Sergio Fumich è nato a Trieste nel 1947. Ha svolto attività pubblicistica dal 1978 al 1995 come collaboratore del quotidiano di Lodi Il Cittadino. È stato direttore responsabile di alcuni fogli locali e della rivista di poesia Keraunia. Ha pubblicato libri di poesia e di racconti, libri di fotografia e grafica, libri ed opuscoli divulgativi.

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IL SEPPELLITORE DI NUTRIE

Blog di Sergio Fumich


"La giusta comprensione di una cosa e la incom­pren­sione della stessa cosa non si escludono."

(Franz Kafka - Il processo)


PERCHÉ "IL SEPPELLITORE DI NUTRIE"

Ritrovamenti nei fossi come quello raffigurato nella fotografia accanto, girando la campagna lodigiana in tempo di asciutta delle rogge, sono abbastanza frequenti. Sono i resti di una nutria, morta nel fosso dove si è trascinata, probabilmente dopo esser stata investita da un'automobile, oppure ferita mortalmente dal fucile di uno dei, cosiddetti, eradicatori dallo sparo facile, messi in pista dalle regioni e da amministrazioni comunali compiacenti con i cacciatori, per dare una risposta al pianto greco degli agricoltori sui presunti danni prodotti dai castorini.
Le nutrie rappresentano una efficace metafora della stupidità umana e della predisposizione a guardare il mondo con i paraocchi del profitto. Grosso roditore orginario del Sud America, il castorino fu importato negli anni Venti da allevatori per ricavarne le pellicce da destinare all'industria dell'ab­bi­glia­men­to. Da queste parti, nel Lodigiano, ancora negli anni Settanta si trovavano nelle sagre, come ad esempio a Brembio, a margine della Mostra-mercato di Cunicultura alla Fiera di San Giuseppe, che si teneva allora al Campo sportivo, mercanti che vendevano, accanto ad animali da cortile e uccelli, anche esemplari di nutrie. Tramontata, come tutte le cose umane, la moda del cappotto con il collo di castorino, le nutrie degli allevamenti furono lasciate in libertà, e non trovando antagonisti tra la fauna stanziale hanno avuto la possibilità di riprodursi in grande quantità, fino a diventare un problema politico. Il myocastor coypus, questo il nome scientifico della nutria, è un mammifero roditore dei Miocastoridi, simile al castoro, da cui però si distingue per la coda che ricorda quella dei grossi topi, animali quest'ultimi appartenenti ad altra famiglia zoologica, i Muridi, che nell'immaginario popolare hanno una cattiva fama. La coda della nutria, per farla breve, rappresenta la sua rovina, in quanto l'avversione verso i topi del popolino che si nutre di ignoranza e disinformazione ne fa un ideale capro espiatorio di problemi legati all'incuria e all'insipienza umana che trova il suo apice nell'amministrazione pubblica.
La nutria è una specie semi-acquatica che vive in acquitrini, rive dei laghi e corsi d'acqua lenti. Poiché scava le sue tane preferibilmente in argini che hanno inclinazioni superiori a 45 gradi, cioè che strutturalmente presentano un fattore di instabilità, le vengono attibuiti danni, che più spesso sono l'effetto di una mancata manutenzione. La Regione Friuli Venezia Giulia, in un comunicato del 29 aprile del 2017, che informa l'approvazione di un "ddl per affrontare il dilagare delle nutrie", arriva ad affermare: "Scava gli argini dei fiumi e dei canali artificiali provocandone i cedimenti, distrugge le coltivazioni e, a detta dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), crea danni ecologici ingenti". E più avanti nello stesso comunicato: "... le segnalazioni dei danni sono preoccupanti, soprattutto alle opere di difesa idraulica. Recentemente il Consorzio di bonifica Pianura Isontina ha denunciato 130mila euro di danni ai canali nei comuni di Monfalcone, Staranzano e San Canzian d'Isonzo, mentre il Consorzio di bonifica Pianura Friulana ha segnalato un costo di oltre 16 milioni di euro per ripristinare canali, argini e sponde dei fiumi in oltre una trentina di comuni". Insomma, addossare alla nutria ogni sorta di malefatta ambientale, il buon senso legge tra le righe, è un ottimo modo per spillare denaro pubblico alle Regioni, e alla classe politica che amministra, senza pagare lo scotto di dover spiegare il perché dell'incuria e della mancata manutenzione dei corsi d'acqua e dei sistemi di irrigazione da parte degli enti preposti alla bisogna. Gli agricoltori non sono poi da meno quando fanno il pianto greco sulla presunta distruzione dei raccolti da parte delle nutrie. Su Wikipedia, per indicare una risorsa ampliamente e facilmente consultabile, si dice, citando gli Annali della FacoltÓ di Medicina-Veterinaria, Vol. XXXII 2012 dell'UniversitÓ di Parma: "La nutria è considerata un animale invasivo poiché fa irruzioni in risaie, la sua alimentazione è infatti principalmente costituita da vegetali acquatici. Difficilmente si allontana oltre 4 metri dal corso d'acqua e quindi non rappresenta un rischio per le colture terrestri".
