmal sah
er noch des Mädchens Antlitz, das sich wandte
mit einem Lächeln, hell wie eine Hoffnung,
die beinah ein Versprechen war...
(Rainer Maria Rilke)



LA TERRA CHE SI NASCE

A DINO BUZZATI

Pubblicata in "La terra del vento"



MALINCONIA

Pubblicata in "La terra del vento"



QUATTRO VIE DI TRIESTE

Pubblicata in "La terra del vento"



IL VECCHIO

Pubblicata in "La terra del vento"



AUTUNNO

Pubblicata in "La terra del vento"



ALBA PADANA

Pubblicata in "La terra del vento"



DI MARZO

Quando sbarrano i fossi, di marzo,
nelle pozze marciscono pesci.
C'è chi gira tutto un giorno a scovarli.

Nella roggia Filippa due bimbi l'acqua frugano,
impastando col passo la melma.
Dentro il limaccio ficcano le piccole
mani, e tolta una preda, contenti
si cercano - è il loro un gioco
più bello, che sa di lavoro.

In una pozza, più presso la strada,
ha sorpreso il minore dei due
un pesce dal ventre d'un giallo malato,
che, stordito, posava s'un fianco.
Lo alza al compagno sfangandolo un poco,
e a me che guardavo lo tende;
poi, senza lasciare risposta,
lo butta nel limo a disfarsi.



PRIMAVERA!

Sul davanzale s'è posato un passero,
stamane, del tuo arrivo messaggero dolcissimo.



ATTIMI

Il vento fa scintillare le foglie
dei pioppi, al margine del fosso ritti.

Verde vivo, sottile turbamento.



I GIARDINI DI LODI

Pubblicata in "La terra del vento"



MATTINI D'INVERNO

Pubblicata in "La terra del vento"



VERSO MILANO

Il sole s'apre a fatica una breccia
tra le nuvole grigie d'un mattino
qualunque di dicembre sonnacchioso,
quasi per non deludere sé stesso.

Le ultime luci lungo la via Emilia,
come stelle comete in un presepe,
la strada segnano verso Milano
nella nebbia che copre la pianura.

Se mi alzassi, potrei misurare
con i miei passi l'intero universo
che forma questo treno pendolare.

Se mi alzassi, potrei forse scoprire
che il mondo si ferma alla porta che
chiude il vagone, e nessuno alla guida.



METROPOLI

Pubblicata in "La terra del vento"



QUEL GIORNO

Pubblicata in "La terra del vento"



COME GABBIANI

SCIOPERO GENERALE

Quelle bandiere rosse dei nostri anni
migliori, che garrivano nel vento
sulle piazze, sfidando ogni potere
consolidato da una storia univoca,

portate in trionfo da braccia entusiaste,
una nuova stagione reclamanti
dove uguaglianza non fosse soltanto
vuota parola nel vocabolario,

oggi, in questo villaggio universale,
robotizzante, dove l'uomo stenta
a percepire i confini e sé stesso,

non sono che stracci dimenticati
nel polveroso buio dei ripostigli.
Ma il sole sorgerà ancora, domani.


25 novembre 1987



SCHERZO

Pubblicata in "La terra del vento"



SEGUENDO IL VOLO D'UN GABBIANO

Pubblicata in "La terra del vento"



PLENILUNIO

Pubblicata in "La terra del vento"



FORSE DOMANI

Verrà la morte nucleare come
il soffio d'un'estate mai vissuta.
Una luce accecante incendierà
la terra come un'aurora improvvisa.

Sconosciuti silenzi avvolgeranno
boschi e campagne e le città dell'uomo,
e della sua intelligenza altra traccia
non resterà che rovine annerite.

Forse domani, forse anche oggi stesso
l'ineluttabile destino d'una
stirpe superba si consumerà.

Dall'universo una mano impazzita,
con un sol gesto, ci cancellerà
come un antico dio vendicatore.


dicembre 1987



LA PARABOLA DEL VECCHIO VIANDANTE

Pubblicata in "La terra del vento"



BOSCO DI SANTA CROCE

Nel tuo infinito
di foglie mi porta
per mano il vento.



