Sergio Fumich è nato a Trieste nel 1947. Ha svolto attività pubblicistica dal 1978 al 1995 come collaboratore del quotidiano di Lodi Il Cittadino. È stato direttore responsabile di alcuni fogli locali e della rivista di poesia Keraunia. Ha pubblicato libri di poesia e di racconti, libri di fotografia e grafica, libri ed opuscoli divulgativi.

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IL SEPPELLITORE DI NUTRIE

Blog di Sergio Fumich


"La giusta comprensione di una cosa e la incom­pren­sione della stessa cosa non si escludono."

(Franz Kafka - Il processo)


CHI TRADUCE PER TE ONLINE?

Poiché era mia intenzione utilizzare la vicenda riportata nel post precedente, riguardante l'assurdo quanto ridicolo recla­mo della major Sony Music Entertainment nei riguardi di una registrazione di un brano di Bach interpretato da Valentina Lisitsa, concertista ucraina di livello internazionale, ri­por­tan­do­ne cenno nella mia relazione sul mio ultimo libro, ALEPH-ZERO. La Biblioteca di Babele esiste, che ero invitato a svolgere nell'incontro del Salotto Letterario di Lodi venerdì scorso, mi ero stampato non solo il commento in inglese della Lisitsa a quanto le stava capitando, ma, per non stare a tradurre al momento, anche la traduzione fornita online di esso, per quanto notoriamente imprecisa. Di quanto sto per raccontare non me ne sono accorto al momento della stampa del tutto, avevo fretta di mettere assieme appunti e materiali da portare con me. Me ne sono accorto dopo, all'incontro, quando accennando alla vicenda ho finalmente fatto tra di me una frettolosa lettura del tutto.
Nel post precedente ho detto del comportamento delle ma­jors, e di una in particolare, la Sony Music Entertainment, verso youtubers che pubblicano su Youtube i propri video, consistente nel reclamare anche per pochi secondi audio delle pretese di copyright, non sempre sensate, sulle clip inserite nel sito, bloccandone di fatto la fruizione. Ho aggiunto anche qualche informazione sulla consistenza del mercato musicale, accennando, ad esempio, che le etichette di­sco­gra­fi­che possono essere catalogate sostanzialmente in tre categorie, le majors appunto che fanno capo a multinazionali del settore che si spartiscono gran parte del mercato, le indipendenti e le vanity label, soffermandomi soprattutto sulle prime. Dirò ora qualcosa sulle etichette indipendenti, in modo da permettere al lettore di farsi un quadro preciso, utile a capire l'enormità che verrà evidenziata più avanti.
Le etichette indipendenti cominciano a diffondersi nei primi anni Ottanta come tentativo di rimanere fedeli agli ideali punk del Do it yourself, del fai da te. Alcune etichette, come ricorda la vocegià di Wikipedia consultata per la redazione del post precedente, citando tra le più significative la Crass Records, esprimono come vanto la reputazione di non aver mai stretto accordi né aver mai cooperato con alcuna major. Non solo, ma come si evidenzia nella voce di Wikipedia, occasionalmente anche alcuni artisti già affermati, dopo aver terminato il contratto con una major, firmano per un'etichetta indipendente, cosa che permette agli artisti di sfruttare la propria notorietà già acquisita per disporre di una maggiore libertà nella produzione dei propri album. Tra gli artisti citati da Wikipedia, che hanno fatto tale scelta, ad esempio, si trovano Prince e Elio e le Storie Tese. Le etichette indipendenti, slegate dalle multinazionali anche se in taluni casi mantengono accordi di distribuzione fisica, sono moltissime, in Italia esisterebbero oltre 200, iscritte alle 3 maggiori associazioni di categoria, AFI, PMI e Audiocoop.
PMI, acronimo che sta per Produttori Musicali Indipendenti, si definisce sul suo sito web come "l'Associazione che raccoglie gli imprenditori italiani della musica decisi a sostenere i diritti della produzione indipendente perché l'offerta musicale sia sempre più ricca e articolata e meno omologata alla logica delle multinazionali". Tra gli scopi e gli obiettivi di PMI, che tra l'altro ha sede a Milano, si trova questo: "PMI vuole lavorare perché l'immagine dell'Industria Discografica Italiana sia finalmente percepita in modo equilibrato facendo giustizia delle distorsioni percettive che l'hanno spesso danneggiata anche in conseguenza della politica commerciale delle Majors". Majors che PMI definisce come "giganti multinazionali della distribuzione che hanno ormai perso il contatto con le fonti sorgenti della creatività e del talento", sottolineando che "soprattutto in questi ultimi anni, sono le realtà produttive indipendenti i veri laboratori di Ricerca&Sviluppo che individuano i nuovi talenti, creano le condizioni per la loro maturazione di base e infine li lanciano verso un futuro di successo". Non occorre grande riflessione per comprendere che PMI in Italia appare come un antagonista ben politicizzato nei riguardi della majors che vi operano.
Veniamo, dunque, all'argomento centrale di questo post. L'immagine che trovate riportata sotto Ŕ lo screenshot della pagina di Youtube contenente la video clip ed il commento di Valentina Lisitsa di cui s'è detto ampiamente nel precedente post. Il browser è Chrome.