Già nel marzo 2015, Michela Vittoria Brambilla, ex-ministro della Repubblica, denunciava facendosi fotografare con una nutria in braccio: "Da quando il governo l'ha declassata da specie selvatica a nociva è diventata il nemico pubblico numero uno di molti sindaci italiani e il bersaglio preferito di tante doppiette fuori stagione. Il che, lo confesso, me l'ha resa ancor più simpatica". Regali alle confraternite locali della caccia, serbatoi di voti, si constatano ad esempio in tutto il Lodigiano, territorio agricolo suddiviso in piccoli e piccolissimi comuni dove anche cento voti contano. Dopo aver ricordato come sia stata l'imbecillità e l'avidità umana, che troppo spesso vanno pericolosamente a braccetto, ha causare il problema, la Brambilla evidenziava: "Poiché i mezzi incruenti di prevenzione e contenimento non mancano - sterilizzazioni, reti anti-tane sugli argini, recinzioni elettrificate - l'entusiastico ricorso a quelli cruenti, tutti di comprovata inefficacia e alcuni già bocciati dai Tar, desta più di qualche sospetto: l'uomo dissesta il territorio e poi ne dà colpa alle nutrie che lui stesso ha importato". Per concludere la parentesi, mi permetto, dunque, una battuta: poiché il predatore antagonista pi¨ comune ed efficiente in Sud America risulta essere il caimano, è auspicabile che a qualche idiota non venga mai l'idea di importare nei fossi della Pianura Padana quel rettile! Spero, per dire, di non aver dato un suggerimento.
Torniamo al titolo del blog. "Tutti i più grandi pensieri sono concepiti mentre si cammina", diceva Friedrich Nietzsche. Ed in realtà il titolo mi è balenato nella mente durante una delle mie lunghe camminate mattutine dopo aver, per così dire, seppellito nel fosso, che scorreva lungo la stretta strada di campagna abitualmente usata, l'ennesima nutria vittima notturna di un'automobile per impedire un ulteriore strazio del suo corpo ad opera di qualche altro automezzo. A dire il vero il titolo inizialmente non era pensato per il blog, ma per un nuovo libro, un saggio strutturato sulla falsariga del Dizionario filosofico di Voltaire, che ho cominciato a scrivere.
Non occorre ripetere che l'affair nutrie appaia e sia per chi ha un briciolo di spirito critico e sufficiente onestà intellettuale una mistificazione. Tutta la vicenda si presta come metafora per rappresentare quanto avviene quotidianamente in termini di disinformazione, di ignoranza distribuita e mantenuta, di oppio del popolo, il singolare è voluto, tanto per parafrasare e aggiornare Marx, distribuito a piene mani dai media servi proni dei potentati economici e finanziari che regolano oggi la vita di ognuno, oppresso spesso a sua insaputa, su questo pianeta. Traslando, le baggianate quotidiane, propinate e spacciate per verità assolutamente vera, sono i castorini che permettevano a tutti di farsi un cappotto con il collo di pelliccia. Meraviglia delle meraviglie che contagia come un subdolo batterio l'uomo della strada che si fida della televisione, che oltrettutto ascolta distrattamente mangiando a pranzo o a cena, e della carta stampata popolana, di cui spesso legge solo titoli, qualche occhiello e a malapena l'eventuale sommario bevendo un caffè. Certezze difese a spada tratta contro i pochi che osano uscire dal coro e gridare che il re è nudo, ma buttate poi come nutrie, senza pensare alle conseguenze, non appena il profitto scema e, contrordine compagni, bisogna sostenere altro secondo i desiderata di chi tira le fila.
Per farla breve e concludere, insomma lo scopo di questo blog vuole essere, nell'intento di far realizzare che il pensiero unico globalizzante è umanamente una eresia, quello di una voce fuori dal coro, dissonante, sui temi che occupano la nostra quotidianità. Si cercherà di evidenziare che sempre sono possibili letture diverse dello stesso accadimento, usando ottiche differenti, che l'unica verità è quella fornita dai fatti e non da interpretazione degli stessi. Cosa non facile in una società della disinformazione. Si cercherà, davvero chiudendo, che la sola salvezza dell'individuo oggi può avvenire solo dallo sviluppo del suo spirito critico. Uso che la scuola purtroppo si guarda bene fino ad un certo livello di insegnare ai giovani allievi e la televisione a tutti.

Postato il: 16 09 2018 22:05

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