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Per fatto politico
Una splendida pagina di democrazia (è ovviamente ironia) nel suo complesso si è avuta ieri, 13 luglio 2007, al Senato della Repubblica nella seduta antimeridiana n. 192. Di seguito il resoconto stenografico riguar-dante l'intervento del senatore dell'Ulivo D'Ambrosio.
D'AMBROSIO (Ulivo). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'AMBROSIO (Ulivo). Signor Presidente, ieri ho sofferto molto in quest'Aula. Ho veramente sofferto quando il senatore Fruscio - che invito, se non l'ha ancora fatto, a leggere il bellissimo libro «Un eroe borghese» di Corrado Stajano - ha criticato la commemorazione che ho fatto in quest'Aula, fortunatamente insieme ad altri colleghi che hanno avuto l'onore di conoscere l'avvocato Giorgio Ambrosoli. Vorrei chiedere - e mi rivolgo soprattutto al collega Palma - di non dimenticare ciò che ha fatto la magistratura indipendente, ripeto indipendente, per salvare la nostra giovane democrazia.
PALMA (FI). E lo dice a me? Lo devo dimenticare io?
PRESIDENTE. Per favore, non iniziamo male la mattinata, fate parlare il senatore D'Ambrosio.
D'AMBROSIO (Ulivo). Quando ho subito un attacco veramente incredibile dal senatore Sacconi...
PALMA (FI). È incredibile che ti rivolga a me.
D'AMBROSIO (Ulivo). Hai un atteggiamento poco democratico. Io ti ho lasciato parlare.
PRESIDENTE. Senatore Palma, non le mancano le occasioni per parlare.
PALMA (FI). Smettila di insultare, non mi puoi insultare così; io non voglio essere insultato in questo modo!
D'AMBROSIO (Ulivo). Non possiamo dimenticare... (Vivaci proteste dai banchi dell'opposizione. La senatrice Bonfrisco scende al centro dell'emiciclo gridando ripetutamente la parola «assassino» rivolta al senatore D'Ambrosio. Proteste dai banchi della maggioranza).
PRESIDENTE. Per favore, ricordo a tutti che stiamo parlando dell'emendamento 2.130 (testo 2). Per cortesia, senatrice Bonfrisco! Senatrice Bonfrisco, la richiamo all'ordine.
D'AMBROSIO (Ulivo). Molti nostri colleghi, in difesa della democrazia, che è stata faticosamente costruita, hanno perso la loro vita: e non lo dimenticare questo.
BONFRISCO (FI). Non tu! Non tu!
D'AMBROSIO (Ulivo). Ci sono magistrati e magistrati, e quelli che si sono battuti per difendere... (Proteste della senatrice Bonfrisco). Per favore, mi lasci parlare e dopo replichi. (Reiterate proteste dai banchi della maggioranza. La senatrice De Petris indica la senatrice Bonfrisco).
BETTINI (Ulivo). Zitta! Vattene via! (Il senatore Bettini rivolge un gesto offensivo nei riguardi della senatrice Bonfrisco).
PRESIDENTE. Senatrice Bonfrisco, la richiamo all'ordine!
FERRARA (FI). Presidente, deve stare attento agli altri!
PRESIDENTE. Senatrice Bonfrisco, non può usare nei confronti di un senatore quel linguaggio; per favore, colleghi, prendete posto. (Vivaci proteste dai banchi dell'opposizione).
Ascoltate ciò che ho da dire: ristabiliamo l'ordine. Il senatore D'Ambrosio sta parlando nell'unico modo in cui può parlare, cioè sull'emendamento 2.130 (testo 2); quindi, facciamolo finire. (Reiterate proteste dai banchi dell'opposizione. I senatori Battaglia Giovanni e Biondi discutono animatamente). Per favore, senatore Battaglia. Facciamo
finire il senatore D'Ambrosio. Senatore D'Ambrosio, prego. (I due senatori segretari presenti sul banco della Presidenza si avvicinano e parlano con il Presidente).
D'AMBROSIO (Ulivo). Grazie, signor Presidente.
VOCI DAI BANCHI DEL GRUPPO AN. Fuori, fuori!
PRESIDENTE. La Presidenza ovviamente ha richiamato, e richiama all'ordine, i senatori e le senatrici di cui ha udito parole o ha visto determinati atteggiamenti. Se nella concitazione non ho sentito alcune cose non posso richiamare all'ordine i senatori per cose che non ho udito. I senatori segretari mi hanno tuttavia riferito; quindi, richiamo all'ordine il senatore Bettini insieme alla senatrice Bonfrisco. (Proteste dai banchi della
maggioranza).