VITA

Sento che te ne vai
sfrigolando,
come una candela.



IN VAL FIORENTINA

Al margine del prato abeti cupi
s'avanzano, guerrieri minacciosi
e superbi del regno tra i dirupi
di Fanis - celano fra i resinosi
rami lame di sole scintillanti.

Lontane ad occidente, le imponenti
cime nevose della Marmolada
si fingono le torri rilucenti
d'un antico maniero d'oro e giada
- m'illude il vento di cortesi canti.

29 agosto 1989 al Rifugio Aquileia



QUALCHE ATTIMO ANCORA

Pubblicata in "La terra del vento"



DOMENICA MATTINA

Le campane chiassose ed insistenti,
come gli imbonitori sulla piazza
del mercato, richiamano fedeli
vestiti col vestito della festa.

La lenta processione di formiche
discende la montagna che si sveglia
tra gli echi d'un torrente reboante
di tacchi rinforzati, di scarponi.

Passa il rimbombo la persiana chiusa
fino a me che l'ascolto nel silenzio
della camera fatto di respiri.

Nella penombra, dolci occhi socchiusi,
ti distendi, un sorriso zuccheroso.
Più tardi scenderai come altri l'erta.



A FRANCESCA

Pubblicata in "La terra del vento"



RITORNI

QUASI UN ADDIO

Pubblicata in "La terra del vento"



PIANURA

Dove lo sguardo
si perde nel verde
senza confini

Dove il silenzio
ritorna come eco
fatta di vento

Dove la nebbia
nasconde nel sogno
fantasmi di ieri



CARSO DI AURISINA

Mi dimentico
tra tremule dune
di rosso sommacco.



INDOLENZA

Pubblicata in "La terra del vento"



SAN SILVESTRO

Pietre sul verde dei pinastri... s'erge
con l'armonia d'un canto gregoriano.

Ascolta... nel silenzio d'uomo, tenue,
si fa preghiera, la voce del vento.



OMERO

Ritrovo sogni
tra le pagine
d'un libro polveroso.



VAL ROSANDRA

Pubblicata in "La terra del vento"



IL MIO CARSO

Pubblicata in "La terra del vento"



ANNO 1990

Pubblicata in "La terra del vento"




POSTFAZIONE
di Luciano Giuseppe Volino

Il piacere di leggere una poesia consiste, essenzialmente, nell'emozione ch'essa comporta, nella singolarità del contenuto, quanto di vero ed autentico esprimono le parole, i sentimenti racchiusi.
Scrivere una lirica ha la particolarità d'un animo che s'apre al mondo nella trasparenza di pensieri personali, nella dovizia di ricordi propri, nella consapevolezza di trasmettere un messaggio nuovo ed unico. È confessione sincera d'uno spirito nella spirale di esperienze legate alla sua formazione, al sentirsi interprete di realtà vissute, di momenti irripetibili ed emozionali, nella musica del tempo.
Per Sergio Fumich tutto ciò è noto. E basterebbe approfondire un suo racconto o una sua poesia per essere immersi nella sensibilità d'una intelligenza dai risvolti illimitati e sostanziali.
Si guardi quest'ultima silloge poetica, Strafanici, e meglio balzerà all'occhio il valore di ciascuna espressione, la melodia d'un comporre pacato e sommesso, quel riandare a passate ricordanze, a parentesi indimenticabili di anni trascorsi in una terra amata, in luoghi suggestivi ed ameni, ad incontri mai dimentichi ed ancora presenti nel cuore.
La memoria che racconta è qui sinonimo d'un legame affettivo e riconoscente per quanto positivo ed umano s'è ricevuto, per quello che d'intimo ed affascinante hanno rappresentato circostanze ed ambienti nel loro proporsi e rinnovarsi, nell'assecondare un amore puro ed intatto.
Riflessioni e considerazioni non asservibili ad una tematica retoricizzata da versi melensi, occupano in Strafanici, un posto ben preciso e qualificato. L'Autore, infatti, evidenzia sì una linea poetica familiare e conosciuta, ma lo fa nell'ambito d'una permissività generosa e simpatica e nella dimestichezza d'una emotività riservata e romantica, sussurrata quasi, mai invadente o superficiale. Sicché ogni cosa motiva l'altra e le immagini che ne vengono si colorano d'una crepuscolarità dolcissima ed armonica, riverberano sensazioni dilettevoli e proficue, completano il nascere d'un linguaggio, ora lieto ed ora triste, ma sempre comprensibile.
Strettamente collegate poi da un filo conduttore, permeato di verità e passione, ogni composizione esplica semplicità e naturalezza, testimonia la sensitività amatoriale d'un uomo a colloquio con se stesso, nel mentre l'anima elabora le più nascoste vicissitudini e la mente modella versi ed epigrammi. Non per nulla Sergio Fumich conosce alla lettera il significato intrinseco che genera una poesia e la responsabilità della quale è partecipe. È la ragione prima di tutta la sua fatica artistica e letteraria, una fatica sofferta e portata avanti con coraggio, abnegazione, costanza, dominio di sé, fra interrogativi inquietanti e decisioni necessarie per il bene d'un credo culturale, maturato in silenzio e solitudine.
Ma quale gioia dopo gustarne i risultati e meditare il frutto di tanta produzione narrativa e poetica, noi fruitori d'un canto e d'una voce espressiva e giovane, nella penombra attraversata della nostra esistenza.



