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Dalla fortezza Bastiano
Nel precedente post, riportando il resoconto stenografico del Senato che raccontava lo squallido episodio di vita parlamentare che ha visti per protagonisti particolari il senatore ulivista ex-magistrato D'Ambrosio, la senatrice Bonfrisco (FI) ed il senatore Bettini (Ulivo), ho dato ampio spazio agli interventi del centro-destra che inquadravano perfettamente la si-tuazione e dicevano cose condivisibili per chi usa le linee guida del buon senso nel suo ragionare. In questo post riporto due interventi, della senatrice Palermi e di Russo Spena, comandati sull'orlo della trincea a difendere l'indifendibile pur di continuare l'illusione di tenere in mano almeno una caviglia della ruota del governo. Lo dico con amarezza. Vediamoli.
PALERMI (IU-Verdi-Com). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PALERMI (IU-Verdi-Com). Signor Presidente, in quest'Aula poco fa, durante la
contestazione e durante l'intervento del senatore D'Ambrosio, è successa una cosa seria, e le cose serie credo vadano sempre trattate con una certa delicatezza e con una certa attenzione.
Lo pensavo anche ieri, mentre ascoltavo gli interventi di magistrati e di avvocati: in quest'Aula, che sta discutendo il nuovo ordinamento giudiziario, è presente un pezzo di storia, di quella storia, con tutti i drammi che in essa si sono verificati (scontri, ferite, fatti anche terribili e angosciosi), che credo facciamo male qui a ridurre...
DIVINA (LNP). Errori!
PALERMI (IU-Verdi-Com). Certo, senatore Divina, anche errori: è proprio anche questo che volevo dire; la ringrazio. Errori, schieramenti, passioni: cose che però hanno fatto un pezzo di storia che, purtroppo, sono abbastanza vecchia da ricordare bene, per averla vissuta direttamente, dentro le fabbriche. Vi sono stati scontri terribili, l'Italia si è
spaccata in due, anche dentro la stessa area.
Ricordo, per esempio, che nel mio campo ci si interrogava su tante cose: ditelo anche voi, però, non è possibile che abbiate soltanto incrollabili certezze. È questa l'unica cosa che in parte mi amareggia e che non riesco a seguire del vostro dibattito: noi, ad esempio, ci interrogavamo con perplessità - e il senatore D'Ambrosio lo sa benissimo -
sulla questione del carcere preventivo. Lo facevamo, e come; ci appassionavamo, litigavamo: ci pareva di capire che avessero ragione e poi invece che avevano torto; sono stati così, quegli anni. Ma di che parlate, altrimenti?
L'ho vissuto direttamente, dentro una fabbrica: sapete le cose che sono accadute in quegli anni dentro le fabbriche e conoscete anche i tentativi delle BR di entrare dentro fabbriche storiche, quelle del biennio rosso. Persino negli spogliatoi si trovavano volantini delle BR: avevamo capito che tentavano di entrare, e sapete chi veniva a tenere le assemblee con quegli operai? Venivano proprio quei magistrati, per cercare di far capire loro che cosa drammatica e pericolosa era per la democrazia quanto stava accadendo. Credo che prima il senatore D'Ambrosio... (Commenti dai banchi del Gruppo
AN). Ma perché, non è vero?
PALMA (FI). No!
PALERMI (IU-Verdi-Com). Ma abbiate pazienza, colleghi. (Commenti del senatore
Palma). Sì, senatore Palma, è vero: ci andavo io, me lo ricordo.
PRESIDENTE. Senatrice Palermi, abbia anche lei la cortesia di rivolgersi alla Presidenza quando interviene; poi dica pure quello che ritiene di dire.
PALERMI (IU-Verdi-Com). Scusi, signor Presidente, ma ricordo come una straordinaria ma terribile esperienza, per esempio, un'assemblea che tenni all'Alfa di Arese con Caselli. Me la ricordo terribile e angosciosa ed ero lì come sindacato, come CGIL, come delegata che veniva da un'altra parte, da un'altra fabbrica.
Credo che il senatore D'Ambrosio sia stato insultato non per quello che ha detto - ha fatto un discorso giusto e pacato - ma perché simbolo di quell'epoca. Penso sempre che se le Brigate rosse in quell'area avessero vinto, se fossero entrate tra gli operai, non staremmo oggi qui a parlare e sarebbe successo qualcosa di inenarrabile nel Paese. È per questo e per altro ancora che sono grata a quei magistrati, anche nei momenti in
cui ho avuto dissenso, ed è per questo ed altro ancora che esprimo tutta la mia solidarietà e il mio ringraziamento al senatore D'Ambrosio. (Applausi dai Gruppi IUVerdi-Com, Ulivo e RC-SE).
RUSSO SPENA (RC-SE). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RUSSO SPENA (RC-SE). Signor Presidente, come ha visto, in questo dibattito ci siamo impegnati ad attenerci rigorosamente al testo e alla discussione. Avverto anche il dovere, in questo momento, di fare con voi in Aula tre brevi osservazioni per lo spessore e la gravità assunta dal dibattito, ma anche per i livori di fondo che emergono in una materia come questa, che ritengo costituzionalmente e istituzionalmente delicata e che richiederebbe, quindi, sobrietà e rispetto delle autonomie e dell'equilibrio dei poteri.