BETTINI (Ulivo). È venuta fin qui!
PRESIDENTE. Ho richiamato all'ordine il senatore Bettini e la senatrice Bonfrisco perché ho visto e ho sentito quello che è successo in Aula. Per cortesia, vi richiamo nuovamente all'ordine.
BATTAGLIA Giovanni (SDSE). La senatrice Bonfrisco gridava «assassino»!
PRESIDENTE. Teniamo conto che qui ognuno parla per quello che è, cioè senatore o senatrice della Repubblica. Punto e a capo. Non ci sono altre qualifiche che in questa sede possano essere date a qualsiasi senatore o senatrice.
Senatore D'Ambrosio, prosegua.
BETTINI (Ulivo). E lo faccia parlare.
D'AMBROSIO (Ulivo). La ringrazio, Presidente. Signor Presidente, quando l'altro ieri ho parlato di risentimento nei confronti della magistratura, soprattutto di quella indipendente, non avevo torto. La reazione di oggi alle mie parole è molto significativa. (Vive proteste dai banchi dell'opposizione. Vivi, prolungati applausi dai banchi della
maggioranza).
Sono i magistrati indipendenti che consentono a molti di sedere ancora in questo Parlamento. Noi abbiamo difeso la nostra giovane Repubblica sia dal terrorismo nero, quando si voleva un colpo di Stato simile a quello dell'anno precedente in Grecia, sia dal terrorismo rosso. quando voleva sopraffare questa democrazia e, purtroppo, ha sequestrato e ucciso l'onorevole Moro! (Applausi dai banchi della maggioranza).
SACCONI (FI). Erano parenti vostri!
D'AMBROSIO (Ulivo). Signor Presidente, io sono stato tra i primi, quando si è verificato quell'episodio gravissimo, a sollecitare lo Stato affinché nominasse un organismo che si occupasse veramente di conoscere e combattere efficacemente il terrorismo. Non tollero, come fa il senatore Sacconi, che mi si accusi di non essere indipendente. Non lo tollero!
Passando agli emendamenti, sono felice che il collega Palma abbia ritirato
l'emendamento 2.121 (testo 2). Infatti, in Commissione giustizia, nonostante io provenga dalla magistratura (ma non da quella associata), mi sono preoccupato di proporre e far passare un emendamento molto importante e sfuggito a tanti. Tale emendamento propone il divieto assoluto di affidare funzioni monocratiche ai magistrati che non hanno ancora superato il primo giudizio di valutazione. Infatti, caro senatore Palma, erano quei magistrati ad essere inviati nelle sedi disagiate per tutelare i privilegi
dei magistrati più anziani.
PALMA (FI). Quelli come te! Io sono stato mandato in Calabria, e tu no! E adesso sei lì a pontificare!
PRESIDENTE. Senatore Palma, faccia parlare me! Se cerca un'interlocuzione, deve essere sul merito dell'emendamento.
PALMA (FI). Signor Presidente, se il senatore D'Ambrosio si rivolge a me, e non alla Presidenza, io devo rispondere.
D'AMBROSIO (Ulivo). Abituati alle regole della democrazia!
PRESIDENTE. Senatore D'Ambrosio, abbia la cortesia di rivolgersi alla Presidenza.
D'AMBROSIO (Ulivo). La ringrazio per avermi restituito la parola. Può constatare come è difficile parlare in un'Assemblea democratica, ma spero di poter portare aventi il mio intervento.
Per quanto riguarda il secondo emendamento, faccio presente che proprio la
permanenza come vice procuratore in un ufficio molto spesso (e parlo per esperienza personale) dà la possibilità di verificare gli errori compiuti nella gestione di quell'ufficio e di porvi rimedio. A me è capitato, personalmente, di dover dirigere la procura di Milano dopo esservi stato procuratore aggiunto e di realizzare una riforma ristrutturale completa della sua organizzazione. Ancora oggi, quella riforma è ritenuta valida e, dopo
appena un anno di gestione, ha fatto scendere la criminalità del 25 per cento.
La ringrazio ancora, Presidente, per avermi dato la parola e domando scusa se ho potuto recare disturbo a quest'Assemblea. (Vivi applausi dai Gruppi Ulivo, RC-SE, IUVerdi-Com, Aut, SDSE, Misto-IdV e Misto-Pop-Udeur).