Sergio Fumich
PAROLE
Grafiche Astra
Secugnago (Lo), 1988


Alla professoressa Bruna Brill
che mi insegnò a scrivere.



PAROLE

Gocce d'acqua s'un ramo d'abete,
parole, stelle d'un mondo infinito.



NOTTI DI BORA

Il vento. Concerto
di violini stonati. Batte i vetri
da me. Gelida mano.
Vento notturno. Bagnato di polvere.
Iroso.
Scricchiolano le stelle nella strada.
Fantasmi. Luci vagano sul muro
nel buio della stanza. Quasi tenui
lampi. Follia
di notti solitarie senza sonno.



COMPAGNI DI GIOCHI

Pubblicata in "La terra del vento".



RICORDANDO ALBAROSA

Pubblicata in "La terra del vento".



AUTOBUS 26

Riflesso nel vetro, il tuo viso
appare, dispare.
Eterno contrasto di buio
e di luce.



RITORNO

Pallide case della mia Gretta,
vi amo - ricordi nel caldo meriggio.

Alito denso di lillà dal muro.

Illusioni d'un bimbo nel silenzio
della campana - dischiude l'azzurro.

Bevo nel sole avidamente l'attimo.



LUOGHI

VENEZIA

Pubblicata in "La terra del vento".



CALLE DEL PARADISO

Pubblicata in "La terra del vento".



MILANO

A girare finisci col sapere
le strade, e dove trovare una donna
che ti voglia nel letto a scaldarla,
e dove un amico per dire
e farti tirare domani.



SOLITUDINE

Pubblicata in "La terra del vento".



VERSO PIAZZA DUOMO

Per le strade del centro, se ci pensi,
l'uomo, che va frettoloso, ti sembra
sabbia lontana, portata dal vento.



IL LAMBRO A MELEGNANO

22 settembre 1983

Il fiume morto segna la campagna
come una vena di sangue malato
s'un corpo di donna matura, sfatto
dagli anni e dalle fatiche del parto.

Echi dimenticati di battaglie
riscopre, nella foschia del mattino,
la scavatrice che sradica il sasso
per fare spazio ai rifiuti dell'uomo.

Dovunque intorno la terra lombarda
grida alza d'altre violenze subite,
per facile soldo, da mani corsare.

L'acqua dei monti, fattrice di vita,
in un livido tossico mutata,
lascia a chi guarda messaggi di morte.



BREMBIO

Queste case, cresciute a fatica
da mani avvezze a produrre ogni cosa,
slavate da piogge di molte stagioni,
hanno un sapore di Carso, se pure
il sedile del vecchio, di fianco
alla porta, là è roccia scavata,
ed in questo paese un sasso, da tirare
alle rane, si trova soltanto,
a cercarlo, sull'orlo delle strade.