Tre brevi osservazioni, rivolte anche al senatore Buttiglione, di cui ho seguito con attenzione l'intervento. Sento il dovere, anche rispetto alla gazzarra che c'è stata poco fa, da parte del Gruppo di Rifondazione Comunista-Sinistra Europea di esprimere il nostro massimo rispetto per il senatore D'Ambrosio e per il dottor D'Ambrosio, la cui attività ritengo sia iscritta nella narrazione democratica del Paese. (Applausi dal Gruppo
RC-SE).
Anche quando non siamo stati d'accordo (ricordo, ad esempio, sull'interpretazione della strage di Stato o sull'inchiesta sull'uccisione del povero Pinelli), abbiamo sempre riconosciuto la qualità dell'impegno democratico per la crescita civile del Paese. Il dottor D'Ambrosio è stato parte importante, senatore Buttiglione, di un insieme di magistrati -
Magistratura democratica e non solo - che hanno innovato in maniera positiva la giurisdizione e il diritto nel nostro Paese.
Se il nostro Paese è cresciuto - e voglio dirlo qui perché li abbiamo nel nostro Parlamento e ci onorano - è perché abbiamo avuto dei giudici che hanno lottato contro le Brigate rosse, come Guido Rossa, e dei giudici che hanno lottato contro le mafie; non solo Falcone e Borsellino, che onoriamo, ma anche altri giudici, non sempre onorati, come il dottor Caselli, come il senatore Di Lello, relatore di questo provvedimento, che ci onoriamo di avere nel nostro Gruppo, come il dottor Casson, che in una trincea importante... (Commenti del senatore Ferrara).
So che non vi piacciono i giudici che hanno saputo criticare i sistemi produttivi, il potere, e hanno saputo dimostrare che a volte il capitale uccide, ferisce, mutila i corpi delle lavoratrici e dei lavoratori! (Commenti dai Gruppi LNP e FI. Applausi dal Gruppo
RC-SE). Sappiamo che non vi piace chi ha fatto inchieste sulla salute dei lavoratori. (Proteste dai Gruppi LNP e FI).
PRESIDENTE. Per favore! Lasciate libertà di espressione, perlomeno nel Senato della Repubblica.
RUSSO SPENA (RC-SE). So che a loro non piace parlare delle inchieste a Marghera, delle inchieste contro le tossicità che hanno ucciso gli operai, ma questa è la crescita democratica del Paese. Il Paese dovrebbe sentirsi garantito democraticamente perché ha avuto un controllo di legalità e di giurisdizione che è partito dalle condizioni materiali dei cittadini.
È un avanzamento per tutti noi; noi non stiamo scrivendo questo disegno di legge sotto dettatura, chi lo ha detto sbaglia, anzi, ci stiamo scontrando con quelle che ritengo incrostazioni corporative sbagliate delle associazioni. Lo sapete benissimo, basta leggere i comunicati ed i giornali. Non siamo mai stati dei portavoce della magistratura in quanto tale. La magistratura ha una articolazione che noi abbiamo negli anni saputo
conoscere: vedi i Casson, i Di Lello, i Falcone e i Borsellino, ma quanti porti delle nebbie abbiamo, quanta magistratura ha insabbiato ed insabbia!
Noi abbiamo sempre fatto battaglie sullo Stato di diritto e sulle garanzie. Non ci è piaciuta, in alcune stagioni - come ricordava la senatrice Palermi, lo abbiamo detto allora rischiando l'impopolarità - la carcerazione preventiva e il suo uso sistematico. Lo abbiamo detto allora, mentre c'era, colleghe e colleghi, chi, mutilando e ferendo il Parlamento in quest'Aula - ed è nella coalizione di destra -, mostrava il capestro e c'era
chi organizzava il lancio delle monetine al Raphael. Non stiamo da quella parte. Quelli sono dalla vostra parte; noi siamo per lo Stato di diritto. Abbiamo rotto anche al nostro interno, quando si trattava di questo. Dobbiamo saper riportare in prima luce il sistema delle garanzie che garantisce una cosa seria, come sa l'avvocato senatore Biondi. Il garantismo è una cosa seria. Non è solamente l'aiuto all'amico potente, il giustizialismo
contro l'immigrato, il tossicodipendente e la povera gente. Noi sappiamo conoscere il sistema delle garanzie per tutti.
L'ultima osservazione è che non di questo voi parlate, senatore Schifani. Avverto che nelle vostre parole vi è un fastidio nei confronti della magistratura in quanto tale come potere autonomo, perché è quel potere che nel nostro Paese, nella nostra Costituzione, traccia le linee del controllo di legalità e di legittimità.
Allora, massima critica ad ogni sentenza, ad ogni eccesso, ad ogni incrostazione corporativa, ma rispetto della magistratura come dato fondamentale della Costituzione e della coscienza democratica del Paese. (Applausi dal Gruppo RC-SE. Congratulazioni).
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Domenica, 15 Luglio 2007 11:39 | Leggi i commenti | Indietro
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