Per capire meglio il contesto riporto qui sotto il resoconto degli interventi precedenti a quello di D'Ambrosio.
PRESIDENTE. (...) Riprendiamo ora l'esame degli emendamenti 2.121 (testo 2) e 2.130 (testo 2), a firma del senatore Palma, precedentemente accantonati, su cui invito il relatore a pronunziarsi.
DI LELLO FINUOLI, relatore. Signor Presidente, il relatore potrebbe essere favorevole all'emendamento 2.121 (testo 2) se fosse riformulato. Non basterebbe solo l'aver prestato servizio... (Brusìo).
PRESIDENTE. Senatore Di Lello Finuoli, occorre che parli nel microfono, altrimenti non si comprende ciò che dice.
DI LELLO FINUOLI, relatore. Dicevo che il parere potrebbe essere favorevole se vi fosse una riformulazione che facesse riferimento non solo all'aver prestato servizio in sedi disagiate, ma anche alla valutazione dei risultati dell'attività svolta in queste sedi. Per esempio, in sé, l'aver prestato servizio senza demerito in sedi disagiate non può aiutare
a far carriera, ci vuole anche una valutazione della reale attività del magistrato: potrebbe trattarsi di un pessimo magistrato che ha operato in una sede disagiata.
PRESIDENTE. Senatore Di Lello Finuoli, lei ha un testo da sottoporre?
DI LELLO FINUOLI, relatore. La modifica di questo emendamento potrebbe essere la seguente: «Aggiungere, in fine, le parole: "con riferimento all'attività svolta"».
Il parere del relatore è invece contrario sull'emendamento 2.130 (testo 2).
PRESIDENTE. Senatore Palma, ha ascoltato? C'è una richiesta di riformulazione del suo emendamento 2.121 (testo 2) e un parere contrario sull'emendamento 2.130 (testo 2).
PALMA (FI). Signor Presidente, vorrei dire una cosa... (Brusìo)<.
PRESIDENTE. Colleghi, scusate, dobbiamo ottenere un po' di calma. Ci saranno molte votazioni, vediamo di renderle intelligibili a tutti, anche a chi magari non è della materia.
PALMA (FI). Vorrei dire una cosa molto semplice. Nell'ambito della discussione generale, negli interventi del relatore e principalmente in quello del ministro Mastella, si è detto che si era pronti e disponibili a qualsiasi forma di miglioramento del testo. (Brusìo).
PRESIDENTE. Per favore, mi rivolgo soprattutto ai senatori che sono alle spalle del senatore Palma: sta parlando, un po' di rispetto.
PALMA (FI). Nella realtà, però, signor Presidente, onorevoli senatori, gli unici emendamenti - salvo taluni marginali, o correzioni di tipo grammaticale - che sono stati accolti a modifica del testo sono sostanzialmente (è inutile girarci troppo attorno) quelli voluti dall'Associazione nazionale magistrati. Non mi importa sapere chi è il ventriloquo, chi è il portavoce, chi è il pupazzo: quello che è pacifico è che si è modificata quella parte del testo che era stata richiesta dall'Associazione nazionale magistrati per tenere
un atteggiamento di minore conflittualità nei confronti del ministro Mastella, del Governo e di questa maggioranza.
Dopodiché, Presidente, io sono - ahimè! - abbastanza in età e non sono disposto né ad essere preso in giro né a rendermi in qualsiasi modo responsabile di eventuali affermazioni che possono venire dalla maggioranza: in fin dei conti questo testo è stato approvato con la collaborazione del centro-destra, e via dicendo, anche perché, signor Presidente, lei mi deve scusare, non è che quando ho scritto l'emendamento ho ricevuto dal relatore un parere favorevole, sia pure con richiesta di riformulazione: ho ricevuto
un parere contrario, che adesso si sta modificando in parere favorevole solo alla luce del fatto - almeno così immagino io - che i colleghi senatori abbiano potuto condividere le argomentazioni di fondo di un intervento.
Aggiungo, Presidente, che la riformulazione che mi viene proposta non è condivisibile.
Ma che cosa vuol dire «con riferimento all'attività svolta»? È un controllo sulla bontà dei risultati? L'attività svolta è positiva se, per ipotesi, nell'ambito di un processo penale si mette in carcere un grosso personaggio indipendentemente dal fatto che costui sia condannato o assolto?