E i pioppi, a sera, sfumando nel grigio,
di lontane colline m'illudono,
dove l'infanzia fu giochi di bimbi
sulle coste, battaglie tra bande
rivali a colpi di sasso, cacce
alla vipera nelle petraie.



ROSSO DI MAGGIO

Il papavero cresce nel grano,
a maggio il campo si macchia del rosso.
Nella mia terra non radica il grano,
ma sul ciglio dei fossi, a cercarlo,
un papavero forse si trova.

A graffiarla la terra sputa subito
acqua, e l'erba tagliata rialza.
Nella mia terra l'acqua s'infiltra
ben dentro nel sasso, e resta l'arsura;
ma l'erba, ai primi tepori di marzo,
spacca la pietra, e ogni costa rivive.

Il sudore dovunque vuol dire
fatica, ed il cielo è lo stesso.



MIA TERRA

CARSO

Pubblicata in "La terra del vento".



LA MORÀ

Pubblicata in "La terra del vento".



LA VIPERA

Sul sasso che domina la petraia,
come per antico rito,
si offre al sole del meriggio
la vipera cornuta.

Vivo gomitolo che si discioglie,
s'aggroviglia ed ancora si discioglie
secondo una sua legge arcana.



MONRUPINO

Pubblicata in "La terra del vento".



FOIBA

Pubblicata in "La terra del vento".



MOJA ZEMLJA

Pubblicata in "La terra del vento".



CANTI DI COLLE


TERRA LADINA

I prati d'alta montagna si vestono
d'un verde intenso e brillante, che l'erbe
della pianura non sanno imitare,
e, fin dove la roccia dolomitica

non impone che nuda solitudine,
s'adornano con fiori dai colori
vari e sgargianti, come giovinette
in festa il dì della Santa patrona.

Nel cielo pitturato d'azzurrino,
nuvole bianche dai contorni nitidi
pigre galleggiano come meduse.

Il silenzio t'incanta, e dalle cime
l'occhio ti offre uno spazio sconfinato
come non sa fare in altre regioni.



NOTTURNO ALPINO

Pubblicata in "La terra del vento".



PRESSO LA CHIESA DI SANTA FOSCA

Pubblicata in "La terra del vento".



TRAMONTO ALL'AQUILEIA

Pubblicata in "La terra del vento".



MOLO SAN CARLO

Pubblicata in "La terra del vento".



VERSO SANTA CROCE

Pubblicata in "La terra del vento".



SILENZI

OLOCAUSTO

Inconsapevoli, quando la vita
s'apriva come un bocciolo di rosa
e la giornata offriva, prodigiosa,
una scoperta continua, infinita;

in noi, che con credenza fiduciosa
nelle certezze di sapienza avita,
non temevamo la mente smarrita
dal peso d'una eredità angosciosa;

in noi, innocenti, nel profondo della
nostra carne le stimmate segrete
della follia nucleare hanno impresso.

Come germogli tardi, cui la bella
stagione non donò le ore più liete,
fiorivamo e l'inverno c'era appresso.

Adesso noi sappiamo, salda cella
è il corpo e, forse, per la nostra sete
immensa poca cosa il tempo concesso.



RONDINI DI MARZO

Pubblicata in "La terra del vento".



RISVEGLIO

Pubblicata in "La terra del vento".



TRAMONTO

Pubblicata in "La terra del vento".




Sergio Fumich
ANNO 1969
Frammento di ballata


Un boato urla lamenti straziati
corpi sulle pareti sangue
                                             e sul pavimento
ho visto saltare banconi per aria
infrangersi cadere le grandi vetrate
la gente proiettata fuori sulla
                                                   strada
ho pensato alla guerra Mamma voglio
alzarmi lamenti un bisbiglio di parole
mamma mia aiuto lassù lo sbattere
della finestra lassù il vuoto
morte un fatto del tutto accidentale


Sergio Fumich
DUE LIRICHE IN DIALETTO CASALINO
Inediti


LE DÜ CRUS

Un veg campè l'era cuciàd su in mes
al camp tra le piantine giun d'la melga
- da luntàn, el pariva insenugiàd.

Un caplòn lis ghe scundeva la facia,
ma le sso man indüride dal laurà
pariva che i parlevu a la tera.