L'immagine seguente è lo screenshot della stessa pagina, in un formato leggermente ridotto, dopo la sua traduzione.

Al di là delle imprecisioni nella traduzione, alcune dovute all'incapacità della traduzione automatica di riconoscere il contesto (genere maschile al posto del femminile ad esempio) si notano subito due grossolanità che non possono essere attribuite al software di traduzione. Vediamo la prima.
Sotto di seguito vengono riportati una porzione dell'originale inglese, sotto la porzione equivalente della seconda schermata contenente la traduzione in italiano della prima. Cerchiata da un ellisse rossa la grossolana anomalia che si riscontra.



Nella traduzione italiana l'acronimo della major Sony Music Entertainment diventa l'acronimo della indipendente Produttori Musicali Indipendenti!!! Con l'ovvia conseguenza che un lettore italiano distratto finisce col memorizzare la causa dell'assurdo sgarbo a Valentina Lisitsa non come l'azione sconsiderata, ridicola e assurda di SME, ma come una operazione folle e risibile di PMI, che nulla c'entra nella vicenda. Tanta malizia nel software traduttore proprio non ce la vedo!
Vediamo la seconda anomalia. Anche qui le immagini mostrano la versione originale inglese e la stessa tradotta in italiano.



Ciò che interessa è quanto segue, nell'originale e nella traduzione, la parola facepalm. Scrive la Lisitsa nel testo inglese: "Mentre noi tutti stiamo aspettando di vedere il video di Bach, voi potete ascoltarlo dal vivo già la prossima settimana in Italia, la settimana dopo in Svezia (e il link rimanda a uno dei concerti svedesi, ndr). Venite a controllare per conto vostro se io sono brava la metà di Gould!". Di tutto questo cosa rimane nella traduzione online dell'originale? Il link senza alcuna indicazione a cosa si riferisca, e malizia chiosa: tanto anche se qualcuno, che si è fatto tradurre l'inglese in italiano, clicca si trova (vedi l'immagine sotto) una pagina scritta in svedese, una lingua per lui incomprensibile, non certo, come potrebbe aver pensato, il video su Facebook.

Sono invece totalmente scomparse le indicazioni degli imminenti concerti in Italia e in Svezia. E non a caso visto che la traduzione è in italiano e il concerto si teneva guarda caso proprio in Italia. Perchè lasciare un messaggio pubblicitario per un'artista che contesta la sacra major SME? Concludendo, l'impressione che questa vicenda nella vicenda lascia all'osservatore esterno è di sconforto, alla faccia del tanto decantato mito della necessità di preservare Internet da ingerenze esterne, ma la riflessione fa sorgere il dubbio che metaforicamente non solo di SME si muore, ma che rischia, sempre metaforicamente, la morte chi tocca i fili di Google.

Postato il: 18 09 2018 16:50

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