Per queste ragioni, signor Presidente, siccome non intendo in nessun modo essere preso in giro qui in Aula dal relatore e dalla maggioranza, ritiro entrambi gli emendamenti. Il relatore e il Governo saranno poi liberi di farli propri con le riformulazioni che intendono fare. (Applausi del senatore Biondi).
CENTARO (FI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CENTARO (FI). Presidente, pur comprendendo le ragioni del collega Palma faccio mio l'emendamento 2.130 (testo 2).
PRESIDENTE. L'emendamento 2.121 (testo 2) è stato ritirato.
Passiamo dunque alla votazione dell'emendamento 2.130 (testo 2).
L'intervento di D'Ambrosio e tutto l'accadimento non hanno mancato di sollevare successivi interventi, di cui riporto i più significativi e meno "scontati", stralciandoli sempre dal resoconto stenografico della seduta, e, a mio avviso, non è un caso che siano tutti del centro-destra.
SCHIFANI (FI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SCHIFANI (FI). Signor Presidente, evidentemente qualcuno nella maggioranza questa mattina ha deciso di costringere l'opposizione a cambiare quell'atteggiamento responsabile che ha assunto in questi giorni. (Applausi dal Gruppo FI . Commenti dai
banchi della maggioranza). Ma non ci riuscirà. Potrei dire tante cose sul senatore D'Ambrosio, sulla sua storia di magistrato e sull'epoca non solo di Mani pulite, ma anche di quel pool di magistrati che usavano il mandato di cattura come elemento di costrizione a dichiarazioni e ad imputazioni. (Applausi dai Gruppi FI e DCA-PRI-MPA).
Potrei dire tante cose, come potrebbe farlo la stragrande maggioranza del Paese.
Mi spiace, ma prendo atto - viva la democrazia e viva la Costituzione! - che in questo momento, sul tema relativo all'ordinamento giudiziario, laddove noi lamentiamo la presenza e l'ingerenza esterna di una associazione corporativa che ha sempre tentato di condizionare l'attività del Parlamento tutte le volte in cui esso ha cercato di riformare la giustizia.... (Applausi dai Gruppi FI e DCA-PRI-MPA).
Ricordo, signor Presidente, che ero componente della Commissione bicamerale per le riforme istituzionali e già a quell'epoca si discuteva di una proposta che la Commissione avrebbe dovuto esitare per trasmetterla al Parlamento, che avrebbe poi dovuto votarla con il doppio passaggio costituzionale. Già in quel momento, alla vigilia di un semplice voto su una ipotesi di modifica della Costituzione che toccava la separazione delle carriere, assistemmo alle dimissioni in massa del direttivo dell'Associazione nazionale
magistrati, quelle dimissioni che sono state attuate giorni orsono qui, alla vigilia del nostro voto. Siamo quindi abituati a queste ingerenze esterne.
È evidente che prendiamo atto - questa è la democrazia e la rispettiamo - che
esponenti di spicco della magistratura di quell'epoca militano in quest'Aula e ne sono espressione partecipe, prendendo parte alle procedure legislative. Non li abbiamo soltanto al di fuori del Parlamento, questi magistrati: li abbiamo anche al suo interno, perché rappresentanti di quella categoria. (Applausi dal Gruppo FI).
Concludo, signor Presidente, ma vorrei richiamare la sua attenzione su un aspetto.
Siamo abituati a scontri accesi, a scontri verbali, magari ad esagerazioni lessicali, ma questo è il Senato. Non siamo abituati ad assistere alla manifestazione di gesti semiosceni od osceni da parte di colleghi parlamentari. (Applausi dal Gruppo FI). Il senatore Bettini deve chiedere scusa al Senato per il gesto che ha compiuto. Ha offeso
questo ramo del Parlamento, ha offeso tutti noi. Abbia la dignità di chiedere scusa e la vicenda finisce qui. Altrimenti, signor Presidente, le chiedo di devolvere al Consiglio di Presidenza la gestione della vicenda, perché questi fatti non possono non essere stigmatizzati attraverso le doverose procedure. (Applausi dal Gruppo FI).
CASTELLI (LNP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CASTELLI (LNP). Signor Presidente, mi rivolgo soprattutto ai colleghi della Casa delle Libertà.