Mi sson stai lì a vardà el ciel del dubàss...
el füm d'un reoplano e 'l bumbas di nigui,
luntan, i pitürevu un crucifiss.



SEGNÀSS
Variazione sul tema d'una poesia siciliana

Ò vist un veg paisan
ssegnàss cule man grand
düre, smangiade dal laurà in d'i campi.

Pian pian i a mueva
intant ch'el sse tucheva
la frunt e el cör - pian cume 'na caressa -

e i sso ögi i brassevu
tüt inturn la campagna
ch'la sse smurfeva nel ssuris d'la ssira.

Dumà a ssent el ssuneri
del vent in tra le gabe
ò capid d'éss mai stai bon da pregà.


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Inediti

Lega Nord è Formentini
podestà di stampo antico,
del Leonka poco amico:
Serra, paúla, bluto babau!

Lega Nord è Moltifiori
podestà formula uno,
col spadone tronca pruno,
quercia, pino, baobab.

Moltifiori, Formentini,
podestà celodurini,
non sapendo amministrare
vanno in giro a sgomberare.

Col spadone da Giussano
via una quercia via un ontano,
il Leonka ha scorza dura,
meglio usare la questura.

Cacceremo ambientalisti,
progressisti, comunisti,
rompicazzo gente stronza
da Milano e via da Monza.

Dove Lega t'amministra
niente spazio alla sinistra -
disse Alberto da Giussano:
sia ben chiaro al popolano!



Sergio Fumich
DUE LIRICHE
IN LINGUA TRIESTINA

Keraunia - Rivista di Poesia
Anno III, numero 8, Febbraio 1993.



LE QUINTE DE LA SCALA

Oci de deserto e un son de chitara senza tempo
domani domani voli de bianche colombe
torno a case dismentigade int'ela sabia

no xe cussì semplice ritrovarse
sentai in veci cafè pieni de speci
e parlar dirse le robe come una volta.

Sta qua intorno xe vista che no cambia
ogni passo xe sempre el stesso sogno
e no sveiarse mai e dir finalmente

no ghe xe vento né piova int'ei sogni
ma solo ovata nera che coverzi
torno de ti le quinte de la Scala.


FRAMENTI DE AUTUNO

Riciami de useleti tra le foie
zale de autuno me fermo a scoltarli

fioluz che se perdeva drio le rondini
sora el specio apanà del calic'.



Ritagli di testi poetici e racconti da giornali, antologie e riviste
RITAGLI DI RIVISTE DI POESIA
E SUPPLEMENTI CULTURALI
Testi poetici e racconti pubblicati in Italia

Anni Novanta.


Ritagli:



Ritagli di testi poetici e racconti da giornali, antologie e riviste
DA IL CITTADINO DI LODI
Ritagli di testi poetici pubblicati nel 1988

I testi pubblicati sono tratti da una prima bozza del libro "Parole".


I ritagli qui raccolti testimoniano la prima pubblicazione di poesie dell'autore su un supporto mediatico con una interessante diffusione territoriale. Molti testi "soffrono" per l'impaginazione da quotidiano.

Ritagli:

Ritagli di testi poetici e racconti da giornali, antologie e riviste
DA IL CITTADINO DI LODI
Ritagli di testi poetici pubblicati nella "pagina della poesia" dell'edizione del venerdì

Fine anni Ottanta e primi anni Novanta.


Ritagli:

Ritagli di testi poetici e racconti da giornali, antologie e riviste
DA IL CITTADINO DI LODI
Ritagli di testi poetici pubblicati nella rubrica
"Il setaccio"

Anni Novanta.

La rubrica quotidiana "Il setaccio", sempre curata da Sergio Fumich, sostituì la pagina dedicata alla poesia dell'edizione del venerdì. Talvolta, per ritardi o per semplici disguidi nella consegna del materiale, la redazione, per riempire lo spazio, usava testi di Sergio Fumich, omettendo il nome del curatore. Ma questo non avveniva sempre, con un conseguente certo imbarazzo dell'autore.

Ritagli:

UNA PAGINA DE "IL CITTADINO" DEDICATA ALLA POESIA DI SERGIO FUMICH


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