Mi pare che l'intervento del senatore D'Ambrosio, non so se razionalmente o
istintivamente, sia stato di natura oggettivamente provocatoria, teso a distogliere l'attenzione dal dibattito che sta avvenendo in quest'Aula. Paradossalmente, mi pare che l'andamento del dibattito in questi giorni abbia dimostrato che è interesse dell'opposizione dibattere e ed è interesse della maggioranza, invece, bloccare il dibattito, in quanto è in tutta evidenza eterodiretta e scrive sotto dettatura, laddove i veri estensori di questa legge sono i magistrati e non gli eletti dal popolo sovrano.
(Applausi dal Gruppo FI).
L'intervento del senatore D'Ambrosio era anche irrituale dal punto di vista
regolamentare, signor Presidente, perché, a parte la piccola coda, in realtà ha parlato per fatto personale e quindi avrebbe dovuto prendere la parola alla fine della seduta.
Invito i colleghi della Casa delle Libertà a non cadere nella trappola che è stata tesa, perché ci porterebbe a discutere non di questa legge vergogna ma di altro, distogliendo l'attenzione dai veri problemi che pone. Per quanto mi riguarda, cercherò di andare avanti nella trattazione degli emendamenti e di non cadere in queste trappole verbali. (Applausi dai Gruppi LNP e FI).
BUTTIGLIONE (UDC). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BUTTIGLIONE (UDC). Signor Presidente, accoglierei volentieri il suo invito a restare nell'ambito dell'emendamento in discussione. Però, se lo avesse voluto, non avrebbe dovuto lasciare che il senatore D'Ambrosio lanciasse una provocazione dai contenuti politici generali e a cui è necessario...
PRESIDENTE. Senatore Buttiglione, lei ovviamente ha il diritto di criticare chiunque, compresa la Presidenza, nei modi dovuti, come sta facendo. Ho dato la parola al senatore D'Ambrosio sull'emendamento 2.130 (testo 2), come è stata data in questi giorni a chiunque l'abbia chiesta in sede di esame degli emendamenti. In merito poi alla qualità di ciò che viene detto, se non è offensivo, la Presidenza - come lei capirà - non può intervenire.
BUTTIGLIONE (UDC). Me ne rendo conto e proprio per questo la mia non è una critica al comportamento della Presidenza: è la spiegazione del motivo per cui l'appello della Presidenza non può essere accolto. Quando si fa un intervento di questo tipo si ha il diritto ad una risposta.
Vorrei spendere una parola sulla bagarre, sgradevole da tutte le parti. Penso, signor Presidente, che lei non possa mettere sullo stesso piano un gesto sessista, discriminatorio, che offende la dignità di tutte le donne, con uno degli usuali scambi... (Proteste dai banchi dell'Ulivo). Qui è in gioco qualcosa di più, qualcosa di diverso. (Commenti dai banchi della maggioranza).
PRESIDENTE. Per favore, facciamo un dibattito regolare.
BUTTIGLIONE (UDC). Scusate, amici, non potete proporre una legge ad hoc sulla
discriminazione sessuale e poi tollerare in Aula un gesto patente di discriminazione sessuale. C'è una contraddizione patente in questo. (Applausi dal Gruppo UDC).
Vorrei rassicurare il senatore D'Ambrosio: quest'Aula è unita nella venerazione per la memoria dei magistrati che hanno dato la vita per la difesa della legge repubblicana.
Ricordo nomi come quelli di Falcone e Borsellino, che non appartengono ad una parte politica, ma a tutto il popolo italiano. (Applausi dai Gruppi UDC, FI, AN, LNP, DCA-PRIMPA e Ulivo). Potrei continuare facendo i nomi di coloro che sono caduti nella lotta contro le Brigate rosse, contro l'eversione di destra, e così via. Stia tranquillo, la memoria di quei magistrati appartiene a tutto il popolo italiano. Non esiste in quest'Aula
un partito antimagistratura, un partito che non rispetti quella memoria. (Applausi dal Gruppo UDC).
Tuttavia, non nascondiamoci dietro un dito. Esiste anche un'altra magistratura: una magistratura che ha teorizzato il diritto e perfino il dovere della politicizzazione.
Esistono convegni - lei ricorderà - di Magistratura democratica nei quali si teorizzava l'uso rivoluzionario del diritto e dello Stato. Ci sono libri su questo tema che lei probabilmente avrà letto e di ampia circolazione. Penso ad autori come Pasukanis e Stucka, che teorizzavano l'uso rivoluzionario del diritto e dello Stato. Vi furono magistrati che si formarono all'interno di quella prospettiva ed esiste una politicizzazione della magistratura che contraddistingue negativamente il nostro Paese nel contesto europeo e scuote la fiducia dei cittadini nella magistratura.
Vogliamo parlarne con serietà, senza far finta che il problema non esista? Un'intera classe politica è stata spazzata via con poche sentenze di condanna, ma con tanti avvisi di garanzia, a volte con il sospetto che questi fossero accuratamente calibrati per ottenere effetti politici. Tanta gente è stata in galera e poi è stata assolta, ma nessuno l'ha risarcita del danno morale, politico, economico subito. (Applausi dal Gruppo UDC).
C'è gente che si è suicidata nelle carceri. Ci sono uomini innocenti che si sono suicidati nelle carceri italiane, coinvolti in procedimenti sui quali grava un sospetto di pregiudizio politico. Vogliamo confrontarci serenamente su questo?
Signor Presidente, questo tema non è estraneo al disegno di legge in discussione. Infatti, esiste una visione del diritto che aveva una sua piena coerenza all'interno di un ordinamento di tipo inquisitorio, nell'ambito della quale la pubblica accusa è al di sopra di ogni sospetto ed esercita una funzione giudicante dentro un'unità della cultura della giurisdizione, quindi non esiste il problema di metterla sullo stesso piano della difesa, perché la difesa è sospetta e la pubblica accusa non lo è. Ebbene, questa legge,
conformemente ai principi di un ordinamento accusatorio, insinua, accetta
parzialmente, timidamente, quasi solo simbolicamente, l'idea che la pubblica accusa sia parte e in quanto tale debba essere sottoposta a misure di controllo e di garanzia che assicurino che non ecceda nell'uso dei poteri di parte. Questo è il tema che stiamo discutendo e se oggi esso si impone in questi termini ciò dipende dal fatto che c'è stata una deviazione di una parte significativa della magistratura italiana. Come sarebbe sbagliato, in questa metà dell'Aula, alimentare un clima di sfiducia verso
la magistratura nel suo complesso, perché la fiducia nella magistratura è un bene comune del Paese, allo stesso modo, però, è stato sbagliato da parte di alcuni magistrati - una minoranza, ma significativa - scuotere la fiducia dei cittadini nella classe politica e nella politica, perché anche la fiducia nella politica è un bene comune del Paese. Senatore D'Ambrosio, signor Presidente, credo che nessuno qui possa negare che questo bene è stato aggredito e scosso, e ciò è parte del problema della transizione
infinita di questo Paese e della difficile ricerca di un ritorno alla normalità democratica. (Applausi dai Gruppi UDC e FI).
MANTOVANO (AN). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANTOVANO (AN). Signor Presidente, ho chiesto la parola - anche se questo
provvedimento viene seguito con estrema competenza ed equilibrio dai colleghi del mio Gruppo facenti parte della Commissione giustizia, a iniziare dal senatore Caruso - perché credo debba essere chiaro che il dibattito che si sta svolgendo non è pro o contro la magistratura. Figuriamoci se il dibattito, alla luce dell'intervento del senatore D'Ambrosio, possa essere sulla memoria, assolutamente condivisa, di coloro che all'interno della magistratura - come ben ricordava un attimo fa il senatore Buttiglione -
hanno pagato il costo della loro vita.
Si può discutere della qualità tecnica e di alcuni passaggi della riforma dell'ordinamento giudiziario approvata nella passata legislatura, ma credo che nessuno, onestamente, possa disconoscere che quella riforma si inserisce in un filone di riflessioni comuni ad un'area culturale molto vasta. Basta ricordare il progetto di riforma costituzionale che prese il nome dall'onorevole Boato, approvato all'unanimità dalla Commissione
bicamerale. Fin dall'inizio, però, la reazione dell'Associazione nazionale magistrati, e di chi se n'è fatto e se ne fa portavoce ancora oggi in Parlamento, è stata aspra e dura.
Nella passata legislatura il confronto all'inizio fu aperto e reale, tant'è che nel maggio 2002, proprio su iniziativa dell'allora Guardasigilli, si arrivò ad una bozza concordata che fu poi gettata nel cestino, perché superata dalla decisione improvvisa del vertice dell'ANM di ricorrere allo sciopero, lo stesso che è stato minacciato nelle ultime ore.
L'Associazione nazionale magistrati protesta per il divieto ai pubblici ministeri di diventare giudici nello stesso distretto: vorrei conoscere dai colleghi che stanno difendendo con forza alcuni passaggi molto discutibili della controriforma Mastella quale pericolo per le libertà democratiche del Paese deriva da questa previsione. Non soltanto il centro-destra, ma gran parte della cultura italiana ritiene che una moderata articolazione di carriera, basata sui concorsi, stimolerebbe la formazione professionale
dei giudici e valorizzerebbe la stessa Corte di cassazione. Su questo versante, tuttavia, l'Associazione nazionale magistrati e i suoi portavoce sostengono che sottoporre i giudici alle valutazioni di una commissione tecnica, ancorché nominata e controllata dal Consiglio superiore della magistratura, equivarrebbe a far sferragliare i carri armati per
le strade.
Non parlo poi del CSM perché uscirei fuori dal recinto, anche se la sua presenza incombe su tutto, come dimostrano e confermano le cronache delle ultime ore. Il Consiglio superiore della magistratura oggi è, al tempo stesso, legislatore con le sue circolari, giudice disciplinare con le sentenze dell'apposita sezione, amministratore con i suoi poteri di nomina e di trasferimento e, in più, rivendica con forza anche la
formazione dei magistrati. È difficile, parlando da due secoli di distinzione dei poteri, trovare una così clamorosa deroga a tale principio.
C'è però un profilo sul quale, con tutta onestà, il conflitto con l'Associazione nazionale magistrati è reale ed è effettivo, perlomeno da parte nostra: si tratta della pretesa reale, qualche volta anche dichiarata, che la gestione politica di questo Paese avvenga nelle aule di giustizia e questo credo che nessuno, neanche il senatore D'Ambrosio, che
è persona onesta, possa disconoscerlo. (Applausi dai Gruppi AN, FI e LNP). Si tratta, cioè, della pretesa di considerare che il compito dei magistrati non è il controllo e l'eventuale sanzione di singoli comportamenti illeciti di singoli politici (ci mancherebbe altro!), ma il controllo e il condizionamento della politica nel suo insieme: è la pretesa di
bloccare qualsiasi freno posto in questa direzione, incluso il semplice divieto di iscrizione ai partiti politici.
Accetto quindi la presunzione secondo la quale tutti i giudici fanno scrupolosamente il loro dovere, ma sappiamo bene che il dovere alcuni lo vedono in un modo, altri in modo diverso: alcuni cambiano concezione del dovere in base al tempo e allo spazio. La custodia cautelare, ad esempio, non viene applicata nella stessa maniera a Milano, a Roma, a Bari o a Palermo. In alcuni processi viene utilizzata la presunzione del «non poteva non sapere», in altri no. Sulle medesime carte alcuni giudici condannano, altri
assolvono. Quest'alternanza fa onore all'autonomia della magistratura, ma da essa non possono dipendere i destini politici di questo Paese e i profili politici di chi riceve un mandato da parte degli elettori.
In conclusione, Presidente, gli italiani leggono i giornali, vedono la televisione e constatano che ancora adesso magistrati eminenti, sovente responsabili di processi difficili e di uffici delicati, si dichiarano di sinistra, parlano come esponenti di un Gruppo politico, scrivono su «l'Unità» e su «il manifesto», tengono convegni e comizi sotto la sigla di organizzazioni politiche ben determinate.
Allora, si può condividere o meno l'emendamento Palma - o come si chiamerà adesso che è stato ritirato - e si può discutere nel merito; dobbiamo però intenderci su un punto essenziale, signor Presidente: il magistrato deve avere una professionalità seria e verificata e non può comportarsi come un politico di professione, per di più estremista e fazioso, a meno che coloro che in quest'Aula continuano a farsi portavoce dell'Associazione nazionale magistrati non vogliano confermare con fatti concludenti che il pericolo più grave per l'autonomia e l'indipendenza della magistratura proviene dalla
stessa magistratura associata. In tal caso, gli autentici difensori dell'istituzione magistratura saremo noi del centro-destra (Applausi dai Gruppi AN, FI, UDC e LNP).
CUTRUFO (DCA-PRI-MPA). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CUTRUFO (DCA-PRI-MPA). Signor Presidente, come lei sa, avevo rinunciato
all'intervento perché con le parole del senatore Mantovano ritenevo che questa fase si fosse conclusa, essendo il collega intelligentemente rientrato nell'ambito dell'emendamento. Ma gli ultimi due interventi della sinistra estrema dell'Aula mi obbligano di nuovo a chiedere la parola.
Non credo sia accaduto niente di eccezionale; anzi, gli ultimi due interventi chiariscono ancor di più il fatto che dietro questa normativa che si vorrebbe approvare c'è una tifoseria politica, nel senso che vi è una convinzione giustizialista che hanno espresso i colleghi che si sono appena cimentati nel loro discorso. Come dimenticare che, per la verità, qualche critica D'Ambrosio l'ha presa per il motivo che anche la nostra magistratura è oggettivamente, in alcune funzioni, fuori controllo! Mi sono sempre
chiesto questo da cittadino.
Come mai esiste una norma per cui l'avviso di garanzia è cosa riservata proprio alla difesa del presunto colpevole, direi presunto innocente, e dalle procure esce, prima che arrivi l'avviso all'interessato, la notizia che questo è stato interessato da un'indagine per una serie infamante di reati, che poi magari non risulteranno effettivamente veri ma la stampa già li pubblica? Questa gogna mediatica contra legem, di uso corrente in quasi
tutte le procure italiane, non è già un elemento che può creare quel risentimento popolare, non politico, da parte della gente comune, dottor D'Ambrosio?
Senatore D'Ambrosio, giustamente il senatore Russo Spena l'ha chiamata per due volte dottor D'Ambrosio e lei giustamente ha detto di essere indipendente. Non so se lo abbia detto in qualità di magistrato o di senatore, non riesco più a distinguere, ma certamente se lei fosse stato eletto con il sistema delle preferenze, com'è capitato molte volte a me, e fosse stato eletto con un grande consenso avrebbe potuto anche
dirlo. Lei, però, non può dire di essere indipendente solo perché sta qui e da qui svolge un ruolo da indipendente. Lei probabilmente è qui perché ha avuto dei meriti, non so quali, ma qualcuno l'ha nominata e il mio parere su questa legge elettorale è talmente noto che non devo spiegare perché. Essendo qui, non può allora dire di essere indipendente, politicamente parlando, e di esserlo stato anche come magistrato. Se non fosse qui, avrei rispettato questo suo autogiudizio, ma non lo posso rispettare e non la ritengo indipendente, glielo dico sinceramente. Quindi, il sospetto che non ci sia una magistratura indipendente è più di un sospetto, alle volte diventa una certezza, perché tutti abbiamo la capacità critica di analizzare.
Un altro motivo per cui non volevo intervenire è perché aveva già parlato Rocco Buttiglione, che aveva espresso meglio di me quanto anche io pensavo. Egli ha omesso qualcosa, qualche altra l'ho aggiunta adesso, ma forse non è ancora sufficiente. Noi abbiamo innovato in quest'Aula: per la prima volta cediamo in comodato d'uso gratuito l'Aula del Parlamento ad alcune associazioni di categoria. Vorrei chiedere ai rappresentanti di Rifondazione Comunista e dei Comunisti Italiani: ma quando mai abbiamo ceduto in comodato d'uso quest'Aula agli operai o agli artigiani? Perché proprio e solo ai magistrati? Ma questa corporazione è così potente? E a chi fa paura? Io parlo
liberamente perché non ho paura dei magistrati, anzi, ne ho stima e sono amico di molti di questi e con questi critichiamo insieme l'atteggiamento politico di alcuni di loro e di alcune corporazioni.
Ha detto bene la senatrice Palermi: in fabbrica andavano dei vostri colleghi.
Probabilmente vi chiamavate anche compagni; perché non dice anche questo, senatrice Palermi? Anch'io vado in fabbrica ad assumere responsabilmente un ruolo politico e lo fanno con me tanti altri amici, ma un magistrato è sempre tale, non può per principio declinare passioni politiche. Il giorno in cui mi dovessi incontrare, per accidens, con un rappresentante della giustizia e ritenere che ha un'ispirazione politica, avrei il legittimo dubbio che potrei non essere giudicato serenamente. Questo è il punto che sosteniamo.
Questa è la vicenda che vogliamo difendere, che è un fatto politico di questa Aula, non un fatto politico che riguarda la corporazione, che giustamente si difende e che, grazie a collaborazioni politiche che si sono già evidenziate nel corso di questi anni chiamati Seconda Repubblica, oggi gode di appoggi, non soltanto personali, come il suo, giudice D'Ambrosio, ma anche di colleghi senatori e appartenenti a forze politiche che evidentemente qualche vantaggio da quella parte hanno avuto. (Applausi dal Gruppo
UDC).
Postato:
Sabato, 14 Luglio 2007 19:57 | Leggi i commenti | Indietro
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